Dead Series è un progetto fotografico autobiografico nato nel 2017 dalla visione dissacrante del creativo Mau Cristo, 152 scatti in cui ama affrontare la tematica della morte, una raccolta di decessi glamour dove melodramma e ironia si fondono strappandoci un sorriso anche nelle situazioni più disastrose.

Maurizio Candela, classe ’92 è originario di Napoli; ha conseguito gli studi d’arte all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, per poi approdare a una visione personale e strategica della sua arte a Milano dove lavora come talent manager.

A oggi dopo varie mostre, veicola il suo progetto fotografico, fatto di una continua ricerca e di una moltitudine di reference, principalmente sul suo canale Instagram.
Lo abbiamo intervistato per conosce le radici del suo lavoro e dell’idea di Dead Series.

Come nascono le tue foto?
Mi stavo facendo scattare una foto da un amico e a un certo punto mi sono accasciato per terra improvvisando una posa.
Inizialmente abbiamo riso, ma poi postando la foto ho notato un certo interesse nelle persone e da lì non mi sono più fermato!

Quale messaggio vuoi comunicare con le tue foto?
Il messaggio delle mie foto è molto semplice e chiaro, prendo il tema della “morte” e cerco di sdrammatizzarlo con il dramma stesso. È sicuramente un pensiero frequente dell’essere umano e affrontarlo in questo modo penso che aiuti ad affrontarla senza paura, con ironia e un pizzico di divertimento.

Qual è la connessione fra la moda e le tue foto?
La moda è sempre stata una passione e con le mie foto ho trovato il modo di integrare la cosa. Giocare con gli abiti mi aiuta ad usare il colore rendendo la foto più dinamica e completando la composizione insieme alla location che è altrettanto importante.

Tutte le tue “morti sono numerate”, qual è la tua preferita?
Ci sono più foto che preferisco poiché molte mi riportano alla mente bei ricordi, ma sicuramente c’è una foto che ha un valore affettivo per me ed è quella che ho scattato a Napoli con sullo sfondo il Vesuvio. È la città dove sono cresciuto e che mi ha reso chi sono ora, è la foto che esprime al meglio “dead series”

Le foto sono autobiografiche?
La maggior parte delle fotografie ritraggono istanti delle mie giornate, in svariati luoghi. Potrebbe capitare ovunque, se sono catturato da un luogo o da una qualcosa mi sdraio e scatto, come ad esempio al supermercato, al parco oppure in aereo-porto sul nastro trasportatore.

Cosa pensi della moda italiana di questo periodo?
La moda è un forte mezzo di comunicazione, è parte di ogni cambiamento sociale e culturale. Viviamo un momento delicato e decisivo per quando riguarda il tema dell’inclusivitá e penso che la moda italiana abbia fatto passi da gigante in questo senso, peccato non si possa dire lo stesso per i diritti civili.

