UE, al dibattito sulle identità LGBTIAQ+ abbiamo ascoltato cose aberranti: il nostro report

Toni accesissimi da parte delle forze reazionarie e conservatrici. Alessandro Zan: "L'Unione Europea non può essere complice di Ungheria e Bulgaria, così come del governo Meloni e delle sue leggi criminali".

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Com'è andato il dibattito sulle questione LGBTIQ+ al Parlamento Europeo il 27 Novembre 2024? ll nostro report
Com'è andato il dibattito sulle questione LGBTIQ+ al Parlamento Europeo il 27 Novembre 2024? ll nostro report (a sinistra l'eurodeputato polacco Grzegorz Braun in uno screenshot dalla diretta della seduta)
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Il confronto tra Carolina Morace (M5S) e Paolo Inselvini (FDI) all’europarlamento ne è stato un esempio lampante: anche nelle aule istituzionali, il dibattito sui diritti LGBTQIA+ si carica di toni sempre più accesi, affrontando temi profondamente esistenziali con una superficialità inquietante. È, del resto, un’Unione Europea nuovamente spaccata a metà quella emersa dal dibattito del Parlamento Europeo di martedì 27 novembre sul picco di leggi anti-LGBTI approvate a livello comunitario negli ultimi anni.

Se da una parte il sostegno ai diritti delle minoranze sessuali rimane comunque prevalente e rumoroso tra i gruppi parlamentari progressisti, dall’altra è impossibile ignorare l’apporto sempre più consistente delle formazioni conservatrici e reazionarie, che hanno portato il dibattito su toni particolarmente accesi guadagnandosi più volte l’ammonimento di funzionari e colleghi. E arrivando, ancora una volta, a definire l’identità LGBTQIA+ una “deviazione”.

Il 55% delle persone LGBTQIA+ in Europa ha subito vessazioni motivate dall’odio

Ad aprire la plenaria è stata la Commissaria per l’Uguaglianza, Helena Dali, maltese, che ha delineato un quadro misto di progressi e persistenti ostacoli.Cinque anni fa la Commissione Europea ha messo l’uguaglianza e la parità al centro del proprio programma politico per creare un’Unione libera da ogni forma di discriminazione” ha esordito. Dali ha sottolineato che, grazie alla Strategia per l’Uguaglianza LGBTIQ 2020-2025, 12 stati membri hanno adottato piani d’azione nazionali per migliorare la qualità della vita delle persone LGBTQIA+, mentre altri quattro sono in fase di elaborazione.

Nonostante i risultati positivi, la realtà dipinta dai numeri resta però drammatica. “Il 55% delle persone LGBTQIA+ ha subito vessazioni motivate dall’odio, un aumento del 18% rispetto al 2019,” ha rivelato, citando il sondaggio 2024 dell’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali (FRA). Particolarmente colpite sono le persone trans, non binarie e intersessuali, vittime di attacchi fisici e psicologici.

La crescita degli episodi di discriminazione è alimentata da una retorica politica sempre più estremista. Così Dali:

Il 63% delle persone LGBTQIA+ dell’Unione Europea si imbatte regolarmente in dichiarazioni di incitamento all’odio, spesso legate alla cosiddetta propaganda LGBTQIA+ o all’ideologia di genere

La commissaria ha rigettato fermamente tali etichette e riaffermato il ruolo dell’Unione come “paladina dei diritti umani”, ammettendo tuttavia che la Commissione si trova bloccata su molte iniziative, come la proposta di includere i crimini d’odio tra i reati riconosciuti dall’UE. Una manovra che richiederebbe un’unanimità degli Stati membri difficile da raggiungere con la configurazione attuale.

Ma per la commissaria, alcuni diritti non sono più negoziabili  “Non esiteremo ad agire, come abbiamo fatto nel caso dell’Ungheria,” ha  concluso, ricordando il deferimento alla Corte di Giustizia di Budapest per la famigerata legge ungherese del 2021 che discrimina le persone sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Unione Europea LGBTI Parlamento 2024

Un Parlamento UE spaccato a metà sulla tematica LGBTQIA+

Il dibattito successivo ha messo in scena una profonda polarizzazione tra i gruppi politici sulla tematica LGBTQIA. Da una parte, le formazioni progressiste e liberali – Socialisti e Democratici (S&D), Renew Europe e Sinistra Europea -, che hanno invocato una maggiore tutela per i diritti sociali e civili.

Per Eleonora Meletti, deputata greca del PPE “l’Unione dovrebbe e dev’essere  un grande abbraccio, in cui discriminazione, omofobia e razzismo non trovano spazio” e in cui si continua “a lottare per criminalizzare i discorsi di odio, non penalizzare quelli di amore e inclusione“. Dall’altro lato, i gruppi conservatori –i Patrioti per l’Europa, i Conservatori e Riformisti Europei e Identità e Democrazia – hanno ancora una volta fatto della tematica una questione di sovranità nazionale, denunciando presunte imposizione ideologiche da parte dell’UE. È stato lo stesso Inselvini, d’altronde, a “celebrare” la recente approvazione della legge Varchi che rende la GPA reato universale.

 “L’utero in affitto è una pratica barbara che riduce le donne e i bambini a oggetti di commercio. Grazie al governo Meloni, l’Italia ha reso questa pratica reato universale. Dobbiamo estendere questa norma a tutta l’Europa”.

Le posizioni divergenti si sono riflesse anche sull’educazione. L’ungherese András Laszlo, Patrioti per l’Europa, ha criticato l’insegnamento di tematiche LGBTQIA+ nelle scuole, definendolo “propaganda sessuale” che mina i valori tradizionali.

“Non possiamo cambiare il nostro genere sessuale, e la propaganda sessuale non ha alcun posto nelle scuole. Non esiste un ampio sostegno sociale per le ideologie antifemministe e antidonne che la Commissione Europea e la sinistra vogliono imporre attraverso le sentenze dei tribunali. Non permetteremo che ciò accada. La famiglia è il nucleo fondamentale di ogni paese, di ogni società. Per questo motivo, le politiche familiari, la protezione dei bambini e l’istruzione sono e devono rimanere competenze nazionali, non europee.

In Ungheria e in Italia, la maternità e la famiglia sono regolate da normative che godono di un forte sostegno sociale. Il messaggio è  chiaro: giù le mani dai bambini”.

Dall’altro lato, Isabel Serra Sánchez, Sinistra Europea, ha difeso a spada tratta l’educazione inclusiva come unico strumento per promuovere il rispetto e combattere le discriminazioni.

“Mi rivolgo a voi, deputati dell’estrema destra. Il diritto all’educazione sessuale integrale è un diritto fondamentale di tutti i bambini e le bambine, indipendentemente da ciò che pensano i genitori o dal contesto familiare. L’educazione sessuale integrale è uno strumento essenziale per educare contro le molestie, per promuovere il rispetto delle diversità, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. È un percorso che insegna il rispetto per la diversità dei corpi, che aiuta a identificare la violenza per non riprodurla e che costruisce relazioni basate sul consenso. Come società, abbiamo la responsabilità di migliorare noi stessi e di trasformare le relazioni per costruire un futuro più equo e rispettoso.

Commissaria, lei ci dice che l’odio contro le persone LGBTQI è in crescita, e ha ragione. Non è una novità: l’estrema destra vede le persone LGBTQI come il nemico principale. Ma oggi c’è un elemento nuovo. In Europa c’è un governo che abbraccia apertamente queste idee estremiste, un governo che promuove l’odio contro le persone LGBTQI. Come possiamo combattere l’odio in Europa se chi odia è al governo? Si parla tanto di sicurezza, ma è proprio l’estrema destra che causa insicurezza, che diffonde paura tra le persone. Se non lo fa la Commissione Europea, se non lo fanno le istituzioni europee, chi difenderà le vittime dell’odio?”.

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Diritti LGBTQIA+ in Europa, l’Italia nel mirino

Le politiche italiane sono state uno dei punti centrali del dibattito a cui ha partecipato anche Alessandro Zan, denunciando il governo Meloni in primis per la sua persecuzione delle famiglie arcobaleno tramite la circolare Piantedosi, che vieta ai sindaci di trascrivere i figli nati da coppie omogenitoriali.

“Abbiamo ascoltato le dichiarazioni dei deputati dell’estrema destra, e ancora una volta è evidente: in Europa, la comunità LGBTQIA+ è sotto attacco. Ho sentito affermazioni agghiaccianti provenire dal partito di Giorgia Meloni, e non posso che ribadire con forza che la Commissione Europea non deve essere in alcun modo complice. Non può chiudere gli occhi di fronte a paesi come Bulgaria e Ungheria, che hanno approvato leggi anti-LGBTQIA+. Non può essere complice di un governo come quello di Giorgia Meloni, che perseguita le famiglie arcobaleno e i loro figli.

La Commissione Europea, in quanto guardiana dei Trattati, non può tollerare che un cittadino bulgaro, ungherese o italiano abbia meno diritti rispetto a un cittadino spagnolo, maltese o irlandese. Le discriminazioni non si combattono solo con la cultura, ma anche con le leggi. È per questo che serve una normativa europea contro i crimini d’odio. Serve un regolamento europeo che riconosca la genitorialità in modo uniforme in tutta l’Unione. E, soprattutto, è necessario rimettere i diritti fondamentali al centro dell’agenda politica dell’Unione Europea, perché questa è l’essenza stessa dell’Europa”

Pronta la risposta al collega Inselvini, che ha chiesto a Zan cosa ne pensasse della presunta mercificazione del corpo delle donne derivante dalle pratiche di GPA.

“Riguardo alla GPA, che voi continuate a definire volgarmente ‘utero in affitto’, esiste una forma di gestazione per altri solidale, etica e sociale, in cui la donna, nella sua piena autodeterminazione, decide liberamente se intraprendere o meno questo percorso. Su questo aspetto specifico, sono d’accordo: quando la scelta è libera e consapevole, allora è eticamente accettabile. Non condivido altre forme di GPA, ma quando si parla di autodeterminazione piena della donna, ritengo che sia una pratica legittima. Tuttavia, continuare a utilizzare il termine ‘utero in affitto’ e a parlare di compravendita di bambini non fa altro che perpetuare un atteggiamento persecutorio nei confronti della comunità LGBTQIA+, alimentando una retorica divisiva e discriminatoria”.

Carolina Morace ha ampliato il discorso, sottolineando la spaccatura interna all’Unione: “Esistono due Europe. Una in cui le coppie gay possono sposarsi e vivere in pace, e un’altra in cui prevalgono discriminazione e disuguaglianza, come in Italia, Bulgaria e Ungheria. Questo è inaccettabile e contrario ai principi fondanti dell’UE“.

Le narrative anti-gender e il rischio di una deriva estremista

Uno dei temi più ricorrenti è stato l’aumento delle narrative anti-gender nel discorso politico. Dati preoccupanti evidenziano che il 63% delle persone LGBTQIA+ è esposto a dichiarazioni di odio online, un fenomeno che, secondo Dali, è “esacerbato da una retorica politica sempre più estremista.”

Retorica che per  Estrella Galan, di Sinistra Europea, non è altro che una strategia d’odio ben congegnata per nascondere le inadeguatezze, che l’UE deve combattere con ogni mezzo. “Odiano i migranti, odiano le donne libere di decidere, odiano le persone LGBTQIA+. Ma quando odiano tutte queste persone, odiano anche noi. Dobbiamo ampliare i diritti e non tollerare zone libere da LGBTQIA+“.

Grzegorz Braun - Eurodeputato polacco
Grzegorz Braun, eurodeputato polacco: scioccanti le sue dichiarazioni sull’omosessualità “un tempo definita una malattia

Ma l’intervento che ha sicuramente destato più scalpore, e che riportiamo integralmente, è quello di Grzegorz Braun, europarlamentare polacco del gruppo misto.

“Parliamo di uomini e donne. Parliamo di chi presenta una distorsione della personalità: questa è una verità fondamentale. Perché mettete in dubbio questa verità? Sappiamo che esiste una forma di strategia psicologica per alterare i bisogni naturali delle persone: prima si distrugge il contesto sociale in cui vivono e poi si interviene su di loro. La sessualità è una questione estremamente sensibile per tutti. Se si colpisce la sessualità di una persona, si può fare qualunque cosa, si può rivoluzionare tutto, mettendo le persone le une contro le altre.

Cari colleghi, questa è una realtà che la scienza nella nostra civiltà ha sostenuto per secoli. Eppure, di recente, queste deviazioni sono state legittimate non dalla scienza, ma da decisioni politiche prese da maggioranze parlamentari. Tali deviazioni, che un tempo erano considerate patologie dai manuali medici e dalla nostra civiltà, sono state rimosse dall’elenco delle malattie. Erano descritte come una malattia, e per decenni i medici hanno potuto aiutare chi ne soffriva”. 

Nonostante il dibattito acceso, il Parlamento non è riuscito a raggiungere decisioni concrete. La Commissaria Dali ha annunciato l’intenzione di aggiornare la Strategia per l’Uguaglianza LGBTIQ dopo il 2025, con un focus sul contrasto alle molestie online, alla violenza motivata dall’odio e sulle terapie di conversione. “La Commissione utilizzerà tutti gli strumenti a sua disposizione per proteggere i valori fondamentali dell’UE” ha assicurato.

Ma la luce fuori dal tunnel sembra ancora lontana. Le divisioni interne all’Unione rischiano di rallentare ulteriormente i progressi, e il futuro dell’UE come baluardo dei diritti umani dipenderà dalla sua capacità di superare le resistenze interne. Come ha osservato Carolina Morace, “l’Unione non può essere complice di chi mina i diritti umani. Se perdiamo questa battaglia, perdiamo l’essenza stessa dell’Europa“.

 

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