A Pontida c’erano tutti. Sotto la direzione del greatest showman, il nostro vicepremier Matteo Salvini, l’élite dell’ultradestra europea si è riunita all’annuale raduno politico dei militanti Lega, dove lo slogan è “Non è reato difendere i confini”.
Il leitmotiv è infatti la condanna pendente, quei sei anni di carcere previsti per l’ex premier risultanti dal processo Open Arms. L’umido pratone ospita anche due stand con la raccolta firme in solidarietà, nonché diverse bancarelle di prodotti tipici per dare quel je ne sais qua di caloroso patriottismo che tanto conforta e rassicura gli avventori.
La guest star è il premier ungherese e leader di Fidesx Viktor Orbàn, il grande conteso tra Salvini e Meloni. Il più contestato dall’UE, nonché il primo leader ad emulare la legge contro la propaganda gay sul modello russo, a censurare i media, a limitare il dissenso. Tanto che i sempre più numerosi paesi europei dove l’influenza conservatrice ha più spazio di manovra vengono ormai definiti “orbanizzati”.
C’è poi il portavoce di Vox, lo spagnolo Josè Antonio Fuster, grande attore nella crociata anti-trans del partito, famoso per le sue sparate omofobe contro il conduttore TV Jorge Javier Vázquez. Andrè Ventura, leader della portoghese Chega e paladino della “famiglia tradizionale” contro “l’ideologia gender”. Geert Wilders, ambigua figura di spicco del Pvv olandese che tollera l’omosessualità ma disprezza l’identità trans e la cosiddetta “follia del gender”. E, ancora, la vicepresidente del FPO austriaco, Marlene Svazek, reduce del soprendente trionfo elettorale dell’estrema destra in Austria. Da oltremare, Jair Bolsonaro, ex presidente del Brasile nonché apertamente ed orgogliosamente omootransfobico.
A Pontida, tuttavia, di comunità LGBTQIA+ se ne parla davvero poco. Il focus è tutto sulla difesa dei confini, e lo dimostrano le caldissime contestazioni allo “scafista” Tajani, che Salvini tenta di spegnere il prima possibile.
La trentaseiesima edizione della kermesse leghista inizia ufficialmente con il tradizionale omaggio ai militanti scomparsi. È la Pontida più internazionale di sempre, tanto che più che un raduno Lega, sembra quasi la convention dei Patrioti d’Europa.
Dopo l’intervento del presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, è il grande debutto di Vannacci a scaldare gli animi. Già accolto al suo arrivo da una folla adorante che litigava per farsi il primo selfie con un eurodeputato che ha costruito la propria carriera politica sull’omofobia e la xenofobia, protagonista di alcuni tra i più beceri teatrini televisivi degli ultimi anni.
Del resto, ha affermato di non provare alcun imbarazzo nel salire sul palco della Lega accanto a leader internazionali come Bolsonaro, noto per dichiarazioni come “se vedo due gay per strada li picchio” o “Pinochet ne ha uccisi troppo pochi”
Il suo intervento sul palco è tranchant, smentisce le voci che parlano dell’intenzione di creare un proprio partito separatista. Vannacci chiama invece all’unità, dice che i critici “hanno paura perché il vento soffia forte in tutta Europa. Siamo qui tutti insieme e non molleremo di un millimetro“.
“Il nuovo corso della Lega” spiega “che è completa, riunisce tutti quanti, e si basa su principi di sovranità, di tradizione, di onore. Noi difenderemo questi principi. Grazie per accogliermi sul vostro sacro suolo, secondo qualcuno siete persone pericolose, che tirano fuori esecrabili idee di tanti anni fa, noi siamo qui perché rispettiamo il voto popolare“. Scroscio di applausi.
All’una e mezza la scena la ruba però Viktor Orban, che sale sul palco tra cori da stadio e applausi. Il premier ungherese difende Matteo Salvini, lo definisce un “eroe”, un vero “patriota europeo” per aver tenuto in ostaggio una manciata di disperati in mezzo al mare.
E dice di sentirsi a casa in un luogo dove può parlare di migranti come se si trattasse di pacchi postali: “noi da Budapest i migranti li porteremo a Bruxelles e li deponiamo davanti agli uffici di Bruxelles. Se vogliono quei migranti che se li tengano!”.
L’intervento di Salvini segue, e non è inedito, bensì un’eco delle retoriche sbandierate a destra e a manca finora: la revoca della cittadinanza per chi delinque – come se l’appartenenza a un popolo debba portare con sé uno scrupolo morale – la difesa dei confini, l’autonomia differenziata. Quello che hanno in comune tutti i soliloqui è un’evidente superficialità di contenuti, compensata però sensazionalismi scenici capaci di intrattenere senza dire nulla.
Gli stessi toni messianici che parlano di Trump come di un martire la cui vita è in costante pericolo, e di Marine Le Pen come di una patriota incastrata da una magistratura faziosa.
Salvini nomina una “Santa Alleanza dei popoli europei”. Il presunto riferimento è alla coalizione tra le grandi potenze monarchiche della Russia, dell’Austria e della Prussia, creata dopo la sconfitta di Napoleone e firmata a Parigi nel 1815. Ma è un termine che quasi rievoca una crociata.
Del resto, quale termine più azzeccato per definire la repentina, coesa e minacciosa manovra del movimento ultraconservatore europeo, che oggi si espande, arriva quasi a sfondare i cordoni sanitari messi in atto contro l’estrema destra dai vari paesi UE.
Pontida 2024 è però allo stesso tempo piattaforma per la divulgazione di una certa politica, ma anche una dimostrazione di forza della Lega di Salvini, che sfrutta l’ormai conclamata irrilevanza di Giorgia Meloni nell’ecosistema dei patrioti europei per consolidare la propria rete di sostegno.

