A Torino, quattro bambini nati all’estero grazie alla procreazione medicalmente assistita (PMA) hanno finalmente due mamme anche per lo Stato italiano. Fino a ieri, solo la madre biologica risultava nei registri dell’anagrafe, in seguito al blocco imposto tre anni fa dal governo Meloni con la Circolare Piantedosi, che ha sfruttato l’attuale vuoto normativo di cui anche la sinistra ha grandi responsabilità politiche.
Oggi, grazie alla storica sentenza della Corte Costituzionale di maggio, il sindaco Stefano Lo Russo ha firmato gli atti che riconoscono come madri anche le compagne delle madri biologiche.
Quattro storie
Rebecca, Elia, Cecilia e Lorenzo: quattro bambini, quattro storie d’amore, quattro battaglie legali. Maria Grazia e Luana, mamme di Cecilia, si erano rivolte a una clinica di Barcellona. “È mia figlia a tutti gli effetti“, dice Luana, ora finalmente riconosciuta. Anche Serena e Francesca, mamme del piccolo Elia nato a Valencia, avevano avviato un’adozione poi sospesa dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Una trafila che a Firenze invece proprio pochi giorni fa ha visto un esito felice da parte del Tribunale dei Minori. “Abbiamo avuto problemi con i vaccini e in altre situazioni in cui io risultavo un genitore invisibile”, racconta oggi Serena all’edizione torinese di Repubblica.
Il precedente di Appendino, l’impegno di Lo Russo
Chiara e Alice, mamme di Rebecca, erano già state tra le prime a ottenere un riconoscimento anni fa grazie all’allora sindaca Chiara Appendino che fu la prima in Italia nel 2018 a registrare famiglie omogenitoriali. Ma la differenza oggi è sostanziale: non è più solo il sindaco a poter firmare, ma qualunque funzionario dell’anagrafe. “Non è più una scelta politica, ma un dovere amministrativo”, ha chiarito Lo Russo, auspicando che ora il Parlamento legiferi su unioni e filiazioni omogenitoriali. Ricordiamo infatti che per le coppie di uomini gay oggi non è ancora possibile vedere riconosciuta in Italia la propria congiunta genitorialità: i papà gay che hanno avuto figli tramite GPA sono criminali, grazie alla legge – unica al mondo – che rende la gestazione per altri reato universale.
In Italia la visibilità delle famiglie arcobaleno viene combattuta senza esclusione di colpi da una frangia di integralisti cattolici che fanno capo a Pro Vita. A Pescara qualche giorno fa il Comune (a guida centrodestra) ha annullato un corso di formazione legato all’inclusività verso le famiglie omogenitoriali per il personale educativo di un asilo nido. Il braccio operativo di Pro Vita – va ricordato – è politicamente sostenuto dall’attuale destra di governo, che approfitta di un vuoto normativo lasciato anche dalle responsabilità del centrosinistra, rimasto inerte durante i suoi anni al potere.
Qualche giorno fa intanto anche Milano e Brescia hanno ripreso le registrazioni di figli di coppie di mamme, come anche Perugia. Anche a Sanremo, dove però proprio la destra politica ha protestato contro il sindaco.
Qui gli aggiornamenti del nostro giornale sulle famiglie arcobaleno registrate in tutta Italia.
Tra i quattro bambini registrati a Torino, Lorenzo è il più grande: ha tre anni e una sorellina, Viola, che sarà la prossima. La sua mamma Claudia ricorda le difficoltà vissute all’asilo, dove l’altra madre non poteva firmare moduli né ritirarlo. Oggi, con una firma, quelle barriere cadono.
