Valle d’Aosta, voto senza file divise per genere: applicato per la prima volta il DL 72/25

Dal coming out forzato alla libertà di voto: la storica prima volta in Valle d’Aosta.

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In Valle d'Aosta per la prima volta è stato applicato il decreto 72/2025 dello scorso maggio nel quale si aboliscono le file divise per genere ai seggi elettorali.
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Oggi 10 agosto 2025 per la prima volta, in occasione del referendum confermativo sulla legge elettorale regionale, la Valle d’Aosta ha applicato il DL 72/25 suddividendo gli elettori ai seggi in ordine alfabetico — dalla A alla L e dalla M alla Z — e non più per genere anagrafico.

Il DL 72/25 abolisce in tutta Italia le liste e le file ai seggi divise per genere, sostituendole con registri unificati ordinati alfabeticamente. La riforma elimina una prassi ritenuta discriminatoria verso persone trans, intersex e non binarie, garantendo maggiore inclusione e rispetto della privacy.

Il voto diviso per generi binari assegnati sui documenti ha da sempre creato momenti di violenza discriminatoria di Stato ai danni di persone trans, non binarie e con varianza di genere. Non più tardi dello scorso giugno, un episodio di transfobia si era verificato a Varese proprio in un contesto di votazione presso un seggio. A una domanda sul motivo per cui ai seggi fossero ancora presenti le file divise per genere, nonostante le nuove norme che hanno abolito anche l’indicazione del cognome del marito, una scrutatrice aveva replicato: “Si eliminassero loro”, per poi aggiungere, riferendosi alle persone transgender: “Gli scarti vanno eliminati”. Così aveva ben fotografato, già nel 2022, l’attivista Francesco Cicconetti:

“Molte persone transgender non hanno ancora i documento rettificati e ai seggi dovranno come sempre mettersi in fila in base al loro nome anagrafico, non con poco disagio. E’ un outing in senso letterale, siamo costrettə a spiegare perché le nostre sembianze differiscano dai documenti, siamo obbligatə a dire “sono una persona trans”; non c’è nulla di vergognoso nella nostra identità, ma in quanto tale dovrebbe essere tutelata da privacy e nessuno dovrebbe avere l’obbligo di raccontare cose tanto personali”.

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La modifica applicata ad Aosta sembra tecnica, ma come spiega Arcigay Aosta rappresenta “una grande vittoria” contro una prassi che per decenni ha esposto le persone transgender, intersex e non binarie a un coming out forzato, costringendole a rivelare documenti non conformi alla propria identità davanti a estranei. Una barriera invisibile che, come raccontato più volte da Gay.it, portava molti a rinunciare del tutto al voto.

Il cambiamento arriva a valle di un lungo percorso di battaglie. Già nel 2018 la campagna “Io Sono, Io Voto” — promossa dal Gruppo Trans APS — aveva denunciato come le file separate per uomini e donne, unite a registri rigidamente binari, violassero la privacy e i diritti sanciti dall’articolo 48 della Costituzione. Sul tema avevamo realizzato su Gay.it un’intervista a Christian Cristalli di Arcigay Trans.

Da allora, iniziative locali come quelle dei Comuni di Milano e Padova avevano tentato di superare la prassi, ma solo come raccomandazione facoltativa e spesso tra le polemiche del centrodestra.

Il passo decisivo è arrivato lo scorso maggio, quando la Camera ha approvato il decreto Elezioni, abolendo per legge le liste elettorali divise per genere e introducendo registri unificati. La senatrice Cecilia D’Elia (PD) lo aveva definito “il superamento di una regola anacronistica e discriminatoria”, mentre anche in maggioranza (destra) c’era stato chi aveva parlato di “passo di civiltà”.

In Valle d’Aosta la riforma è diventata realtà, garantendo finalmente seggi elettorali in cui ogni cittadinə può esercitare il diritto di voto senza dover giustificare la propria identità. Per Arcigay Aosta si tratta di “un precedente che cambia la storia” e che dovrà essere replicato ovunque, perché la partecipazione democratica non sia condizionata da barriere di genere anagrafiche ormai fuori dal tempo.

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