“Vannacci è fissato con i gay”, dice un esponente gay della Lega: e Calenda teme una dittatura

Certo era meglio quando si parlava di flat tax, capre e polenta.

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Malumori nella base leghista per le ossessive intemperie anti-LGBTI di Vannacci.
Malumori nella base leghista per le ossessive intemperie anti-LGBTI di Vannacci.
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C’erano una volta i pacifici popoli delle valli prealpine, burberi e onesti, gente che parlava coi muri e votava Lega per difendere le vacche dal centralismo romano. Poi venne Salvini, che promise ruspe e mojiti, e infine è arrivato lui: il Generale del Fronte Arcobaleno, l’Inquisitore della virilità, il castigatore degli LGBTIQ: Roberto Vannacci.

Ora, nel cuore spelacchiato del Carroccio, l’aria è diventata irrespirabile. “Questa fissa per i gay c’avrebbe troppo fracassato i didimi” – e quando persino i leghisti evocano i testicoli, non è mai buon segno. Il problema non è più la sinistra, l’Europa o i migranti. È lui, il vicesegretario guerrafondaio che vede un Pride e immagina i gay da mandare in guerra e persino il sindacato dei Carabinieri si ribella. Per tacer delle durissime parole del leader dei giovani di Forza Italia Simone Leoni, poi attaccato persino da suo padre che ha difeso Vannacci.

Ma attenzione: nella Lega nessuno è innocente. Il Generale che parla di omosessualità come malattia psichiatrica non è piovuto dal cielo in mimetica e delirio. Qualcuno – Salvini, tanto per non fare nomi – l’ha coccolato, promosso, spinto al centro della scena, come si fa con gli orsi ammaestrati che allietano le sagre. Solo che l’orso ha iniziato a parlare. E il suo spettacolo non piace più.


Alessandro Santini, consigliere a Viareggio e gay dichiarato, ha rotto il silenzio: “La finisca, Generale. I gay nelle Forze Armate ci sono e servono il Paese più di lei”. Ma è tardi. Il danno è fatto. La Lega somiglia ormai a un Carnevale di Viareggio dove la maschera di Vannacci urla più forte di tutte. E Salvini, che l’ha travestito da statista, si ritrova ora con la base che brontola, i gay che scappano, e la Toscana – una volta sedotta – di nuovo pronta alla rivolta. Il commento integrale del consigliere gay leghista toscano, che sul proprio profilo Facebook pubblica decine di foto immortalato in vari eventi accanto ad Emanuele Filiberto di Savoia:

Questa fissa del generale Roberto Vannacci sui gay come me c’avrebbe abbondantemente troppo fracassato i didimi, pertanto veda di cambiare il suo argomento preferito di discussione, perché un po’ va bene, un po’ la rende ganzo, un po’ ci si scherza su, ci si sorride, ma ora da persona intelligente e dotata di raziocinio, la finisca qua, la smetta, si fermi“.

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Certo era meglio quando si parlava di flat tax, capre e polenta. Almeno quelli non chiedevano chi mandare in guerra.

E invece l’ex generale un giorno potrebbe organizzare la sua bella marcetta su Roma, con tanti saluti alla moderazione (si fa per dire) di Giorgia Meloni. Sull’argomento Carlo Calenda, leader di Azione presente a Budapest per disobbedire a Orban (che era stato invitato da Salvini a Pontida proprio insieme a Vannacci), in una conferenza stampa al Senato del 30 giugno, ha lanciato l’allarme:

“Se noi non riusciamo a fare questa riforma costituzionale la prossima volta arriverà un dittatore … se pensiamo che questo sia lontano vi sbagliate”

Per Calenda sarebbe giusto convocare un’Assemblea Costituente di 100 membri che riscriva la seconda parte della Carta Costituzionale in un anno e poi sottoponga il testo a referendum senza quorum. “O diamo una risposta democratica o le democrazie cadono” ha chiosato Calenda, che non ha mai citato esplicitamente Vannacci – né fatto nomi – ma il suo monito inequivocabile ha il chiaro sapore di una risposta al droso recente: borbottii guerreschi, minacce di “mandare i gay al fronte” e un generale vicesegretario della Lega, secondo partito del Governo Meloni, che rasenta la deriva autoritaria e che ha già ammesso di andar d’amore e d’accordo con i neonazi risciacquati di Afd la cui leader Alice Weidel è una donna apertamente lesbica e orgogliosamente contraria ai diritti LGBTI e persegue intenti di re-migrazione. In cotanto contesto, l’appello di Calenda – l’unico ad alzare lo sguardo dalla polemica ideologica – suona come un aquilotto che sorvola rancori e semi‑dittature.

© Riproduzione riservata.

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mattia bellissimo 7.7.25 - 1:58

vannacci cuccia palazzi

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Barbara Bartoli 5.7.25 - 14:52

Ne ha visti tanti sotto le docce la mancheranno i