Vincenzo Schettini, l’amatissimo professore de “La fisica che piace”, progetto di divulgazione che utilizza piattaforme come TikTok, YouTube e Instagram per spiegare concetti scientifici in modo accessibile e coinvolgente, ha nuovamente parlato del suo coming out.
Dichiaratamente gay, Schettini ha un compagno, Francesco, di sei anni più giovane, che lavora nel settore del recupero crediti.
Recentemente, Schettini ha condotto il programma televisivo “La Fisica dell’Amore” sulla Rai, in cui ha esplorato le connessioni tra le leggi della fisica e le dinamiche delle relazioni umane, offrendo una prospettiva scientifica su temi universali come l’amore e l’emozione.

Vincenzo Schettini si confessa: il doloroso coming out negli anni ’90
Conosciuto per la sua capacità di rendere affascinanti anche le leggi più ostiche dell’universo, il prof. Schettini ha deciso di spogliarsi di ogni formalismo scientifico per condividere un capitolo fondamentale della sua vita: il suo coming out negli anni ’90.
Un’epoca che purtroppo, per molti di noi, ha rappresentato un vero e proprio campo minato emotivo e sociale.

La presa di coscienza della sua omosessualità
In un video toccante condiviso su YouTube, il professor Schettini si è aperto sul suo percorso di accettazione e sulla difficile rivelazione della sua omosessualità alla famiglia.
“È stato difficile e traumatico, credevo di fare una cosa buona dicendolo, col senno di poi ho sbagliato il modo di dirlo ai miei. Loro, in quel momento, non erano preparati e non conoscevano la mia realtà”.
Vincenzo Schettini racconta di aver preso coscienza della sua attrazione verso i ragazzi già in tenera età, un sentimento che lo ha subito gettato nella “estrema confusione”.
Crescere in un mondo saturo di narrazioni eteronormative, dove “bambini che baciano le bambine, bambini che si fidanzano con le bambine” era la norma indiscussa, lo faceva sentire profondamente solo.
Questa confusione lo ha spinto, durante le scuole medie, a tentare di conformarsi alle aspettative sociali, cercando di avvicinarsi a due amiche, Patrizia e Delia, entrambe però non ricambiavano il suo interesse e questi rifiuti gli hanno lasciato un ulteriore senso di inadeguatezza.
Gli anni delle scuole superiori furono caratterizzati da una crescente consapevolezza della propria omosessualità, ma anche dalla mancanza di esperienze e da un persistente senso di confusione.
Nonostante ciò, una scintilla di consapevolezza iniziava a farsi strada. Un episodio significativo, raccontato come un “volo pindarico”, risale a un viaggio in Polonia con il gruppo gospel, all’età di 19-20 anni.
In quell’occasione, una ragazza lo corteggiò e lui, in un tentativo di esplorazione e forse di negazione della sua identità, volle provarci.
Tuttavia, l’esperienza si rivelò infruttuosa, confermando una “risposta chiara da parte del mio corpo e della mia mente che io non sentivo niente”. Questa presa di coscienza, seppur dolorosa, rappresentò un passo fondamentale nel suo percorso di coming out interiore.
“Sono convinto che anche oggi, chi scopre o chi approccia la propria omosessualità, non è detto la avvicini in maniera semplice”, riflette Vincenzo Schettini, sottolineando la complessità emotiva che spesso accompagna questo processo.

La reazione della famiglia: “c’è stata una frattura tra di noi”
Il momento della verità con i genitori è stato, come spesso accadeva in quegli anni, tutt’altro che semplice. Schettini descrive la sua decisione di essere diretto come forse un errore, ma riflette anche sulla rigidità comunicativa che caratterizzava la sua famiglia.
Il risultato fu una dolorosa frattura: “si è creata una frattura in quel momento fra loro e me”. Una ferita che ha richiesto anni per rimarginarsi, un percorso accidentato di “grande difficoltà da parte loro, ma anche da parte mia”.
Un’immagine potente quella di essere caduti in un “burrone” e di aver dovuto “arrampicarci su questo piano inclinato, direbbe la fisica, con coefficiente d’attrito molto molto basso per tornare su”, metafora efficace della tenacia e della sofferenza necessarie per ricostruire un legame affettivo messo a dura prova.
Nonostante le sofferenze patite, Vincenzo Schettini non cede al rancore e anzi, rivolge un messaggio pieno di saggezza e incoraggiamento ai giovani che oggi affrontano il proprio percorso di scoperta e accettazione.

Riflessioni sul coming out e sull’accettazione di sé
Vincenzo Schettini riconosce che, sebbene il contesto sociale sia in parte cambiato, la discriminazione è ancora una realtà brutale, con episodi di violenza inaccettabili: “Ci sono ragazzi che vengono presi a mazzate e mandati a sangue in ospedale”.
Tuttavia, esorta i ragazzi a non pretendere che gli altri debbano necessariamente comprenderli, ma a iniziare il proprio cammino con “solarità”.
Un monito importante è quello di non cadere nella trappola del giudizio verso sé stessi: “Non giudicatevi, io ho sbagliato facendolo, mi dicevo di essere sbagliato, non fatelo. Ognuno di noi è la bellezza dell’unicità”.
Il bellissimo video di Vincenzo Schettini si conclude con una riflessione sul ruolo del dolore e delle difficoltà nel processo di crescita personale.
“Anche la sofferenza, i dubbi, i momenti in cui mi sono sentito giù, i momenti in cui ho pianto, mi sono serviti… anche quel dolore mi è servito. Quelle fasi di dolore, di solitudine, mi sono servite, mi hanno fatto crescere. Anche quella esperienza conflittuale che ho avuto con i miei genitori è servita. Sì, sono convinto perché ora ci amiamo molto più di prima”.
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