Esattamente 20 anni fa, era il 3 luglio del 2005, in Spagna entrava in vigore la legge sul matrimonio egualitario. Divenne il terzo paese del mondo a legalizzarlo dopo i Paesi Bassi e il Belgio, mentre il Canada seguì l’esempio spagnolo qualche giorno dopo.
Spagna, storia di una legge

Il 30 giugno del 2004 l’allora ministro della Giustizia Juan Fernando López Aguilar annunciò che il Congresso dei Deputati aveva approvato in via provvisoria una proposta di legge per estendere il diritto di matrimonio alle coppie dello stesso sesso. D’altronde era in programma, più volte ribadito in campagna elettorale dal futuro presidente del Governo di Josè Luis Rodríguez Zapatero. La proposta di legge sul matrimonio egualitario fu approvata dal Consiglio dei Ministri il 1º ottobre del 2004, mentre dal Congreso il 21 aprile del 2005. Il 22 giugno il testo venne respinto in Senato, grazie alla maggioranza dei seggi in mano al Partito Popolare. Il testo tornò così al Congreso che impose il veto al Senato e lo approvò definitivamente il 30 giugno del 2005, con 187 voti a favore, 147 contro e 4 astenuti. L’11 luglio del 2005 si celebrò a Tres Cantos (Madrid) il primo matrimonio tra persone dello stesso sesso della storia di Spagna, tra Emilio Menéndez e Carlos Baturín. Il primo matrimonio tra due donne ebbe luogo a Mollet del Vallès (Barcellona), undici giorni dopo.
“Non siamo il primo Paese ad adottare una legge simile e sono certo che non saremo l’ultimo“, festeggiò Zapatero, che divenne nemico pubblico numero uno in Vaticano. “È vero che gli omosessuali sono solo una minoranza, ma il loro trionfo è il trionfo di tutti, la loro vittoria ci rende tutti migliori, rende migliore la nostra società”. “Se il nuovo Papa vuole dire qualcosa, sono preparato a rispettare quel che dice e conterà con tutto il mio rispetto. Una delle grandezze della democrazia è la libertà religiosa, la libertà di pensiero e la libertà di portare avanti un progetto politico con i voti dei cittadini”.
Dopo l’approvazione della legge il Partito Popolare presentò ricorso al Tribunale Costituzionale, che venne risolto il 6 novembre del 2012 con 8 voti a favore della sua costituzionalità e 3 contro. Circa 4.500 persone dello stesso sesso si sposarono durante il primo anno di vigenza della legge, che si “limitò” a riformare il Codice Civile aggiungendo un secondo paragrafo all’articolo 44, mantenendo il primo paragrafo intatto: «L’uomo e la donna hanno diritto a contrarre matrimonio secondo i termini di questo Codice. Il matrimonio avrà gli stessi requisiti e gli stessi effetti a prescindere dal sesso dei contraenti.»
In quel caldo luglio del 2005 Papa Benedetto XVI era diventato pontefice da poche settimane. Due anni dopo, in collegamento con il Family Day spagnolo, Ratzinger disse al milione di persone in piazza di “difendere il vero matrimonio“.
Insieme al matrimonio egualitario la Spagna votò anche a favore dell’adozione da parte di coppie dello stesso sesso.
Dall’Italia critiche sia dal governo Berlusconi III che dall’opposizione

Dall’Italia, dove si sarebbe presto iniziato a parlare timidamente di PACS, arrivarono gli attacchi del centrodestra, sguaiati e apocalittici.
“Il buon Dio creò l’uomo e la donna, e con quell’atto mise la famiglia al centro del creato”, disse Roberto Calderoli, all’epoca Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione nel 3° Governo Berlusconi. “Quello che è accaduto oggi in Spagna è l’ultimo atto contro Dio e contro la natura. Ecco quello che accade quando il popolo vota la sinistra e la mette al governo: il mondo inizia ad andare contro natura”. “Personalmente continuo a stare dalla parte della natura e del buon Dio e continuerò per sempre a preferire la ‘spagnolà allo spagnolo”.
Carlo Giovanardi, all’epoca ministro per i Rapporti con il Parlamento, si disse “assolutamente in disaccordo, è un passo indietro nel rispetto dei diritti più importanti di una persona, come quello di avere una famiglia con un padre e una madre, e quindi una personalità equilibrata con punti di riferimento maschile e femminile, come è nel diritto naturale, nella storia e nella tradizione”.
Rocco Buttiglione, all’epoca Ministro dei beni e delle attività culturali, aggiunse: “Possiamo pensare ad alcune concessioni per le coppie omosessuali: per esempio l’ampliamento dell’asse ereditario, la possibilità di assistere il partner malato. Possiamo ragionarci sopra. Ma la famiglia è un’altra cosa, la famiglia, fatta di uomo, donna e figli, è un’altra cosa da quella che i Pacs vorrebbero far credere. E io credo che sia proprio la famiglia tradizionale il soggetto più oppresso, oggi, in una società come la nostra. Il soggetto che merita la maggiore attenzione da parte dello Stato. Non cè alcun motivo perché lo Stato debba aiutare una famiglia che famiglia non è”.
Stefania Prestigiacomo, nel 2005 ministra per le Pari opportunità nel Berlusconi III, si disse “contraria ai matrimoni gay come quelli che sono stati approvati in Spagna. Ma sono assolutamente convinta che esista la necessità di individuare forme di tutele per le unioni di fatto, anche omosessuali”.
Anche dall’opposizione non arrivarono parole di conforto.
Romano Prodi, che nel 2006 avrebbe sconfitto Berlusconi alle elezioni, criticò la legge spagnola: “Quante persone usano il concetto di famiglia e poi lo distorcono. Famiglia e matrimonio non si usano per persone dello stesso stesso. Non c’è alcun dubbio che io sono contrario al matrimonio fra i gay. Ho discusso di questi problemi con Zapatero ed altri leader europei. Bisogna usare bene i termini e capire la sostanza dei problemi”.
Anche Alfonso Pecorario Scanio, che poi sarebbe diventato ministro dell’ambiente, fece una distinzione: “Il matrimonio tradizionale è solo quello cattolico, tutte le altre forme di convivenza sono unioni civili. I Pacs sono un passo avanti”.
Due anni dopo, nel 2007, Emma Bonino, all’epoca ministro della politiche comunitarie del governo Prodi II, prese nettamente posizione contro il matrimonio fra persone dello stesso sesso: “Tutta la parte dei diritti civili è abbastanza nebulosa. E le nozze gay che per esempio hanno visto un bel confronto tra i democrats americani? Io per esempio sono: per coppie sì, matrimonio no. Ma magari non tutto il mio partito condivide…”.
Ancor più dura Rosy Bindi, che nel 2007 era Ministro per le politiche per la famiglia: “Il desiderio di paternità o di maternità gli omosessuali se lo scordano. È meglio che un bambino stia in Africa con la sua tribù, piuttosto che cresca con due uomini o due donne, con genitori gay”.
2025, quando il matrimonio egualitario anche in Italia?

20 anni dopo la storica conquista spagnola, in Italia di matrimonio egualitario quasi non si parla più, se non attraverso fantomatici referendum che puntano all’abrogazione delle unioni civili, approvate nel 2016 con il famigerato stralcio della stepchild adoption che ha costretto centinaia di famiglie arcobaleno a convivere con assistenti sociali, avvocati e tribunali. Alle ultime elezioni il matrimonio egualitario è finalmente entrato nei programmi di governo di alcuni partiti, Pd in testa, ma in un Paese che non è ancora riuscito ad approvare una legge contro l’omobitransfobia e al cospetto di una destra che guarda alle politiche omobitransfobiche di Trump, Orban e Putin come stelle polari da cui attingere, si fa fatica ad ipotizzare cambi di marcia imminenti.
Nel frattempo 39 Paesi del mondo hanno approvato il matrimonio egualitario. La Spagna, 20 anni fa, fu il terzo. Se ne sono aggiunti 36. Italia esclusa.
