Ungheria, Orbán pronto a usare un video intimo: l’accusa di Magyar

Il leader dell'opposizione parla di campagna "in stile russo" e promette che non si farà ricattare

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In Ungheria la campagna elettorale in vista delle elezioni parlamentari del 12 aprile vede una fase di tensione senza precedenti, con accuse che trascendono il terreno politico e si spingono nel privato, tra sospetti di corruzione montati ad arte, minacce di utilizzare la giustizia come strumento di lotta politica (in un paese in cui la magistratura è assoggettata al potere esecutivo di governo) e sospette diffusioni di video a sfondo sessuale.

Il leader dell’opposizione Péter Magyar ha denunciato su X che ambienti vicini al governo del premier Viktor Orbán starebbero preparando una campagna di diffamazione basata su un presunto video di intimità sessuale che lo riguarderebbe. Secondo Magyar, un link con la visualizzazione di una stanza sorvegliata da telecamere sarebbe stato già inoltrato a giornalisti, preludio alla possibile diffusione di una registrazione privata, magari realizzata con strumenti dei servizi segreti e perfino manipolata.

Il post del leader di Tisza Party Peter Magyar:

Ricattano e minacciano con videoregistrazioni e diffamazioni da molto tempo, e sembra che in occasione dell’anniversario lanceranno una campagna in stile russo, prima impensabile.
Molti giornalisti hanno ricevuto oggi un link che mostrava una stanza videoregistrata. Sospetto che stiano pianificando di pubblicare una registrazione, realizzata con apparecchiature dei servizi segreti e forse falsificata, di me e la mia allora fidanzata mentre abbiamo un rapporto intimo. Non so cosa vogliano ottenere con questo, a parte distogliere l’attenzione dalla fabbrica di morte di Dio e dal ruolo del governo Orbán in essa.
Sì, ho 45 anni, ho una vita sessuale. Con un partner adulto.
Ho tre figli minorenni, che sono ovviamente ignorati da questo vile governo “amichevole con la famiglia”.
Ma è bene che tutti sappiano che non ho ceduto e non cederò ad alcun ricatto. Non ho rubato 650 miliardi dalla Banca Nazionale, non ho assolto i complici dei pedofili, non ho contribuito alla distruzione di migliaia di bambini finanziati dallo Stato e al danno alla salute di decine di migliaia di nostri compatrioti.
Cari codardi del Fidesz, sentitevi liberi di tirare fuori tutto, falsificarlo a vostro piacimento, non cederò a ricatti o minacce.
Né alla mafia politico-economica ungherese, né ai membri della rete internazionale che la sostiene.
L’Ungheria non è in vendita, non c’è prezzo per cui deluderei i miei compatrioti.

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Chi è Péter Magyar

Magyar, avvocato di 45 anni, fondatore e guida del neonato Tisza Party, forza politica anti-establishment attualmente in testa nei sondaggi, ha respinto qualsiasi ricatto e ha ribadito che non cederà né alle intimidazioni né alle pressioni, parlando apertamente di una “mafia politico-economica” al potere. Nelle settimane scorse il suo partito è stato al centro di tensioni con il governo, tra modifiche normative percepite come mirate a rallentarlo e accuse di intercettazioni e campagne di discredito.

Il profilo di Péter Magyar è quello di una destra populista con pulsioni autoritarie, che tuttavia sostiene un rafforzamento del ruolo dell’Ungheria nell’Unione europea, il ripristino dello Stato di diritto e rapporti cooperativi con Bruxelles. Magyar ha più volte indicato l’isolamento dell’Ungheria come un danno economico e politico diretto per i cittadini.

La propaganda di Orbán, sospinta dalla Russia di Putin, non è nuova all’uso di strumenti discutibili: nel luglio 2025 era stato diffuso un video prodotto con AI nel quale la cultura queer era rappresentata come un liquame nero che, traboccando dagli schermi, “intossicava” bambini e famiglie tradizionali etero-cis

Due giorni fa, il 10 febbraio, il regime illiberale del premier di Fidèsz ha incriminato l’organizzatore del Pécs Pride, l’attivista LGBTIQ+ Buzás-Hábel Géza. La parata si era svolta il 4 ottobre 2025 nella cittadina magiara nonostante il divieto imposto dalla legge del marzo 2025 che aveva provato a fermare il Budapest Pride per il quale invece l’incriminazione è stata scagliata contro il sindaco Gergely Karácsony che sulla marcia LGBTIAQ+ della capitale del 28 giugno 2025 aveva esteso una protezione municipale.

Il 4 febbraio l’Ungheria ha invece condannato a 8 anni di reclusione Maja T., attivista non binary accusata da aver aggredito manifestanti neonazisti durante la commemorazione fascista della Giornata dell’Onore.

Il 14 gennaio la macchina di propaganda elettorale di Orban aveva invece diffuso un video di supporto realizzato dai leader dell’internazionale di estrema destra nel quale, accanto a Marine Le Pen del RN in Francia, Alice Weidel dell’AfD in Germania, il leader serbo Aleksandar Vučić, lo spagnolo Santiago Abascal di Vox e l’ex premier polacco Mateusz Morawiecki, appaiono anche la premier italiana Giorgia Meloni e il vicepremier Matteo Salvini (VIDEO).

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