Prima storica atleta transgender alle Paralimpiadi, Valentina Petrillo è scesa ieri in pista, a Parigi, qualificandosi prima alla semifinale dei 400 metri, categoria T12, per poi non riuscire a conquistare l’agognata finale.
Nella sua semifinale Valentina, ipovedente a causa della malattia di Stargardt che l’ha colpita all’età di 14 anni, è infatti arrivata terza, segnando il record italiano con il tempo di 57.58.
Intervistata in diretta dopo la gara di qualificazione del pomeriggio su RaiSport, Valentina ha ribadito come lei corresse non solo per il podio, ma anche per la sua stessa comunità.
“Lotto contro pregiudizi e discriminazione. Gareggio contro tutto questo che purtroppo accompagna la vita delle persona come me. Non è giusto che subiamo queste cose per il solo fatto che esistiamo. Nel mondo si muore per essere persone trans. C’è tanta paura e io incarno anche queste due diversità e spero che attraverso il mio messaggio si possa normalizzare quelli che sono considerati dei fenomeni. Non bisogna aver paura, è la cosa che mi dà più fastidio. Le persone non devono aver paura di me, non faccio del male a nessuno”. “Vivo le critiche ascoltando . Sono la prima che mi sono posta queste domande e mi sono detta: se tu fossi una donna biologica e vedessi Valentina in pista cosa diresti? Le domande sono legittime. È normale che ci siano. È la società che ci porta a fare questo tipo di riflessioni”. “Nel mio percorso ho capito che c’è un problema d’informazione, non bisogna aver paura in generale né di parlare di queste cose. Al primo posto nell’agenda dello sport deve esserci la parola inclusione. Una soluzione si deve trovare per tutto e per tutti perché lo sport è bello così. È la nostra passione, ci rende vive e felici“.
Dopo aver sfiorato il sogno della finale, Valentina, in lacrime, ha aggiunto.
“Sono un po’ delusa, avevo due obiettivi. La medaglia o migliorare il mio record e sono scesa di quasi 5 decimi. Io ce l’ho messa davvero tutta tutta, più di questo non potevo, mi sono mancati gli ultimi 30 metri. Ma va bene così. Volevo andare in finale, ci tenevo tantissimo, ma ce l’ho messa tutta. Adesso ci sono i 200 metri, mi sento pronta anche per i 200 metri, forse anche più dei 400. Seguitemi, ho sentito l’affetto dello stadio, del pubblico, è importante per me, per tutti noi“.
A fine gara Valentina è corsa ad abbracciare suo figlio Lorenzo, a Parigi insieme all’ex moglie. Travolta dalle emozioni, si è commossa in diretta Rai. “Gli avevo fatto una promessa, non ce l’ho fatta amore. Ma va bene, ci ho provato. Volevo regalargli una medaglia, ma c’è tempo”.
Parole da leggere, ascoltare e diffondere, al cospetto di un mondo che nell’ultimo mese olimpico, prima con Imane Khelif e ora con Valentina Petrillo, ha dato ampio sfogo alla propria transfobia. D’altronde i risultati sono lì a dimostrarlo. Nel 2021 Laurel Hubbard, prima storica atleta trans alle Olimpiadi, uscì subito nel sollevamento peso femminile + 87 kg. 3 anni dopo la nostra Valentina, prima storica atleta trans alle Paralimpiadi, non si è qualificata per le finali nei 400 metri. A smentire quanti sostengono che le atlete trans non dovrebbero gareggiare perché fisicamente avvantaggiate e fuori portata da un punto di vista agonistico. Così non è, come sostiene da tempo il CIO e non pochi studi ad hoc.
In tal senso J.K. Rowling, mamma di Harry Potter denunciata proprio dalla pugile algerina da lei etichettata come “uomo trans”, pur essendo donna biologica, ha cinguettato anche contro l’atleta azzurra.
“Perché tutta questa rabbia per quella fonte di ispirazione chiamata Petrillo?”, ha ironizzato la scrittrice. “La comunità degli imbroglioni non ha mai avuto questo tipo di visibilità! Gli imbroglioni dichiarati e orgogliosi come Petrillo dimostrano che l’era della vergogna per gli imbroglioni è finita. Che modello! Io dico di restituire le medaglie a Lance Armstrong e andiamo avanti”, ha concluso Rowling, facendo riferimento al ciclista americano a cui vennero ritirati i tantissimi titoli vinti (dai Tour de France al bronzo di Sydney 2000) perché dopatosi.
Fantastica 🥰 💝#ValentinaPetrillo #Paralympics2024 pic.twitter.com/R5fASXPNVf
— Samuele (@BlueBandit_16) September 2, 2024
Migliorato comunque il record italiano 🥹🥰
(adesso manifestiamo fortissimo per i 200 perché sto piangendo male per questa promessa della medaglia) #ValentinaPetrillo #Paralympics2024 💝 pic.twitter.com/2POubk85bQ— Samuele (@BlueBandit_16) September 2, 2024


