Il 28 giugno una delegazione del Parlamento europeo sarà a Budapest per prendere parte al principale Pride ungherese, ufficialmente ‘vietato’ da Viktor Orban. Nella giornata di ieri 26 eurodeputati appartenenti a cinque diversi gruppi politici (Ppe, S&d, Verdi/Efa, Renew e La Sinistra) hanno preso carta e penna per scrivere una lettera indirizzata al commissario per il Bilancio Piotr Serafin e al commissario per la Democrazia e la Giustizia Michael McGrath, chiedendo loro di bloccare tutti i finanziamenti UE previsti per l’Ungheria. Lo riporta EuroNews.
L’appello alla Commissione affinché congeli i fondi all’Ungheria
“Noi, 26 membri del Parlamento europeo, scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione per i recenti sviluppi in Ungheria. Esortiamo la Commissione europea ad aumentare le pressioni sul governo di Viktor Orbán affinché cessi di violare i valori e le leggi dell’Ue, sospendendo immediatamente tutti i finanziamenti dell’Ue all’Ungheria, in linea con la legislazione applicabile, per proteggere gli interessi finanziari dell’Unione”.
Già a fine 2022 l’Europa era intervenuta, con la Commissione che trattenne miliardi di euro all’Ungheria “a causa della corruzione diffusa” e delle “gravi violazioni dello Stato di diritto da parte del governo“. Ma Orban non ha battuto ciglio, proseguendo la sua guerra personale alla comunità e ai diritti LGBTQIA+.
“Purtroppo, dopo le decisioni del dicembre 2022, l’Ungheria non solo non ha compiuto progressi significativi verso il rispetto delle condizioni e/o delle tappe previste, ma ha anzi registrato ulteriori allarmanti regressioni. Data la natura trasversale e completa dei recenti attacchi governativi, ora deve essere ancora più chiaro che tutti i finanziamenti dell’Ue all’Ungheria, in tutte le linee di bilancio, sono significativamente a rischio. Riteniamo pertanto che il congelamento di tutti i fondi sia proporzionato al rischio posto agli interessi finanziari dell’Unione”. “Continuare a finanziare un regime corrotto che mina apertamente i valori europei è inaccettabile”. “In un momento in cui l’Europa deve affrontare profonde sfide esterne, dobbiamo rimanere uniti in difesa della democrazia e dei diritti fondamentali, resistendo a qualsiasi deriva autoritaria nella nostra Unione”.
Michael McGrath, Commissario per la Democrazia e la Giustizia, ha così replicato: “La Commissione è pronta a difendere i valori e i diritti fondamentali dell’Unione, anche attraverso l’ulteriore utilizzo del meccanismo di condizionalità dello Stato di diritto per consentire i tagli finanziari e sta valutando il suo approccio al prossimo Quadro finanziario pluriennale e abbiamo avuto un’ulteriore discussione in merito durante la riunione di ieri del Collegio dei commissari. E questo includeva la considerazione del ruolo della condizionalità e del rispetto dello Stato di diritto in questo senso”.
Tuttə a Budapest il 28 giugno
Parole chiare, quelle degli europarlamentari, a cui seguirà un viaggio verso Budapest, il prossimo 28 giugno, per prendere parte al “vietato” Pride ungherese.
“Anche io farò parte della delegazione del Parlamento europeo che, insieme a una rappresentanza di portavoce italiani del M5S, sarà al Pride di Budapest, in barba ai divieti e alle leggi barbare volute da Orbán che calpestano diritti e dignità“, ha scritto Carolina Morace sui social. “Il Pride di Budapest è una protesta di civiltà. E noi ci saremo, con orgoglio!”.
“Non chiediamo dichiarazioni e tweet alla Commissione: chiediamo sanzioni, procedure di infrazione, misure provvisorie e pressioni concrete”, hanno precisato dall’European Parliament LGBTIQ+ Intergroup. “La visibilità è potere, ma la politica è protezione. E la politica deve essere applicata, altrimenti sono solo parole su un pezzo di carta”.
Anche Alessandro Zan ha annunciato che sarà a Budapest, insieme ad una delegazione del Pd, così come ci saranno esponenti di +Europa e rappresentanti dalle principali associazioni LGBTQIA+ italiane. Il Comitato Roma Pride ha chiesto al sindaco Gualtieri di volare insieme a loro in Ungheria. Lo scorso marzo l’Italia di Giorgia Meloni non ha firmato la condanna al divieto di Pride in Ungheria delle 23 ambasciate europee, mentre ad aprile è arrivata la durissima reazione dell’Europarlamento alle leggi fasciste di Orban, ribadendo come “tutti devono potersi amare liberamente”. Adesso c’è chi chiede, pretende, un ulteriore passo in avanti, con il congelamento totale dei fondi.

