ILGA-Europe: “Il 2022 peggior anno sul fronte omotransfobia”

L'odio anti-LGBTQI+ cresce in tutta Europa. L'allarme di ILGA certifica l'allarme omotransfobia.

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ILGA-Europe: "Il 2022 peggior anno sul fronte omotransfobia" - europa dark - Gay.it
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Dopo 12 anni di rapporti sulla situazione dei diritti umani delle persone LGBTI in Europa, la principale organizzazione per l’uguaglianza LGBTI ha rivelato che l’incitamento all’odio non è mai stato tanto elevato come nel 2022.

Presentato ieri a Bruxelles, l’Annual Review of the Human Rights Situation of LGBTI People in Europe and Central Asia di ILGA-Europe ha eletto il 2022 come l’anno più violento per le persone LGBTI dell’ultimo decennio.

I consapevoli attacchi contro le persone LGBTI hanno generato omicidi e aggressioni. In aumento anche i suicidi nel vecchio continente, causa proprio omotransfobia.

Lo scorso anno, come dimenticarlo, Malta aveva nuovamente battuto tutti sul piano dell’inclusione e dei diritti LGBTQI+, con uno score superiore al 92%, davanti a Danimarca, Belgio, Norvegia, Lussemburgo, Svezia, Francia, Montenegro, Portogallo e Spagna. È scivolato in 14esima  posizione il Regno Unito, davanti a Germania e Irlanda, mentre l’Italia è risultata 33esima su 49 Paesi, dietro persino il 30esimo posto dell’Ungheria, Macedonia del nord e Repubblica Ceca. Chiude l’Azerbaijan, davanti a Turchia, Armenia, Russia, Bielorussia e Polonia.

Sul fronte italiano il report ILGA di inizio 2023 ricorda come la legge come l’omotransfobia non sia stata approvata. E non solo. Ci sono anche le dichiarazioni di Federico Mollicone di Fratelli d’Italia, secondo cui “le coppie omosessuali non sarebbero legali“, così come quelle di Lucio Malan, che ha precisato come la Bibbia consideri le relazioni omosessuali “un abominio”. Ma anche i due camion di Pro Vita contro la “propaganda LGBT” apparsi a Sanremo e la condanna di Silvana de Mari per le sue ripetute dichiarazioni anti-LGBT. Da non dimenticare le 112 aggressioni lesbofobiche e gli omicidi transfobici a livello nazionale nel 2022, così come l’attacco agli insegnanti omosessuali da parte della Congregazione per l’Educazione Cattolica e l’UNAR che ha scoperto come una persona LGBT su cinque abbia subito discriminazioni sul luogo di lavoro. Nel report sono finiti anche i mille casi di famiglie omogenitoriali costrette ad appellarsi ai tribunali per vedersi riconosciuti i propri figli, la vittoria di Giorgia Meloni alle ultime elezioni, i mille attacchi politici da esponenti di governo, la dichiarata guerra alle famiglie arcobaleno. Molto banalmente, e a dir poco tristemente, lo specchio reale del “Bel” Paese, checché ne dica la ministra Roccella.

Sul fronte europeo, nel corso del 2022 si è verificata una migrazione di massa in tutta Europa, e non solo a causa della guerra in Ucraina e del suo impatto sulle persone LGBTI, ma anche a causa dell’aumento dei regimi repressivi, in particolare in Bielorussia e in tutta l’Asia centrale.

L’incitamento all’odio on line, soprattutto transfobico, è aumentato in Armenia, Austria, Lettonia, Montenegro e Romania; in ambito politico è cresciuto in Austria, Azerbaigian, Bielorussia, Belgio (destra fiamminga), Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Ungheria, Islanda, Italia, Kosovo, Lituania, Moldavia, Montenegro, Macedonia del Nord, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Serbia, Svezia, Turchia e Ucraina; sul fronte religioso in Azerbaigian, Grecia, Moldavia, Russia e Slovacchia. Boom di transfobia anche in Irlanda, Norvegia, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito.

Negli ultimi 12 mesi diverse aggressioni si sono rivelate mortali. Un attivista è stato torturato e ucciso dai propri stessi parenti in Azerbaigian. A Oslo, due persone sono state uccise e 20 ferite in un attacco fuori un pub LGBTI. A Bratislava, due persone sono state uccise e una ferita fuori da un bar LGBTI. Due omosessuali sono stati uccisi dalla stessa persona ma in attacchi separati in Irlanda.

Un numero sempre maggiore di persone trans è stato attaccato e assassinato. Diversi anche i suicidi segnalati, tra cui una giovane coppia in Armenia, tre donne trans in Italia e una in Moldavia. I crimini d’odio anti-LGBTI sono in aumento in Francia, Germania, Ungheria, Islanda, Irlanda, Montenegro, Portogallo dei Paesi Bassi, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Svizzera, Turchia, Ucraina e nel Regno Unito. In molti di questi paesi l’aumento della violenza è stato senza precedenti.

Casi di pratiche di conversione sono state documentate in Azerbaigian, Spagna e Svezia. In Turchia, negli ultimi due anni è aumentato il numero di centri psichiatrici anti-LGBTI+ che offrono le cosiddette “terapie di conversione”. Ungheria e Russia hanno approvato leggi ulteriormente repressive nei confronti della comunità, mentre in Turchia 11 Pride sono stati vietati. In Serbia hanno fatto di tutto per cancellare l’Euro Pride. Migliaia di persone continuano ad essere detenute e torturate in Bielorussia. Attivisti LGBTI sono stati presi di mira in Montenegro, con minacce di morte, atti vandalici e abitazioni attaccate. Un attivista LGBTI è stato aggredito tre volte in Macedonia del Nord, mentre gli attivisti LGBTQI ricevono regolarmente minacce di morte in Turchia. Almeno tre sedi di organizzazioni LGBTI sono state attaccate in Ucraina, mentre in Serbia un centro LGBTQI+ è stato attaccato due volte, all’inizio e alla fine dell’anno. Nel Regno Unito l’organizzazione trans Mermaids è stata presa di mira da una campagna diffamatoria senza precedenti.

979 o crimini d’odio anti-LGBT segnalati in 38 stati nel 2021. Ovvero 603 attacchi violenti contro persone, 295 minacce e 81 attacchi contro proprietà.

Questo il commento della direttrice esecutiva di ILGA-Europe, Evelyne Paradis:

“A ILGA-Europe precisiamo da anni come l’incitamento all’odio in tutte le sue forme si traduca in violenza fisica reale. Quest’anno abbiamo visto che la violenza è diventata sempre più pianificata e mortale, lasciando insicurezza tra le persone LGBTQI+ di tutta Europa. Abbiamo avuto la prova che l’incitamento all’odio anti-LGBTI non è solo nelle parole di leader marginali o aspiranti autocrati, ma è un problema reale con conseguenze disastrose per le persone e le comunità. Questo fenomeno non è solo nei paesi in cui l’incitamento all’odio è diffuso, ma anche nei paesi in cui è opinione diffusa che le persone LGBTI siano progressivamente accettate”.

Il rapporto rileva come dinanzi ad un aumento dell’incitamento all’odio, i tribunali nazionali e locali stiano reagendo con azioni penali in aumento in diversi paesi. Ma a detta di Paradis, la reazione non è ancora sufficiente.

Mentre miglioriamo nell’affrontare certi risultati, l’obiettivo deve essere quello di fermare l’incitamento all’odio in tutte le sue forme. Quest’anno, in tutta Europa, molti politici hanno reagito con orrore alle uccisioni di persone LGBTI e, sebbene siano sempre necessarie chiare espressioni di solidarietà, ciò non affronta l’origine del problema, che è la proliferazione dell’uso dell’odio contro le persone LGBTI a fini politici. I nostri leader devono trovare modi per combattere in modo proattivo l’aumento dell’incitamento all’odio, piuttosto che trovarsi nella posizione di reagire alle sue conseguenze“.

In diversi Paesi ci sono stati anche molti progressi, con gli attivisti a guidare un cambiamento sociale positivo. Secondo Katrin Hugendubel, Advocacy Director di ILGA-Europe, “gli attivisti LGBTI sono stati i protagonisti principali nei Paesi in cui sono stati compiuti progressi, come abbiamo visto in Spagna e Finlandia, dove è stato fatto un enorme sforzo per l’autodeterminazione di genere, nonostante la feroce opposizione di una parte politica

Questi rapporti raccontano una storia di causa ed effetto che non scomparirà o diminuirà fino a quando i politici e i responsabili politici non capiranno che devono anticipare il problema“, ha ribadito Paradis. “Nel clima attuale, i leader progressisti devono trovare modi efficaci per affrontare l’incitamento all’odio in tutte le sue forme, invece di starsene in disparte, esprimendo inutilmente simpatia per le famiglie delle vittime o per coloro che si sono tolti la vita, mentre l’odio continua ad essere incoraggiato e sfruttato a fini politici”.

 

 

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