A quasi un anno dalla sua presentazione alla Festa del Cinema di Roma, Supernova di Harry Macqueen arriva finalmente nelle sale d’Italia, dal 16 settembre grazie a LuckyRed e con una clip in anteprima e in esclusiva per Gay.it. Censurato in Russia, il film racconta l’amore assoluto di una coppia gay, magnificamente interpretata da Colin Firth e Stanley Tucci. Mai come in quest’ultimo anno il mondo del cinema ha rappresentato l’amore LGBT su grande schermo, guardando al celebre modello ‘Love Story’, fatto di lacrime e sentimenti, dolore e amore, ma in funzione queer.
Basti pensare a Kate Winslet e Saoirse Ronan, innamorate nel Regno Unito dell’800 in Ammonite, diretto dal regista di God’s Own Country Francis Lee, o al Queer Lion 2020 The World to Come di Mona Fastvold, con Katherine Waterston e Vanessa Kirby travolte dalla passione in una fattoria del 1850. O a Falling, esordio alla regia di Viggo Mortensen, qui negli abiti di un omosessuale da decenni bombardato quotidianamente dall’omofobia paterna ma mai rancoroso, sempre al suo fianco dinanzi all’avanzare della malattia, perché un padre è un padre, anche quando ti insulta, ti umilia, ti disprezza a parole e nei gesti. Amore di coppia, amore in famiglia, finalmente un amore a 360°, anche LGBT+. Ma è con Supernova che la novità si fa abbagliante (16 anni dopo Brokeback Mountain e 7 anni dopo il sottovalutato e bellissimo I toni dell’amore – Love Is Strange), perché Macqueen smonta decenni di cliché relativi all’amore omosessuale, che sarebbe sfuggente, assai poco duraturo, poco romantico e segnato da eterni tradimenti. Ma così non è.
Sam e Tusker, il primo pianista e il secondo scrittore, sono in viaggio lungo l’Inghilterra sul loro vecchio camper. Giorno dopo giorno ripercorrono ricordi passati, visitando luoghi, amici e familiari. Ma quella che inizialmente sembra una semplice vacanza, è in realtà altro. Molto altro. Tucker soffre infatti di demenza precoce. Da due anni, oramai. Fatica a compiere semplici gesti che chiunque di noi considererebbe normali, ha momenti di vuoto totale, dimentica volti e perde la percezione con la realtà. Sam ha messo in pausa la propria vita professionale perché consapevole che non c’è cosa più preziosa del tempo da vivere insieme all’amato Tucker, prima che quest’ultimo lo guardi senza capire più chi sia. Una verità purtroppo irreversibile che lo scrittore non riesce a digerire, tanto da ideare un piano che Sam fatica a sopportare.
Supernova scava nel profondo di questa relazione segnata dall’amore totalizzante, per la prima volta gay, con due uomini che dopo aver trascorso una vita insieme non hanno ancora smesso di amarsi, di pensare l’uno alla felicità dell’altro. Firth e Tucci, grandi amici e nella vita reale dichiaratamente eterosessuali, sono grandiosi nel dare forza e credibilità ad un rapporto che va oltre il tempo e lo spazio, superando ostacoli inevitabili, già scritti. Macqueen rimane quasi volutamente in disparte, limitandosi ad osservarli, ad ammirarli, lasciando loro un’intimità che traspare con potenza, facendosi novità hollywoodiana (per quanto la produzione sia britannica) in un genere cinematografico storicamente affidato a coppie eterosessuali. Tra mezze verità ed emozioni represse, Sam e Tusker continuano ad amarsi anche se ai margini di un’annunciata catastrofe. Una delicata danza tra le emozioni, quella diretta dal regista e sceneggiatore, con i superbi Tucci e Firth ad incarnare un prototipo di mascolinità che va ben oltre l’orientamento sessuale, per quanto non secondario all’interno della trama. Perché Sam e Tusker sono una coppia che litiga, vive di ricordi, rimpianti, guardando al futuro che sta lentamente svanendo con paura. Sono una coppia come milioni di altre. Ma in questo caso, una coppia gay. Perché la rappresentazione queer ha finalmente fatto breccia anche ad Hollywood, mostrando realtà che esistono, fanno da sempre parte del nostro tessuto sociale, per quanto troppo a lungo negate, nascoste sotto il tappeto, taciute.
Un film sul sacrificio e su cosa significhi immaginare la propria vita senza la persona amata, senza quella persona con cui hai vissuto, pianificato, costruito, pianto, sorriso. Una persona del tuo stesso sesso. Un’opera che va ulteriormente a ‘normalizzare’ ciò che da sempre è ‘normale’, ovvero l’amore LGBT, troppo spesso visto come alieno, diverso, sbagliato. Sbagliando. Pellicole simili erano sempre state ad uso e consumo di uomini e donne, partendo proprio da quel Love Story di Arthur Hiller che nel 1970 divenne capostipite di un fortunato genere. Mezzo secolo dopo, Hollywood si è resa conto che esistono altre famiglie e altre coppie, meritevoli di attenzione, doverosa e accurata rappresentazione, visibilità. Perché l’amore, per quanto troppo a lungo ci abbiano fatto credere altro, non fa distinzioni di orientamento, gendere o identità sessuale.




