La Human Rights Campaign Foundation (HRCF) ha pubblicato il Corporate Equality Index (CEI) 2025, rapporto annuale che misura l’adesione delle aziende alle politiche DEI sul posto di lavoro.
Quest’anno, il CEI ha coinvolto 1.449 aziende, registrando un record storico e un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Tra queste, 72 partecipano per la prima volta, segno che l’interesse per l’equità lavorativa continua a crescere nonostante il clima politico avverso in molti stati americani e i risultati delle presidenziali di novembre scorso, che hanno invece convalidato il sentimento “anti-woke” che ha travolto gli Stati Uniti.
Le aziende americane sembrano dunque andare in controdentenza: mentre da una parte i diritti arretrano, dall’altra l* lavorator* sono più tutelate e più soddisfatt*. Tra i dati principali del rilevamento:
- il 98% delle aziende valutate include l’orientamento sessuale e l’identità di genere nelle proprie politiche di non discriminazione, un aumento netto rispetto al 5% registrato nella prima edizione del 2002.
- l’82% delle aziende fornisce prestazioni mediche equivalenti per coniugi e partner, mentre il 92% garantisce pari diritti nei benefit per la formazione del nucleo familiare.
- l’87% delle aziende offre copertura sanitaria alle persone transgender, includendo trattamenti medici spesso esclusi in passato.
- 1.051 aziende hanno implementato linee guida per accompagnare questi processi, con un incremento del 21% rispetto all’anno scorso.
Politiche DEI, negli Stati Uniti ne beneficiano 22 milioni di lavorator*
Se poco meno di 1500 aziende sembrano poche rispetto alle milioni sul territorio americano, è importante guardare ai dati nella prospettiva giusta. Le aziende partecipanti al CEI impiegano infatti oltre 22 milioni di persone, un bacino lavorativo impressionante che dimostra l’influenza di queste pratiche sulla vita quotidiana di milioni di lavoratori. Tuttavia, come sottolinea Kelley Robinson, presidente dell’HRC, il progresso non è privo di sfide. Il rapporto mette anche in evidenza gli inevitabili contraccolpi politici che alcune aziende hanno subito nell’attacco dei Repubblicani alle politiche DEI.
Le resistenze, tuttavia, non sembrano frenare il trend positivo. Secondo il sondaggio LGBTQ+ Climate Survey dell’HRC, il 93,5% dei lavoratori LGBTQ+ considera il punteggio CEI come un indicatore affidabile dell’impegno di un’azienda verso l’inclusione. D’altra parte, quasi il 20% dei dipendenti LGBTQ+ dichiara di essere pronto a lasciare il proprio lavoro qualora la politica inclusiva venisse ridimensionata. Inoltre, l’80% dei consumatori LGBTQ+ ha affermato che boicotterebbe aziende che abbandonano le iniziative di diversità.
Le politiche DEI come vantaggio competitivo
Le politiche inclusive non solo migliorano le condizioni lavorative, ma sono anche un vantaggio competitivo per le aziende. Secondo McKinsey, le imprese con una maggiore diversità di genere ed etnica hanno performance finanziarie superiori rispetto ai concorrenti. Dati Edelman del 2024 sottolineano che il 60% dei lavoratori considera fondamentale una cultura aziendale inclusiva per accettare o mantenere un lavoro, in aumento di 9 punti rispetto al 2022. Una ricerca condotta da Boston Consulting Group ha rilevato che le aziende con team di leadership diversificati registrano un incremento del 19% nei ricavi legati all’innovazione.
Nonostante le difficoltà, il rapporto del 2025 conferma dunque che l’impegno per l’equità sul lavoro non solo è eticamente giusto, ma è anche un’opportunità per rafforzare il legame tra imprese, dipendenti e consumatori.
