Perché è stato annullato il Pride di Reggio Calabria in una città governata dal PD?

Il comitato organizzatore costretto a cancellare la decima edizione del Pride dopo la richiesta dell'amministrazione locale di spostare la data dell'evento: a dieci giorni dalla parata.

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Reggio Calabria Pride Annullato Giuseppe Falcomatà
Un'immagine del Reggio Calabria Pride del 2022 - A destra il sindaco PD Giuseppe Falcomatà
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Perché è stato annullato il Reggio Calabria Pride? Tutto tace, da parte dell’amministrazione comunale di centro-sinistra, davanti alle accuse di negligenza avanzate dalle associazioni che avevano organizzato la parata dell’orgoglio LGBTI+ nella città calabrese.

E così, la decima edizione del Reggio Calabria Pride, prevista per il 27 luglio, è stata bruscamente annullata. La responsabilità – a detta dell’organizzazione del Pride – ricade dunque sull’amministrazione di centrosinistra guidata da Giuseppe Falcomatà (Partito Democratico), dimostratasi inefficiente e inadeguata nella gestione dei rapporti proprio con il comitato organizzatore.

Durante l’assemblea tenutasi ieri pomeriggio (Gay.it ha potuto assistere all’incontro in videoconferenza), soci e associazioni partecipanti hanno provato ad esplorare varie soluzioni per evitare il peggio. Ma c’è stato poco da fare. In una conferenza stampa successiva, il comitato organizzatore ha illustrato dettagliatamente gli ostacoli incontrati e le motivazioni alla base di questa difficile decisione.

Sin dall’inizio di febbraio, l’organizzazione aveva tentato di sollecitare un tavolo di concertazione con le autorità per poter pianificare adeguatamente l’evento, che quest’anno avrebbe assunto un significato particolarmente rilevante, segnando il decimo anniversario del primo Pride nella storia della Regione Calabria.

Solo dopo numerose sollecitazioni, gli organizzatori erano riusciti ad ottenere a giugno un incontro con il vice sindaco Brunetti, che in questa sede aveva confermato il percorso del corteo e la location presso l’Arena dello Stretto, inserendo l’evento nel fitto calendario estivo delle manifestazioni locali.

 

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Poi, il 4 luglio, la doccia fredda. In una PEC inviata da un funzionario comunale, veniva richiesta una modifica della data dell’evento al giorno successivo, il 28 luglio, poiché la stessa location concordata era in realtà già occupata da un altro evento. L’alternativa, quella di modificare strutturalmente il percorso della parata. Una disorganizzazione che ha portato con sé notevoli sfide logistiche.

Posticipare – o spostare il luogo di un evento di tale portata e complessità con meno di trenta giorni di preavviso si è infatti presto rivelato impraticabile, considerando gli accordi già stipulati per l’affitto dei carri, delle attrezzature, ma sopratutto il piano di sicurezza.

Chi ha ideato questa PEC non ha compreso cosa significhi organizzare un Pride, una manifestazione che dura quasi 10 ore, con accordi e ospiti già pianificati dichiara indignata Michela Calabrò, presidente di Arcigay Reggio CalabriaDa febbraio stiamo supplicando per un’interlocuzione e ci saremmo sentiti onorati di avere il comune al nostro fianco. Questa PEC è stata uno schiaffo a noi e ai valori del Pride, ed è irricevibile. Il comune deve assumersi la responsabilità di questa gestione negligente. Deve assumersi la responsabilità di comunicare alla città l’annullamento della manifestazione. Il Pride dovrebbe essere un percorso condiviso; sono venute meno le condizioni minime necessarie per poterlo realizzare. E quindi, quest’anno, non ci pieghermo di nuovo a queste negligenze e non lo realizzeremo“.

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Il comitato organizzatore, dopo essere stato ignorato per mesi e aver invano cercato un confronto più trasparente, ha deciso di non accettare ulteriori variazioni.

Anche Mirella Giuffrè di Agedo ha espresso la sua rabbia e determinazione, come riportato dal giornale locale Iacchitè: “A Giugno ogni nostra proposta sembrava essere accolta con entusiasmo. Ora capiamo che siamo stati presi in giro. Questa PEC dimostra quanto poco l’amministrazione capisca l’importanza dei diritti civili. La città è pronta, ma l’amministrazione no. E noi non siamo disposti a piegarci a soluzioni che non rispettano il significato del Pride. Siamo pronti a scontrarci per rompere questo sistema di indifferenza”.

Profonda l’indignazione di tutti i volontari coinvolti nell’organizzazione, ma anche dei partecipanti, trascurati da una gestione comunale da cui si sarebbero aspettati maggiore comprensione e collaborazione in un periodo storico in cui ogni Pride rappresenta un’occasione cruciale per l’affermazione dei diritti e della visibilità della comunità LGBTQIA+, di fronte alla sempre più pervasiva ondata d’odio che sta travolgendo le nostre città. Si leggano le ultime notizie alla voce omofobia e transfobia del nostro giornale.

Quello che contestiamo è la totale negligenza di questi mesi, a scapito dei principi di efficacia ed efficienza che un’amministrazione dovrebbe garantire, soprattutto nell’organizzazione del palinsesto estivo in una città a vocazione turistica.

Inoltre, sembra evidente che non abbiano considerato seriamente il Pride. Trattandosi di un’amministrazione di sinistra, dovrebbero avere il coraggio di ammettere apertamente la loro contraddizione e il loro disinteresse verso il Pride, invece di proclamarsi a favore dei nostri diritti per poi comportarsi in questo modo“.

Tutto tace, per ora, da parte del sindaco del PD Giuseppe Falcomatà e della sua amministrazione.

 

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