Gioiose adolescenti trans: parlano Viola e Zoe, 12 e 15 anni, e le loro famiglie – VIDEO

Invece di perseguitarmi, chiedimi se sono felice. Le testimonianze nella campagna informativa di Arcigay.

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È il 2024, e l’esistenza stessa di una persona LGBTQIA+ è politica. Lo è anche quella di bambin* ed adolescenti, che si trovano oggi – a loro malgrado – a diventare simboli di resistenza davanti alla violenza sistemica e istituzionale verso le identità e gli orientamenti non conformi.

Prima invalidate, ignorate e nascoste, le identità trans* diventano infatti oggi il nemico da combattere nell’agenda politica di questo governo che, sotto la direzione del Ministro Eugenia Roccella e di altri esponenti a entrambi i poli dello spettro politico, si insinua nei percorsi di affermazione di genere mettendo in dubbio la loro legittimità, con un’attenzione particolare verso quelli destinati ai minori.

Tra le azioni più controverse vi è stata infatti la decisione di riesaminare l’uso della triptorelina, farmaco cruciale per il blocco della pubertà nei minori transgender. Una minaccia concreta e diretta alla salute e al benessere di decine di bambini e adolescenti, che rischiano di vedersi negata la possibilità di intraprendere un percorso salvavita in una fase estremamente delicata della propria vita.

In risposta, Arcigay ha scelto di approcciarsi alla questione da un’angolazione diversa, con la campagna social “Chiedimi se sono felice volta a dare voce proprio a quell* bambin* e adolescenti  destinat* a subire in prima persona le eventuali conseguenze di tali restrizioni.

Al centro, però, non c’è quella narrativa del dolore che vuole le persone trans* infelici a tutti i costi, perché i video della campagna sono invece focalizzati sulla trans joy, la gioia nascere due volte.

Dal 18 luglio scorso, toccanti testimonianze video con protagonist* minori e famiglie circolano sui social di Arcigay, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dei percorsi affermativi, fondamentali per il benessere psicologico e fisico dei minori transgender.

Una forma di resistenza contro politiche oppressive, ma anche uno strumento educativo e di consapevolezza – a cui Gay.it intende dare meritata visibilità e approfondimento – per sfidare la narrativa dominante dello stigma e raccontare la meravigliosa leggerezza dell’euforia di genere.


La storia di Viola

“Mi presento a tutti senza problemi, in modo diretto: se mi accettano, bene, sennò no ho quasi 12 anni e vengo da Roma. Sono una ragazza transgender e sto seguendo un percorso al Careggi di Firenze. Tre anni fa, ho detto a mia madre che non mi sentivo a mio agio nel genere in cui ero nata, e le ho chiesto se esistesse una soluzione. A nove anni, ho trovato la risposta al Careggi, iniziando il mio percorso di transizione”

La storia di Zoe

“Mi chiamo Zoe, ho quasi 15 anni e sono di Milano, ma da poco mi sono trasferita a Roma. Amo molto il trucco. Quando avevo dodici anni, in un giorno di giugno, ho trovato il coraggio di parlare con mia madre. Ero chiusa in camera, il mio rifugio sicuro dove potevo essere me stessa. L’ho chiamata, e lei si è seduta su una sedia accanto al mio letto. Le ho detto che non mi sentivo uomo, e lei è scoppiata a piangere. Mi ha detto: ‘L’ho sempre saputo’. Questo mi ha rassicurata molto, facendomi sentire compresa e non giudicata.

Quando sono andata al Careggi, mi hanno salvato la vita. Ad un certo punto, pensavo davvero di farla finita perché vedere il mio corpo cambiare in un modo che non volevo mi stava distruggendo. La triptorelina mi ha aiutata moltissimo, bloccando la crescita dei peli, la comparsa del pomo d’Adamo e le erezioni mattutine. Questo mi ha salvato, altrimenti sarei rimasta sempre chiusa in camera.

Raccontare il mio percorso non è facile, non perché mi vergogni, ma perché la persona che ero prima – anche se ho sempre sentito di essere Zoe – ha sofferto molto a causa dello sguardo degli altri. Adesso che posso essere la persona che voglio, non sento il bisogno di spiegare chi sono. Dico semplicemente: “Sono Zoe” e parlo di tante altre cose della mia vita, perché essere trans è solo una parte di chi sono. Evito di raccontarlo anche perché molte persone sono ignoranti su questo tema e potrebbero vedere solo una persona che si chiama Zoe, senza capire che io sono Zoe”.

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Entrambe hanno affrontato sfide enormi, non derivanti dalla loro identità di genere di per sé, ma dalla paura e dallo stigma che ruota attorno alle persone trans*.

Eppure, grazie al sostegno delle loro famiglie e alle terapie affermative ricevute, hanno trovato così giovani la forza di affermare la propria identità con orgoglio e determinazione.

È quindi una necessità esistenziale, e non un capriccio, il desiderio di poter vivere autenticamente. Numerose ricerche scientifiche e report evidenziano infatti come l’accesso tempestivo ai percorsi affermativi percorsi riduca drasticamente il deterioramento della salute mentale per i giovani transgender.

La triptorelina, farmaco utilizzato per bloccare la pubertà, è uno degli strumenti più efficaci nei percorsi rivolti all* minori, poiché arresta i cambiamenti corporei indesiderati, offrendo loro il tempo necessario per esplorare la propria identità di genere senza il trauma di una pubertà incongruente.

Desideriamo che l’attenzione si concentri su ciò che è veramente importante, ovvero sul chiedersi se questi ragazzi e ragazze sono felici – commenta Christian Leonardo Cristalli, responsabile diritti trans* per Arcigay e coordinatore della campagna – Siamo ben consapevoli delle problematiche e dell’impatto che essere persone trans ha oggi in Italia, specialmente nel mondo scolastico, un ambiente spesso insicuro e molto ostile.

Ci sarebbe bisogno di smettere di parlare di teorie del gender, perché noi non siamo teorie, siamo persone con bisogni reali e diritti da rispettare”. 

La campagna

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