Un uomo su cinque sarebbe segretamente attratto da altri uomini, pur definendosi etero. Sorpresi? Forse no. Anzi, se avessero chiesto direttamente a Luca Tommassini, avrebbero risparmiato tempo e denaro. Il celebre coreografo, artista e volto amato della tv italiana ha rilanciato sui social con tono ironico uno studio che sarebbe stato pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, secondo cui 1 uomo su 5 prova attrazione per altri uomini, pur identificandosi come eterosessuale. “Non c’era bisogno di scomodare esperti studiosi, avreste potuto chiedere a me”, scrive Tommassini su Instagram, tra emoji che ridono e hashtag infuocati (#itsitalybaby e #wearedreamers).

Uomini gay

“1 uomo su 5 è attratto da altri uomini ma si definisce etero”

Il post social condiviso da Tommassini riprende un’infografica virale condivisa da un altro profilo Instagram, che riassume i dati del presunto studio: i ricercatori avrebbero usato sia test di risposta fisiologica, sia dati auto-segnalati, per indagare quel territorio spesso negato tra desiderio e identità. Il risultato? Una conferma di ciò che molte persone LGBTQIA+ sanno da sempre: l’eterosessualità non è sempre così esclusiva come si dichiara, e dietro molte facciate normate si nasconde una realtà ben più sfumata.

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Gli studiosi parlerebbero di “preferenze nascoste”, spesso represse a causa di pressioni culturali, stigma e omonegatività interiorizzata. Così, mentre alcuni uomini conducono relazioni ufficialmente etero, possono vivere fantasie o esperienze omosessuali, più o meno segrete.

 

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Un post condiviso da Luca Tommassini (@lucatommassinidreamer)

La fluidità non è un’anomalia, è la norma

Come spiegato anche in una recente revisione sistematica pubblicata su Systematic Reviews, esiste un’intera fascia di uomini definiti H-MSM (Heterosexual Men who have Sex with Men): si identificano come etero, ma vivono comportamenti omosessuali, talvolta in maniera abituale. I risultati mostrano che la prevalenza varia tra il 4% e il 20%, a seconda del contesto culturale e delle definizioni utilizzate. In altre parole: non basta un’etichetta per descrivere la complessità del desiderio umano.

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Un altro precedente studio sul comportamento sessuale non conforme all’identità, del 2020, pubblicato in Archives of Sexual Behavior, esplora la discrepanza tra identità e comportamento sessuale, confermando che l’identificazione etero non esclude l’esistenza di attrazioni o pratiche omosessuali, specialmente in contesti non stigmatizzanti.

I commenti social, tra sarcasmo ed esperienze personali

Il commento di Luca Tommassini arriva dunque come una stoccata ironica ma lucidissima: “E comunque, la percentuale è scritta al contrario, vero dreamers?” – lasciando intendere che quel 1 su 5 potrebbe essere persino sottostimato.

Tra chi l’ha presa con ironia e chi si è sentito “beccato”, il post ha scatenato una valanga di commenti. Alcuni dei più ironici? Eccone una selezione: “Dici che dobbiamo preoccuparci?”, “Tipo le uova Kinder, una sorpresa su 5”, “Ma quale segretamente”, “Anche il mio ex secondo me…”, “4 su 5 volevate dire.. e tutti belli tra l’altro”. Il più iconico? “Chi lo dice a Vannacci adesso!”

Battute – e dati tutti da verificare – a parte, il post apre un dibattito fondamentale: quanto siamo ancora condizionati da schemi rigidi nell’autodefinizione della nostra sessualità? E soprattutto: perché l’attrazione verso lo stesso sesso è ancora vista come qualcosa da nascondere?

Forse è davvero tempo di rovesciare le percentuali, come suggerisce Tommassini, e riconoscere che la normalità è fluida, non rigida. E che tra il dire e il desiderare, spesso, c’è solo un click… ben nascosto nella cronologia.

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