Valle D’Aosta, la comunità LGBTQIA+ tradita dalla sinistra: bocciata all’unanimità la legge contro l’omobitransfobia

Liquidata in V Commissione la proposta avanzata da Valle D'Aosta Aperta: "Una regione di cui non andare particolarmente fieri".

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Il PD sceglie l'attendismo proprio quando la comunità LGBTQIA+ avrebbe p bisogno di alleati.
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Mentre l’estrema destra avanza e il discorso pubblico si incupisce, la comunità LGBTQIA+ avrebbe più che mai bisogno di alleati. Alleati che, in Valle d’Aosta, hanno però deciso di tirarsi indietro con un voto unanime, netto, che seppellisce definitivamente – dopo 6 anni di tentativi – la proposta di legge contro l’omobitransfobia, già in vigore in circa metà delle regioni italiane.

Un’inedita convergenza trasversale tra destra e sinistra, che chiude il discorso una volta per tutte in quella che sarà Capitale della Cultura Arcigay 2027: il testo, presentato nel 2019 dalla consigliera Daria Pulz e riproposto in questa legislatura, non tornerà in aula prima della fine del mandato. Nessuna sorpresa per il no della destra, che si schiera contro con la stessa prevedibilità con cui il sole sorge a est.

 

A lasciare davvero l’amaro in bocca è invece la posizione del PD, che boccia la proposta con la scusa anodina di voler inglobare le misure in un “testo unico” – che, guarda caso, non sarà pronto in tempo per essere votato. Un pretesto fin troppo conveniente per non odorare di tattica elettorale: evitare di urtare la sensibilità dell’elettorato moderato sacrificando, ancora una volta, diritti fondamentali sull’altare della realpolitik.

 

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Una legge già realtà altrove, ma scomoda in Valle d’Aosta

L’impianto della proposta era in linea con i modelli già adottati in altre regioni italiane, senza forzature né salti nel vuoto. L’obiettivo? Fornire alla Valle d’Aosta strumenti per contrastare le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere. L’adesione alla rete RE.A.DY – il circuito delle amministrazioni locali impegnate nelle politiche inclusive – sarebbe stato il primo passo.

Il testo prevedeva poi sportelli di ascolto per le vittime di omobitransfobia, programmi di formazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro, interventi per garantire pari accesso a sport e cultura per le persone LGBTQIA+. Un’infrastruttura minima di tutela nel momento in cui ce n’è più bisogno.

E invece, la proposta è stata liquidata in Commissione con sette voti contrari e zero a favore. L’Union Valdôtaine si è attestata sulla sua linea prudente – che in Valle d’Aosta è spesso sinonimo di conservatorismo –, mentre Lega e Forza Italia hanno fatto quello che ci si aspettava facessero.

A pesare, però, è la posizione del Partito Democratico, che certifica una frattura ben più profonda. Il partito che dovrebbe essere la casa naturale dei diritti LGBTQIA+ ha scelto di restare sull’altra sponda, sposando una retorica che nel migliore dei casi è attendista, nel peggiore apertamente ostile.

Le reazioni: l’isolamento della comunità LGBTQIA+ e il vuoto della politica

Valle d’Aosta Aperta, la coalizione che aveva sostenuto la proposta, ha denunciato l’ipocrisia dietro questo affossamento, che arriva in un momento in cui la politica sembra chiudere ogni spazio di progresso civile.

Viviamo in un’epoca di reazione feroce contro ogni passo avanti della società” si legge nella nota diffusa dalla coalizione in occasione della Giornata internazionale della donna. “E purtroppo lo vediamo anche in Valle d’Aosta, dove il divario nelle retribuzioni e nei ruoli apicali tra uomini e donne rimane importante, dove i livelli di turnover e le percentuali di lavoro a tempo parziale sono più elevati per la componente femminile, dove registriamo un aumento dei casi di violenza di genere e raggiungiamo i minimi storici nella rappresentanza politica in Consiglio e Giunta regionale.

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Insomma, una Valle d’Aosta di cui non andare particolarmente fieri” conclude la coalizione. “Ma noi continueremo a lottare. Perché l’8 marzo non è una data sul calendario: è la nostra battaglia quotidiana“.

Anche Arcigay ha condannato senza mezzi termini la decisione della Commissione e il tradimento del PD, reo di aver abbandonato la comunità LGBTQIA+ nel momento in cui il fronte conservatore avanza su tutti i fronti.

Dispiace profondamente, ma il parere unanime della V Commissione consiliare regionale sulla legge è un chiaro segnale di quanto la politica, purtroppo, strumentalizzi i diritti delle persone queer” ha dichiarato l’associazione in una nota. “È inaccettabile che, nel 2025, ci siano ancora istituzioni che negano l’uguale dignità e i diritti fondamentali a una parte della cittadinanza, mentre lə cittadinə queer fanno parte della società come chiunque altrə e abbiano tutti i doveri connessi, tra cui pagare le tasse“.

L’amarezza è palpabile, specialmente nell’ambito di un confronto con quanto accaduto altrove:Fa rabbia constatare che alcuni membri del Partito Democratico valdostano non abbiano mostrato sensibilità verso le istanze della comunità queer. Al contrario, molte altre regioni italiane, incluse quelle governate da forze politiche di destra, hanno saputo mettere da parte le ideologie per approvare leggi che tutelano le persone discriminate. Puglia e Molise sono gli ultimi due esempi di come si possa agire in modo responsabile e inclusivo, creando dispositivi normativi che proteggano i diritti di tuttə“.

Altrove si legifera, in Valle d’Aosta si aspetta (invano)

Se la Valle d’Aosta ha scelto di voltare le spalle alle persone LGBTQIA+, il resto d’Italia racconta infatti un’altra storia. La Toscana, nel 2004, ha aperto la strada con la prima legge regionale contro le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere. Poi sono arrivate Liguria, Marche, Sicilia, Piemonte, Umbria, Emilia-Romagna e Puglia – che ha ottenuto la propria legge dopo otto anni di battaglie politiche.

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L’ultima sorpresa, però, arriva da dove meno ce lo si aspetterebbe: il Molise. E non da una giunta progressista, ma da un consiglio regionale che ha saputo mettere da parte le bandiere di partito per riconoscere un principio fondamentale. A gennaio, la regione ha approvato all’unanimità una mozione contro l’omobitransfobia, con il voto compatto di destra e sinistra.

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