
C’è Posta per Te, sdoganata l’omofobia genitoriale in una brutta pagina televisiva
Ciò che sconvolge di questa storia, mal gestita dalla stessa De Filippi che non tira mai le orecchie ad una donna chiusa e offensiva nei confronti di un’intera comunità, è l’aria da ‘tarallucci e vino’ che pervade tutto lo studio. La signora omofoba ride, continuamente. Ride incredibilmente anche la figlia, in lacrime, come se la mamma le stesse dicendo parole dolci e non dannatamente offensive. Inspiegabilmente sorride persino la compagna della figlia, che prova faticosamente a prendere parola, con assoluta educazione, senza che la mamma della fidanzata si interessi minimamente a lei. Anzi, costei redarguisce Maria, perché un’altra storia gay aveva preso il sopravvento a C’è posta per Te, in passato. Ma la conduttrice glissa, nicchia. Interviene solo e soltando quando la mamma sforna la parola ‘normalità’, nel dover descrivere l’eterosessualità. È un sussulto, breve, deciso ma tardivo, che arriva sul gong di una brutta e fastidiosa storia.
