Renzi ci deve sposare, Roma Pride sferza il premier

Oggi alla parata del Roma Pride 700.000 persone, nelle parole del portavoce del Gay Center, chiedono al boy scout di Palazzo Chigi di non mollare.

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Renzi sposi la prima coppia gay in Italia“. “Un fatto simbolico ma anche la rivendicazione di una legge che riguarda tutti gli italiani e non solo le coppie gay. Tutto si può ancora migliorare, soprattutto i diritti dei figli e le adozioni, ma intanto oggi sfiliamo con un diritto in più, la legge approvata sulle unioni civili”.

Questa la dichiarazione ufficiale di Angela Infante e Fabrizio Marrazzo, direttrice e portavoce di Gay Center, a nome di tutta la comunità LGBTQI oggi presente in forza a Roma.

Quella che ovunque in Europa parrebbe una richiesta scontata in Italia suona ancora come un affondo se non addirittura una provocazione.
Ma la cosa più importante ora è non lasciarsi chetare dalla legge appena approvata.
Pur essendo riconoscenti a Monica Cirinnà per il lavoro incessante e meraviglioso che ha fatto, traghettandoci con enorme ritardo nella contemporaneità occidentale, ricordiamo quali fossero le promesse iniziali e programmatiche di Matteo Renzi, che la legge è passata mondata e monca e ricordiamo anche che il nostro obiettivo era, è e sempre sarà il matrimonio egualitario.

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Chiedere a Renzi di sposare la prima coppia gay (nella redazione di gay.it scegliamo le parole con cura, crediamo che la lingua sia politica e crediamo che dire ‘sposare’ invece che ‘unire civilmente’ sia un modo militante, sebbene piccolo, per cambiare la percezione delle cose) è una dimostrazione simbolica con cui si chiede di ribadire quali sono le posizioni ufficiali e di immagine del governo.

Il PD ora agisca e si liberi dal giogo della corrente cattodem.

Parafrasando un cattolico illustre: non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo accontentarci.

Roma Pride 2016: il racconto attraverso Instagram > > >

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fabulousone 12.6.16 - 9:47

Trovo l'uso del verbo sposare del tutto inadatto, e controproducente: non è certo facendo finta di poterci sposare che verremo autorizzati a farlo. Anzi. Semmai è l'opposto, in quanto comunichiamo che anche se non abbiamo il matrimonio in fondo ci va bene lo stesso, che siamo persone che si accontentano di un compromesso a tal punto da far finta che in qualche modo sia ciò che ci spetta. Invito a ripensarci su. E' una scelta piuttosto umiliante nonché, appunto, controproducente.

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Giovanni Di Colere 11.6.16 - 21:31

Tanto o poco quel che abbiamo lo dobbiamo proprio a Renzi in termini di diritti. Se fosse per il gay pride o Arcigay Luxuria grillini o Vendola saremmo ancora a zero.