The Last of Us 2, esplode l’amore queer nella bellissima 4a puntata (VIDEO, attenzione agli spoiler)

Arrivate a Seattle, tra bandiere rainbow e Infetti, Ellie e Dina si rivelano segreti. E non solo. Kate Herron, regista, racconta come sia riuscita a rendere credibile la nascita di una "famiglia" in un mondo post-apocalittico.

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The Last of Us 2, esplode l'amore queer nella bellissima 4a puntata (VIDEO, attenzione agli spoiler) - The Last of Us 2 Dina e Ellie versione Pride - Gay.it
The Last of Us 2, Dina e Ellie
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Un’altra memorabile puntata, l’ennesima, in un mondo post-apocalittico in cui la morte incombe e l’amore queer sopravvive. La 2a stagione di The Last of Us sta confermando quanto visto nel corso della prima, acclamata stagione, quando vedemmo nascere e morire l’emozionante storia d’amore tra Bill e Frank e quella ancor più dolorosa tra Ellie e Riley, durata una notte appena.

The Last of Us 2, esplode l'amore queer nella bellissima 4a puntata (VIDEO, attenzione agli spoiler) - The Last of Us 2 la scena con la chitarra di Dina e Ellie - Gay.it

Con la stagione 2 l’attenzione dei fan del celebre videogioco era tutta rivolta verso Dina, grande amore della giovane protagonista, interpretata da Isabela Merced. Se nel primo episodio era stata ricreata un’iconica scena queer del videogame, con tanto di bacio tra Ellie e Dina, con la seconda tragica puntata molti si erano domandati che fine avesse fatto l’annunciata scena di sesso tra le due giovani, presente nel videogioco ma stranamente tagliata nel suo adattamento. Fino all’arrivo della quarta. Perché la puntata andata in onda nella notte, diretta da Kate Herron, è stata un punto di svolta, e non solo per la storia ma per i suoi personaggi. Per Ellie e Dina.

ATTENZIONE SPOILER The Last of Us 2, puntata 4

L’episodio 4 mette alla prova Ellie (Bella Ramsey) e Dina (Isabela Merced), partite di notte verso Seattle per trovare ed ammazzare Abby Anderson (Kaitlyn Dever), ovvero colei che ha ucciso Joel (Pedro Pascal). Che l’episodio possa virare verso un amore LGBTQIA+ lo si capisce subito dai primi frame, quando le due ragazze entrano in città e vedono diverse bandiere arcobaleno fuori dai locali, con un enorme murale raffigurante un cuore rainbow con scritto “Pride”. È il quartiere gay di Seattle. “Perché tutti quegli arcobaleni?”, chiede Dina. “Non lo so, forse erano ottimisti“, risponde Ellie.

In una città solo apparentemente deserta, Ellie e Dina entrano in un negozio di musica abbandonato. Qui Ellie suona una versione acustica di “Take On Me” degli A-ha alla chitarra, per Dina, che si emoziona. È qui che il rapporto d’amicizia tra le due diventa altro, si trasforma, prende consapevolezza di sè. Un minuscolo momento di pace all’interno di un universo segnato dalla violenza. Proseguendo nella loro ricerca dettata dalla sete di vendetta, Ellie e Nina finiscono per ritrovarsi nella galleria di una metropolitana stracolma di Infetti. Ellie, che è immune al virus Cordyceps che ha devastato gli Stati Uniti d’America, si fa mordere da uno di loro per salvare l’amata, che non era a conoscenza della sua immunità. Preoccupata dall’ipotesi che Ellie possa trasformarsi, Dina le punta la pistola contro. Ellie le rivela il suo segreto, le chiede di fidarsi, di non ucciderla, perché è già stata morsa in passato e non si è mai trasformata. Le chiede di aspettare qualche ora. Dina accetta. Ellie si addormenta, per poi risvegliarsi. Non si è trasformata.

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Dina crede alla sua verità e alla sua immunità e le rivela il suo segreto. È incinta del suo ex, Jesse. A quel punto le corre incontro e la bacia con passione. Le due ragazze fanno l’amore, per la prima volta, addormentandosi l’una abbracciata all’altra. Un momento di intimità, di felicità, in un mondo distrutto. Dina chiede scusa ad Ellie, per averci messo tanto a capire i propri sentimenti per lei, chiedendole di crescere insieme quel bambino. “Diventerò padre!”, urla di gioia Ellie, accettando quel futuro insieme.

Parla Kate Herron, regista dell’episodio 4

Un puntata dai molteplici livelli, in grado di spaziare tra scene d’azione, d’amore e di orrore, salti temporali e intime rivelazioni. Kate Herron, regista dell’episodio “Day One”, ne ha parlato ad Out Magazine. Dichiaratamente bisessuale, Herron, che in precedenza aveva diretto la prima stagione di Loki, ha sottolineato l’enorme importanza di questo episodio e di come arrivi in un momento preciso, in cui negli USA i diritti LGBTQ+ sono minacciati dalle politiche trumpiane.

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“Credo che le storie fantasy, fantascientifiche o horror più efficaci siano quelle in cui riesco a immedesimarmi completamente emotivamente con i personaggi della storia. Potrei non essere in grado di immedesimarmi nelle circostanze in cui si trovano perché, sai, è così diverso dal mio mondo. Ciò che mi ha entusiasmato così tanto della sceneggiatura dell’episodio 4 scritta da Craig Mazin (lo showrunner, ndr) è stato pensare: “Oh mio Dio, questa è una storia d’amore con cui è facile identificarsi”. Penso che The Last of Us sia un mondo molto straziante e spesso i personaggi non riescono a provare speranza, o se la provano, non dura a lungo. Per me un ottimo modo per riassumerlo era proprio Seattle. Per esempio, quando Ellie e Dina arrivano osservano i resti di questa meravigliosa città e parlano delle bandiere arcobaleno, senza alcun contesto se non quello che significherebbero culturalmente per noi, pubblico di oggi. Adoro questa leggerezza e il modo in cui chiacchierano, ma, ehi, dietro l’angolo ci sono scheletri ovunque e si ricordano immediatamente del mondo straziante in cui vivono. È sempre questo il delicato equilibrio di toni di questa serie: abbiamo questi momenti di gioia e felicità, ma si trovano in un mondo davvero difficile. Ed è ancora più commovente che, pur essendo in quel mondo, trovino ancora momenti di gioia”.

Nel finale di puntata, come detto, Ellie e Dina si immaginano genitori, con la prima pronta a fare da ‘padre’ del nascituro, andando oltre il sangue e la cosiddetta “famiglia tradizionale”. Un messaggio di pura accettazione che diventa forma di resistenza dinanzi agli omobitransfobici ordini esecutivi di Donald Trump.

Per me era importante che venisse presentata come una conversazione molto concreta che due persone potessero avere indipendentemente dall’orientamento sessuale“, ha concluso Herron. “Credo che sia questo il punto. Penso che se le persone non queer guardassero l’episodio, potrebbero pensare: “Oh, in realtà anche io ho avuto questa conversazione”, perché ci sono molte persone che sono genitori e che hanno assunto quel ruolo, a prescindere dall’orientamento sessuale. Si tratta di rendere queste conversazioni concrete e condivisibili e di dire: “Oh, in realtà non siamo poi così diversi”. È stato un enorme privilegio poter dirigere quella scena e sapere che sarebbe stata vista in una serie come The Last of Us, il che è un enorme merito degli sceneggiatori Craig e Neil Druckmann, che hanno voluto raccontare quella storia. Come regista, ho cercato di renderla autentica e concreta, sperando di aiutare le persone a non sentirsi così sole“.

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