Zan non vota il sostegno alla Commissione: “Von der Leyen avrebbe dovuto partecipare al Budapest Pride, è in gioco la democrazia in Europa”

Perché l'eurodeputato PD non ha dato il suo voto?

Ascolta:
0:00
-
0:00
Alessandro Zan Ursula Von der Leyen
Alessandro Zan non ha votato contro la sfiducia a Ursula Von der Leyen presentata dall'estrema destra: ci spiega perché.
4 min. di lettura

A Strasburgo, mentre il Parlamento europeo respingeva a larga maggioranza la mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen presentata da Identità e Democrazia – il gruppo dell’estrema destra di Le Pen, Salvini e AfD – l’eurodeputato PD Alessandro Zan non ha partecipato al voto. Una scelta forte, passata non inosservata sui media della destra italiana, che hanno fatto ironia sulla “deriva gender” del sostegno progressista alla Commissione europea, la quale – come ha sottolineato Elly Schlein ieri sera durante il talk “In Onda” su La7 – resta ostaggio delle ambiguità del Partito Popolare Europeo, che nella parole della segretaria dem “non può pensare di rivolgere il proprio sguardo una volta a destra e una volta a sinistra“.

La decisione di Zan di non votare è stata presa certamente con la consapevolezza che Von der Leyen avrebbe comunque ottenuto la bocciatura della sfiducia avanzata dall’estrema destra sul caso Pfizer. Così è stato. Verdi, ReNew (liberali), PPE (popolari, tra cui Forza Italia) e la stragrande maggioranza del S&D (socialisti e democratici) di cui fa parte il PD, hanno confermato fiducia alla presidente Von der Leyen. Ma non Zan, che non ha votato. Un gesto politico per esprimere un dissenso forte e simbolico proprio contro quella Commissione europea che si dice custode dello Stato di diritto, ma resta ambigua quando i diritti delle persone LGBTIQ+ vengono calpestati. Il gesto di Zan non è una bocciatura dell’attuale maggioranza Von der Leyen (la stessa Schlein aveva minacciato di togliere i voti del PD a Ursula), ma un no all’ipocrisia. Zan lo chiarisce a Gay.it:

“Non ho voluto in alcun modo sostenere una mozione promossa dall’estrema destra, che agisce ogni giorno contro le persone LGBTIQ+, contro le donne, contro i migranti. Ma allo stesso tempo non ho potuto esprimere fiducia a una Commissione che, nei momenti più gravi, ha voltato le spalle ai diritti fondamentali”.

Parole ribadite anche da Schlein, che ha tuttavia ricordato come il gruppo S&D abbia deciso per il sostegno “non solo come scelta politica di non votare insieme all’estrema destra europea, ma anche perché abbiamo ottenuto dalla Presidente la garanzia sul fondo sociale europeo“.

Brando Benifei Elly Schlein Alessandro Zan Rosario Coco
Elly Schlein al Budapest Pride: da sinistra con lei Brando Benifei (eurodeputato PD), Alessandro Zan e Rosario Coco (@davocealrispetto)

Ma la battaglia da sinistra per orientare in un senso progressista la più ambigua maggioranza europea che abbia mai governato a Bruxelles passa anche dal fronte dei diritti. Alla vigilia del voto proposto dall’estrema destra, Zan aveva aspramente richiamato la Commissione a “meritare” la fiducia. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è al Budapest Pride vietato lo scorso giugno dal governo ungherese di Viktor Orbán. Una decisione gravissima, senza precedenti dal 1997, eppure non condannata ufficialmente dalla Commissione von der Leyen. Nessuna concreta azione istituzionale, soltanto un video social sull’account personale di Ursula. E alla richiesta di attivare l’articolo 7 dei Trattati UE, che consente di sospendere i diritti di uno Stato membro in caso di violazioni gravi e sistematiche dello Stato di diritto, tutto è stato lasciato cadere nel vuoto. Persino a Budapest la commissaria Hadja Lahbib era riuscita a presentarsi come un guscio vuoto, senza partecipare al Pride, pur di mandare un messaggio distensivo all’Ungheria di Orbán da parte della Commissione von der Leyen. “Non si può essere europeisti a corrente alternata. Non si può parlare di valori e tacerli quando sono sotto attacco. La Commissione avrebbe dovuto difendere il Pride di Budapest come avrebbe difeso un vertice della Nato”, spiega Zan, che rincara la dose “A dirla tutta Von der Leyen avrebbe dovuto partecipare di persona al Budapest Pride”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!
Ungheria divieto Pride von der Leyen
Ungheria e divieto Pride: dopo i 200mila di Budapest continua l’ambiguità della Commissione von der Leyen. Emergono nuovi particolari.

Proprio ieri Zan ha guidato una missione ufficiale a Vienna presso la FRA, l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali, in qualità di capodelegazione della LIBE (Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo). Un viaggio istituzionale che si è trasformato in un bilancio amaro sullo stato della democrazia in Europa. “La FRA ci ha mostrato dati allarmanti – ha detto l’eurodeputato PD – I crimini d’odio sono in crescita ovunque, anche nei Paesi occidentali. La legislazione dell’Unione è insufficiente, ci sono vuoti enormi nella tutela delle persone LGBTIQ+, nella protezione delle vittime, nel riconoscimento delle famiglie omogenitoriali“, ha sottolineato Zan relazionando alla commissione parlamentare. Uno dei punti più critici riguarda proprio la mancata armonizzazione delle leggi sui diritti familiari, che crea cittadini di serie B a seconda del Paese in cui nascono o si trasferiscono. Le famiglie arcobaleno italiane ne sono un chiaro esempio. Il regolamento europeo sulla genitorialità, da tempo bloccato da governi conservatori, è il simbolo di questa impasse. Per Zan “raggiungere l’uguaglianza in tutta l’UE significa armonizzare i diritti, non lasciarli in balia dei singoli governi. Serve sbloccare subito il regolamento sulla genitorialità, rafforzare la Direttiva sui diritti delle vittime e garantire una tutela esplicita dell’identità di genere. Senza questi strumenti, l’Europa resta un progetto incompiuto“. E a proposito della fragilità attuale delle istituzioni europee, Zan ha chiesto anche più risorse e più poteri per l’Agenzia UE sui Diritti fondamentali: “Non basta documentare le violazioni. Serve un rapporto strutturato e continuativo con il Parlamento europeo, affinché la FRA non sia una voce nel deserto, ma un attore politico con influenza reale“. Argomenti che l’eurodeputato Zan ha ribadito anche al ministro danese Peter Hummelgaard, in vista del semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea da parte della Danimarca, sollecitando anche un impegno concreto sul regolamento europeo per il riconoscimento della genitorialità e sull’estensione della base giuridica dell’UE per contrastare crimini e discorsi d’odio. Zan ha chiesto anche garanzie sull’impegno a rilanciare i negoziati sulla Direttiva europea per i diritti delle vittime di reato. Il ministro ha risposto assicurando che i temi saranno una priorità dell’agenda politica danese.

Il messaggio a Von der Leyen, quanto mai combattivo, è chiaro: chi chiede il voto dei progressisti deve agire da progressista. Non bastano i discorsi solenni o le promesse elettorali (o patetici video social). Servono atti concreti, anche scomodi, anche impopolari. Sono anche i numeri sullo stato dei diritti umani nell’Unione a dirlo con chiarezza.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Ursula von der Leyen (@ursulavonderleyen)

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.