Renzi sposi la prima coppia gay in Italia“. “Un fatto simbolico ma anche la rivendicazione di una legge che riguarda tutti gli italiani e non solo le coppie gay. Tutto si può ancora migliorare, soprattutto i diritti dei figli e le adozioni, ma intanto oggi sfiliamo con un diritto in più, la legge approvata sulle unioni civili”.

Questa la dichiarazione ufficiale di Angela Infante e Fabrizio Marrazzo, direttrice e portavoce di Gay Center, a nome di tutta la comunità LGBTQI oggi presente in forza a Roma.

Quella che ovunque in Europa parrebbe una richiesta scontata in Italia suona ancora come un affondo se non addirittura una provocazione.
Ma la cosa più importante ora è non lasciarsi chetare dalla legge appena approvata.
Pur essendo riconoscenti a Monica Cirinnà per il lavoro incessante e meraviglioso che ha fatto, traghettandoci con enorme ritardo nella contemporaneità occidentale, ricordiamo quali fossero le promesse iniziali e programmatiche di Matteo Renzi, che la legge è passata mondata e monca e ricordiamo anche che il nostro obiettivo era, è e sempre sarà il matrimonio egualitario.

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Chiedere a Renzi di sposare la prima coppia gay (nella redazione di gay.it scegliamo le parole con cura, crediamo che la lingua sia politica e crediamo che dire ‘sposare’ invece che ‘unire civilmente’ sia un modo militante, sebbene piccolo, per cambiare la percezione delle cose) è una dimostrazione simbolica con cui si chiede di ribadire quali sono le posizioni ufficiali e di immagine del governo.

Il PD ora agisca e si liberi dal giogo della corrente cattodem.

Parafrasando un cattolico illustre: non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo accontentarci.

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