Ungheria, divieto di Pride a Budapest, l’esitazione di Von der Leyen favorisce Orbán

Indiscrezioni gettano un'ombra sulle trame di Ursula, più interessata ai calcoli politici, che al futuro dell'Unione.

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Budapest Pride: Von der Leyen si dimostra timida e persino complice con Viktor Orban che ha voluto una legge di divieto di Pride per "turbamento di minori". In bilico il Pride di Budapest, ma gli attivisti vanno avanti.
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AGGIORNAMENTO 27 MAGGIO ORE 14.25

Ursula von der Leyen smentisce le accuse di aver chiesto ai commissari europei di non partecipare al Budapest Pride: “Nessuna raccomandazione in tal senso è mai stata fatta”, ha dichiarato la Commissione, dopo giorni di silenzio seguiti a un’inchiesta di Euractiv che riportava l’esistenza di istruzioni informali in tal senso. La smentita è arrivata poche ore dopo la pubblicazione di una dichiarazione congiunta di 17 Stati membri che condanna l’Ungheria per la legge approvata a marzo, che vieta i Pride e autorizza il riconoscimento facciale contro i partecipanti. “La protezione delle persone LGBTQIA+ è parte integrante della famiglia europea”, si legge nel testo.

 

26 Maggio – Il governo Orbán ha vietato per legge il Pride (e ogni altra parata LGBTQIA+), perché potrebbero turbare i bambini. E ha affidato la sorveglianza al riconoscimento facciale, ma gli organizzatori del Budapest Pride non arretrano. Contattato da Gay.it, Máté Hegedűs, uno dei portavoce del Pride, conferma la determinazione del team: “Non ci stiamo preparando ad affrontare detenzioni, arresti o altre forme di violenza da parte della polizia. Crediamo che l’unica conseguenza per chi partecipa alla nostra marcia del Pride sarà una multa. Ma potrebbe anche non valere per i partecipanti stranieri”.

Mentre 23 ambasciate Ue hanno firmato una nota di condanna, l’esecutivo Meloni mantiene il silenzio e corteggia Viktor Orbán sull’altare della “famiglia tradizionale”. È la stessa regia che collega Washington, Mosca e parte dell’Africa sotto la crociata contro la “gender ideology”.

Ma anche Bruxelles rischia di voltarsi dall’altra parte. Fonti interne rivelano che il gabinetto Von der Leyen avrebbe sconsigliato ai commissari (equivalenti dei ministri ndr) di sfilare “per non provocare Orbán. Eppure la presidente, il 17 maggio, assicurava: “L’Europa è vostra alleata. Siate orgogliosi. Sempre”. Se la Commissione non impugnerà la norma anti-Pride entro oggi, 27 maggio, la legge entrerà in vigore senza contestazioni, consegnando a Budapest un trofeo efficace di retorica anti-UE.

Ungheria Budapest Pride Viktor Orban 2025
Budapest Pride 28 Giugno 2025: Viktor Orban nella foto.

Già durante la campagna elettorale per le Europee 2024, Von der Leyen si era defilata sui temi LGBTIAQ+. In passato, quando nella precedente legislatura Ursula poteva contare su una maggioranza più larga e più a sinistra, si prodigava a incoraggiare la libertà e l’autodeterminazione celebrati nei Pride.

A rompere la consegna del silenzio sarà una delegazione di 26 eurodeputati, tra cui due figure di spicco dell’opposizione italiana: gli eurodeputati M5S Carolina Morace e Mario Furore, la senatrice Alessandra Maiorino (M5S) e l’europarlamentare Alessandro Zan (PD) marceranno sul Danubio. “Quando un governo mette a tacere il Pride, mette a tacere la libertà stessa: la Commissione non può chinare la testa“, incalza Zan.

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“Dov’è finita la von der Leyen che nel 2021 dichiarava che i Pride sono al centro dei valori europei?” accusa Morace dal Domani, e incalza: “Orgogliosamente siamo all’opposizione di questa Commissione che è sempre più a destra e come M5s saremo a Budapest con una delegazione a testimoniare la nostra vicinanza alla comunità Lgbtq sempre più discriminata dalle leggi liberticide di Orbán”

Dalla Francia la presidente di Renew Europe, Valérie Hayer, chiede “misure urgenti per sospendere la legge ungherese“. Gli stessi parlamentari ed eurodeputati che si recheranno in delegazione a Budapest hanno chiesto sanzioni e provvedimenti contro l’Ungheria.

Fra Roma e Bruxelles, però, prevalgono i calcoli elettorali. Giorgia Meloni evita di alienarsi un alleato chiave nel Consiglio; la Commissione di Von der Leyen dal canto suo teme che Orbán sfrutti l’eventuale presenza di commissari come carburante per la sua retorica anti-Ue. Ma il prezzo del quieto vivere rischia di essere la credibilità stessa dell’Unione.

Una dichiarazione congiunta — visionata da Euractiv — sottolinea la preoccupazione di diversi Paesi europei per le gravi implicazioni su libertà d’espressione, diritto di assemblea pacifica e tutela della privacy. I firmatari, che già lunedì sera erano almeno 14, Italia assente, affermano che la protezione delle persone LGBTQIA+ è “intrinseca all’essere parte della famiglia europea e sollecitano la Commissione a usare “tutti gli strumenti dello Stato di diritto” contro le violazioni sistemiche di Budapest. Tuttavia, come detto, proprio il gabinetto di Ursula von der Leyen avrebbe chiesto ai commissari europei di non partecipare al Pride di Budapest, generando dure critiche da parte di europarlamentari.

Il Budapest Pride non è più un affare ungherese. È la cartina di tornasole di un’Europa che rischia di scoprire, troppo tardi, di aver svenduto i propri valori per un pugno di realpolitik. Il 28 giugno, a Budapest, in gioco non ci saranno solo i diritti della comunità LGBTIAQ+, ma il futuro del progetto europeo.

Giovedì 29 maggio, in Piazza Missori a Milano, Europa Radicale e l’associazione Certi Diritti scenderanno in piazza per manifestare il proprio sostegno al Budapest Pride e per denunciare pubblicamente le responsabilità del governo Orbán. La manifestazione ha un obiettivo preciso: esercitare pressione politica, spingere la Commissione Europea ad agire concretamente e chiedere all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni di interrompere ogni forma di collaborazione bilaterale con l’Ungheria, finché continuerà a violare apertamente i diritti civili e i trattati dell’Unione.

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