Può un padre denunciare suo figlio perché gay in un paese dove l’omosessualità è punita con il carcere e incolparlo della morte di sua madre, deceduta per una patologia? La storia che arriva dal Senegal è una fotografia precisa del clima omobitransfobico che pervade il paese, nel quale la legge anti-LGBTIAQ+ approvata lo scorso marzo procede con arresti esecutivi di persone omosessuali. Si tratta di arresti acclamati dalla maggior parte dell’opinione pubblica, o addirittura effettuati grazie a denunce avanzate da singoli cittadini, persino verso amici e parenti. Persino verso i propri figli.

A Saint Louis, nel nord del Senegal, il 18 maggio scorso, K. D, imam settantunenne del quartiere Guinaw-Rails, si è presentato spontaneamente alla polizia per denunciare suo figlio O., 34 anni, commerciante. L’accusa: intrattenere relazioni omosessuali portando da anni uomini nel domicilio familiare. Il padre ha anche sostenuto che questa situazione avrebbe causato il deterioramento della salute della madre, deceduta per una patologia (fonte Senego).

L’imam denuncia suo figlio e 5 persone vengono arrestate per omosessualità

Il giorno seguente, gli investigatori hanno proceduto all’arresto del figlio O.D., commerciante trentaquattrenne residente nel quartiere Guinaw-Rails, e di C.N., fattorino ventenne di Misra, trovato sul posto dopo avervi trascorso la notte.

Sentito dagli inquirenti, O.D. ha negato di aver intrattenuto rapporti sessuali con C.N., sostenendo che questi lavorasse alle sue dipendenze. Ha però ammesso la propria omosessualità, dichiarando di esserne consapevole dal 2019. Avrebbe inoltre riferito di essere sieropositivo dal 2024 e di seguire una terapia antiretrovirale.

Nel corso delle indagini, sono emerse altre figure indicate come presunti partner. Tra questi S.N., sarto residente nel quartiere Niakh, e P.O.D., guardia giurata presso un istituto bancario della città, domiciliato nella zona nord. Il fascicolo menziona anche E.F., già detenuto nel carcere di Saint-Louis per vicende analoghe.

Secondo vari quotidiani senegalesi consultati da Gay.it, S.N. e P.O.D., ascoltati dagli inquirenti, hanno riconosciuto di aver avuto rapporti sessuali con O.D. nel corso di diversi anni, dichiarando però di ignorare il suo stato sierologico.

Dalla denuncia dell’imam contro suo figlio sono dunque derivati altri arresti:

– O.D. il figlio dell’imam, 34 anni, commerciante (hiv+)
– C.N. fattorino, 20 anni, trovato in casa di O.D.
– S.N. sarto, quartiere Niakh
– P.O.D. guardia giurata in una banca, quartiere Nord
– M.D.  carrettiere, 24 anni, quartiere Garage Bango (arrestato dopo, avrebbe ammesso rapporti con S.N. in cambio di denaro o cibo)
– E.F già detenuto a Saint-Louis per reati simili, menzionato nel fascicolo ma era già in carcere, quindi non rientra negli arresti di questa specifica operazione.

La letter appello, ma il premier Sonko minaccia ulteriori inasprimenti

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La vicenda si inserisce in un contesto politico già esplosivo. La legge anti-LGBTIAQ+, già in vigore da anni, è stata inasprita ulteriormente lo scorso marzo, cone pene per i rapporti omosessuali che oggi possono arrivare a condanne fino cinque-dieci anni di carcere.

Il premier Ousmane Sonko, venerdì 22 maggio, aveva difeso la norma davanti al parlamento con toni aggressivi, attaccando l'”Occidente” accusato di voler “imporre l’omosessualità al resto del mondo”, promettendo che non ci sarà “nessun moratoria” nell’applicazione e non escludendo ulteriori inasprimenti. “Se ci sarà bisogno di irrigidire ancora, lo faremo“, aveva dichiarato.

Sonko (capo del governo) aveva così voluto rispondere alla lettera appello di 31 intellettuali senegalesi e rappresentati delle istituzioni francesi (il Senegal è un’ex colonia) rivolta al presidente (capo dello Stato) Bassiru Diomaye Faye: la lettera accusava Faye di aver promesso un panafricanismo progressista che “la persecuzione delle persone LGBTIQ+ tradirrebbe in modo sostanziale”.

L’instabilità politico e il rischio di un peggioramento per le persone LGBTIQ+

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L’alleanza politica tra Sonko e Faye negli ultimi anni ha permesso l’alternarsi dei due alle due massime cariche dello Stato. Ma il vero leader carismatico è Sonko, fondatore del partito nazional-populista di sinistra  “Patriotes Africains du Sénégal pour le Travail, l’Éthique et la Fraternité” (Patrioti Africani del Senegal per il Lavoro, l’Etica e la Fraternità”).

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Ma il 22 Maggio però c’è stato un colpo di scena: Sonko è stato rimosso dal presidente della Repubblica Bassiru Diomaye Faye, che ha di fatto sciolto il governo. Una rottura improvvisa, maturata, secondo i media locali, su divergenze legate alla gestione dei fondi pubblici e al posizionamento politico in vista delle elezioni del 2029. La destituzione ha provocato dimissioni a catena di funzionari legati a Sonko, con annunci affidati ai social media in un caos istituzionale che ha costretto la presidenza a emettere una nota ufficiale per richiedere il rispetto delle procedure formali.

In questo quadro di intabilità politica gli arresti delle persone LGBTIQ+ potrebbero rallentare, secondo alcuni osservatori. Altri tuttavia temono che l’improvvisa frattura tra Sonko e Faye possa condurre quest’ultimo a una scissione vera e propria interna al partito, spaccando il paese in una polarizzazione finora rimasta sotto traccia: a quel punto la persecuzione verso persone non cis e non etero potrebbe subire addirittura un vero e proprio gioco al rialzo, considerando le parole pronunciate da Sonko che ha minacciato ulteriori inasprimenti delle pene. In un paese in cui un padre imam ha denunciato persino suo figlio perché gay.

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