Omobitransfobia, oltre 21.000 contatti in un anno per la Gay Help Line. Il 41,6% subisce violenza in famiglia

Le vittime sono per il 31,6% giovani tra gli 11 e i 26 anni.

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Omobitransfobia, oltre 21.000 contatti in un anno per la Gay Help Line. Il 41,6% subisce violenza in famiglia - Gay Help Line Pietro Turano - Gay.it
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Alla vigilia della 33esima Giornata Internazionale contro l’omobitransfobia, la Gay Help Line 800 713 713, numero verde contro l’omobitransfobia, ha diffuso alcuni dei principali dati ricavati dai 21.000 contatti ricevuti nel corso degli ultimi 12 mesi.

Un anno che ha visto l’omobistransfobia crescere ulteriormente. Le persone più colpite sono le persone trans, le cui segnalazioni sono arrivate al 14,7% dei contatti totali. Sul totale dei casi gestiti, il 41,6% ha subito violenza omotransfobica in famiglia in seguito al coming out: le vittime sono per il 31,6% giovani tra gli 11 e i 26 anni.

Nel 15% dei casi sono i minori LGBT+ ad essere vittima di maltrattamenti familiari. Nel 5,7% dei casi il bullismo omotransfobico ha favorito l’abbandono scolastico e solo uno studente transgender su 5 ha ottenuto l’applicazione a scuola della “carriera alias”, che prevede l’autorizzazione ad utilizzare nei documenti scolastici pronomi e un nome alias congruente con il genere dello studente

Il 17% dei giovani che hanno contattato Gay Help Line ha raccontato di aver subito la perdita del sostegno economico da parte dei familiari: la maggior parte di questi sono stati abbandonati e questo ha compromesso i loro percorsi di studio e formazione. Su circa 400 casi di giovani LGBT+ cacciati di casa solo il 10% è riuscito a trovare ospitalità nelle case famiglia protette come Refuge LGBT+ e A casa di Ornella, strutture che accolgono le persone LGBT+ e le supportano perché riescano a superare il trauma subito e a raggiungere la propria autonomia attraverso la formazione e la ricerca del lavoro.

Nel 12,6% dei casi violenza e discriminazione omotransfobiche sono state causa di marginalità sociale e disagio abitativo anche nelle fasce di età adute (fino a 70 anni): le risposte del sistema dell’accoglienza alle conseguenze sociali dell’omotransfobia risultano ad oggi insuffucienti, in particolare per le persone trans. Dell’11,4% di segnalazioni di discriminazione lavorativa, 3 casi su 4 riguardano persone trans per cui la barriera nell’accesso al mondo del lavoro è elevatissima.

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Il 12% delle segnalazioni riguarda aggressioni, molestie e atti di odio omotransfobico in luoghi pubblici o sul posto di lavoro, scatenati dalla visibilità delle vittime. Solo il 38% delle vittime di aggressione si è recato in pronto soccorso dopo aver riportato lesioni e nella maggior parte dei casi non ha dichiarato di aver subito violenza perchè LGBT+.

Un dato che risulta costante nel tempo è la difficolta delle vittime a denunciare: il fenomeno dell’underreporting (mancata denuncia) incide in maniera preoccupante sul riconoscimento dell’entità delle discriminazioni e delle violenze.

Proprio in questi giorni è stato rinviato a giudizio l’aggressore della coppia di ragazzi gay di Milano che il 20 maggio del 2020 furono aggrediti con pugni in viso riportando varie contusioni e ferite. Un risultato figlio anche della collaborazione tra Gay Help Line e l’osservatorio OSCAD del Ministero degli interni.

I servizi di Gay Help Line, Refuge LGBT+ , A Casa di Ornella, hanno avuto il sostegno di UNAR- Presidenza del Consiglio, Regione Lazio, Comune di Roma, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e Chiesa Valdese.

Il 2023 è l’anno in cui Ilga Europe (associazione internazionale per i diritti LGBT presente all’ONU), ha classificato l’Italia al 34° posto su 49 nella classifica dei Paesi Europei per politiche a tutela dei diritti umani e dell’uguaglianza delle persone LGBT+ (lesbiche, gay, bisex e trans).

Eppure Eugenia Roccella, ministra per le pari opportunità, ha sottolineato come in Italia oggi “non vedo omofobia“.

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