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Tra vulnerabilità e gentilezza, torna il Gender Project

A Roma una nuova edizione del progetto fotografico di Veronique Charlotte che va oltre i confini del genere.

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Soho House - The Gender Poject by Veronique Charlotte
Soho House - The Gender Poject by Veronique Charlotte
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Cosa c’è oltre maschio e femmina? Il Gender Project cerca di rispondere a questo, e molto altro.

Il progetto fotografico di Veronique Charlotte (leggi qui la nostra intervista), direttrice artistica creativa, artista visiva, e attivista sociale e fotografa, torna anche quest’anno alla Soho House di Roma dal 14 al 16 Aprile. Un viaggio nato nel 2019 dal salotto di casa sua a Londra,  e ha visto protagoniste oltre 100 persone per 1000 ritratti in 10 mostre interattive globali in 10 capitali del mondo.

L’obiettivo di Charlotte, insieme alla Soho House, è creare un mindset inclusivo e sicuro per ogni categoria marginalizzata, allenando il nostro sguardo alle differenze e andare oltre la nostra percezione esterna dell’altrə. Al contrario, ci mette direttamente faccia a faccia con le innumerevoli sfumature che ci circondano, celebrandone la multiculturalità e diversità. La categorizzazione tra maschi e femmine viene sorpassata, permettendo ai soggetti coinvolti di collocarsi dove e come vogliono, superando aspettative sociali, ruoli prestabiliti, e squilibri di potere.

Il risultato è un ritratto intimo e al contempo universale, che ha messo a centro oltre trecento partecipanti e più di 300 ore di conversazioni a cuore aperto, aprendo le porte a chiunque ha intenzione di condividere sé stessə, in ogni sua sfaccettatura: “Le interazioni che cerco di stabilire sono reti di supporto emotivo attivo e inclusivo” ci raccontava due anni fa l’artista “Il progetto infrange la necessità di classificare e richiede invece una fluidità più semplice”.

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Spostandosi di capitale in capitale, Charlotte accoglie in un dialogo intimo e gentile, spoglio di pregiudizi o etichette sociali, attraverso scatti semi-nudi dove il corpo, conforme o meno, non è più oggetto ma parte vibrante e attiva della propria storia. Con gentilezza e vulnerabilità.

Uno spazio che sostiene apertamente le persone LGBTQIA+, BiPoC e ogni gruppo marginalizzato, ma apre le porte anche alle persone eterosessuali e cisgender invitandole ad una messa in discussione, una (ri) scoperta collettiva dove poter “attingere alla nostra vulnerabilità e incontrare altri in gentilezza” e diventare parte “di una comunità estesa, una grande famiglia che rappresenta un cambiamento significativo sia nelle strutture sociali e culturali contemporanee, sia nelle vite di ogni singolo individuo”. 

© Riproduzione riservata.

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