In questo articolo
- 1 Cosa vuol dire transgender? Che sinonimi usare: transgender, transessuale, trans o trans* (con l’asterisco)?
- 2 Quante sono le persone transgender?
- 3 Transgender: evoluzione storica del termine
- 4 Transizione o affermazione di genere?
- 5 Transgender e percorso di affermazione di genere
- 6 Affermazione di genere per persone transgender: la cornice legale
- 7 La bandiera della comunità transgender
- 8 “Giornata della Visibilità Transgender” (TDOV) e “Transgender Day of Remembrance” (TDOR)
- 9 Risorse utili e ulteriori approfondimenti
Cosa vuol dire transgender? Che sinonimi usare: transgender, transessuale, trans o trans* (con l’asterisco)?

Come detto una persona transgender è qualcuno la cui identità di genere non corrisponde al genere assegnato alla nascita. L’identità di genere è il senso interno di appartenenza a un genere specifico, che può essere uomo, donna, entrambi o nessuno dei due. Alcune persone transgender scelgono di intraprendere percorsi medici come terapie ormonali o interventi chirurgici per allineare il proprio corpo alla propria identità di genere, ma non tutte lo fanno.
Terminologia:
- Transgender: termine ombrello che include tutte le persone la cui identità di genere differisce dal genere assegnato alla nascita. È il termine più ampio e inclusivo.
- Transessuale: storicamente utilizzato per descrivere persone transgender che hanno intrapreso interventi medici. Oggi è meno usato perché può enfatizzare erroneamente l’aspetto medico o fisico della transizione/affermazione di genere.
- Trans: Abbreviazione colloquiale di persona transgender. Può riferirsi sia a uomini trans (uomini assegnati femmina alla nascita) che a donne trans (donne assegnate maschio alla nascita).
- Trans* (con l’asterisco): l’asterisco indica un termine ancora più inclusivo, che abbraccia una varietà di identità di genere non conformi al binario tradizionale di uomo/donna. Include persone non binarie, genderqueer e altre identità di genere non conformi.
Note sui termini:
- L’uso dell’asterisco in trans* ha origini informatiche, dove l’asterisco funge da “jolly” per includere varie estensioni di un termine. In questo contesto, serve a sottolineare l’inclusività verso tutte le identità di genere non conformi al binario.
- Alcune persone non binarie preferiscono trans* perché sentono che il termine “trans” senza asterisco sia troppo associato alle persone che si identificano come uomo o donna all’interno del binarismo di genere.
- È importante rispettare le preferenze individuali riguardo ai termini utilizzati. Quando si parla con o di una persona, è sempre meglio chiedere quale termine preferisce.
Quante sono le persone transgender?
La premessa doverosa è che è estremamente difficile quantificare quante siano le persone transgender proprio per le molteplici condizioni in cui queste persone possono trovarsi. Secondo le ricerche internazionali il numero delle persone transgender ricade nella forbice tra lo 0,3 ed il 4,5% della popolazione adulta. In Italia la popolazione adulta è pari a circa 53 milioni di persone.
Perciò la popolazione transgender in Italia potrebbe oscillare tra le 150.000 e 2.000.000 circa.
Negli Stati Uniti il William Institute ha stimato che le persone transgender sono lo 0,6% della popolazione maggiore di 13 anni, ovvero 1,6 milioni.
Transgender: evoluzione storica del termine

Il termine “transessuale” ha le sue radici nel contesto medico e psicologico della metà del XX secolo. Inizialmente, veniva utilizzato per descrivere persone che avvertivano una profonda incongruenza tra il sesso assegnato alla nascita e la propria identità di genere. Queste persone spesso desideravano intraprendere percorsi medici, come terapie ormonali o interventi chirurgici, per allineare il proprio corpo alla propria identità di genere percepita. Il termine sottolineava l’aspetto fisico e medico della “transizione”, focalizzandosi sulla modificazione del corpo attraverso procedure mediche.
Tuttavia, con il passare del tempo, “transessuale” è stato considerato sempre più obsoleto e limitativo. Questo perché riduceva l’esperienza delle persone trans alla sola dimensione medica e fisica, ignorando l’aspetto identitario e sociale dell’essere trans. Inoltre, il termine contribuiva a patologizzare l’identità di genere divergente, etichettando implicitamente queste persone come affette da una condizione medica o psicologica da correggere.
Negli anni ’90, in parallelo con l’evoluzione dei movimenti per i diritti civili e una maggiore comprensione delle questioni legate all’identità di genere, emerse il termine “transgender“. Questa parola iniziò a diffondersi grazie all’impegno di attivisti, accademici e membri della comunità LGBTIQ+, che cercavano un termine più inclusivo e meno stigmatizzante. “Transgender” divenne un termine ombrello, che abbraccia una vasta gamma di identità di genere che non corrispondono al genere assegnato alla nascita. Questa definizione include non solo coloro che desiderano o hanno intrapreso una transizione medica, ma anche chi, pur non modificando il proprio corpo, percepisce una identità di genere diversa da quella attribuita alla nascita.
La storia del termine “transgender” è strettamente legata ai movimenti per i diritti delle persone trans e alla lotta contro la discriminazione e lo stigma. Nel corso degli anni, numerosi attivisti e studiosi hanno contribuito a questa evoluzione. Figure come Leslie Feinberg, con il suo libro “Transgender Warriors” (1996), hanno esplorato la storia e l’esperienza delle persone transgender attraverso i secoli, dando voce a una comunità spesso marginalizzata. Anche autori come Susan Stryker, con opere come “Transgender History” (2008), hanno fornito analisi approfondite sulla storia sociale, politica e culturale delle identità transgender.
Sul piano internazionale, organizzazioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno giocato un ruolo cruciale nel ridefinire la comprensione dell’identità transgender. Nel 2018, l’OMS ha rimosso la “incongruenza di genere” dalla lista dei disturbi mentali nella sua Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11), riconoscendo che essere transgender non è una patologia. Questo cambiamento ha rappresentato un passo significativo verso la de-patologizzazione delle identità trans e ha avuto un impatto positivo sulla percezione pubblica e sulla legislazione relativa ai diritti delle persone transgender.
Transizione o affermazione di genere?
È preferibile, infine, utilizzare il termine “percorso di affermazione di genere” rispetto a “transizione di genere o “trasformazione di genere”. Come si potrebbe intuire dal termine stesso, il “percorso di affermazione di genere” non è un semplice “cambiamento”. Piuttosto, è l’evoluzione e l’affermazione dell’identità di genere di una persona, affermando chi è stata da sempre.
Questo percorso può o non può includere terapie ormonali, interventi chirurgici e altre procedure mediche.
Ciò che è fondamentale è il diritto di ogni persona di essere informata in modo completo e onesta sulle scelte disponibili e sui potenziali rischi, e la necessità di un consenso informato prima di intraprendere qualsiasi decisione medica. Approfondiamo, qui di seguito, questa particolare tematica.
Transgender e percorso di affermazione di genere

Una delle sfaccettature più delicate e personali dell’essere transgender è il percorso di affermazione di genere.
È essenziale nuovamente sottolineare che non c’è un “unico modo” di vivere o di attraversare il percorso di affermazione di genere. Mentre alcune persone trans possono decidere di sottoporsi a terapie ormonali o interventi chirurgici, altre possono sentirsi a proprio agio con la sola modifica dell’espressione di genere attraverso vestiti, acconciature o altri mezzi non medici.
Prima di intraprendere qualsiasi trattamento medico, è fondamentale che la persona sia completamente informata sui vari step del percorso, sui potenziali rischi e benefici e sull’irreversibilità di alcune procedure. Questo concetto di consapevolezza si traduce nell’importante principio del “consenso informato“.
Affermazione di genere per persone transgender: la cornice legale
In Italia il percorso di riassegnazione di genere è regolato dalla legge 164 del 1982. A oltre quarant’anni dalla sua approvazione, la 164 appare tuttavia superata. Pur offrendo già nel 1982 per la prima volta un riconoscimento legale alle persone trans italiane, la legge riduce la questione a una visione binaria e patologizzante. Oggi, però, le persone trans sono una presenza attiva e visibile nella società, una comunità che va oltre i vincoli di una legge ormai obsoleta. In questa intervista del Novembre 2024 Roberta Parigiani del Movimento Identità Trans spiega perché non abbiamo bisogno di una riforma della Legge 164. Cosa significa oggi legiferare per le istanze delle persone trans, e di farsi carica della realtà attuale?
Inoltre, va precisato, che la Legge n. 219/2017 sancisce che ogni persona ha il diritto di accettare o rifiutare un trattamento medico dopo essere stata adeguatamente informata sulla sua natura e sulle sue conseguenze. Questa legge rispecchia il principio costituzionale, delineato nell’art. 32 della Costituzione italiana, secondo cui nessun individuo può essere obbligato a sottoporsi a un trattamento medico contro la propria volontà. La firma di un consenso informato scritto non è solo un atto formale, ma rappresenta la libera e consapevole decisione dell’individuo di procedere, e può essere revocata in qualsiasi momento.
Infine, per chi desidera intraprendere un percorso di affermazione di genere in Italia, ci sono risorse utili come Infotrans.it. Questo portale offre un elenco dettagliato di centri specializzati sul territorio nazionale.
La bandiera della comunità transgender

La bandiera transgender è uno dei simboli più iconici e riconoscibili associati all’identità di genere trans e ai diritti della comunità T.
È stata ideata da Monica Helms, una veterana della Marina degli Stati Uniti e attivista transgender, nel 1999.
La bandiera è composta da cinque strisce orizzontali di colori diversi.
- Le strisce celesti all’estremità superiore e inferiore della bandiera rappresentano il genere maschile. Questo colore è spesso associato alla mascolinità in molte culture.
- Le strisce rosa nel centro simboleggiano il genere femminile, con il rosa che è comunemente associato alla femminilità.
- La striscia bianca centrale ha un significato multiplo: rappresenta le persone in transizione o in fase di affermazione del proprio genere, ma accoglie anche le identità intersessuali e non binarie.
Una delle caratteristiche più uniche e significative della bandiera è la sua simmetria. Indipendentemente da come viene sventolata o appesa, la bandiera sarà sempre “corretta”. Questa simmetria suggerisce che non importa da quale angolazione si guardi l’esperienza transgender: essa è valida e meritevole di rispetto e riconoscimento.
Nel corso degli anni, la bandiera è stata adottata a livello globale. Si può vederla sventolare a Pride ed eventi, ricorrenze e celebrazioni della comunità LGBTIQ+, ma ha anche trovato un posto in musei e istituzioni accademiche come riconoscimento della lotta per la visibilità, il rispetto e l’autodeterminazione della comunità trans*
“Giornata della Visibilità Transgender” (TDOV) e “Transgender Day of Remembrance” (TDOR)
La Giornata della Visibilità Transgender (Transgender Day of Visibility – TDOV) e il Transgender Day of Remembrance (TDOR) sono due commemorazioni annuali fondamentali per la comunità transgender a livello globale
Transgender Day of Visibility (TDOV)
Il Transgender Day of Visibility, istituito nel 2009 da Rachel Crandall, una studentessa universitária transgender, si celebra ogni anno il 31 marzo. L’obiettivo principale di questa giornata è quello di aumentare la visibilità delle persone transgender, riconoscendo il loro contributo alla società e combattendo la discriminazione e i pregiudizi che affrontano quotidianamente. A differenza del Transgender Day of Remembrance, che ha un focus più commemorativo, il TDOV è incentrato sulla celebrazione della comunità trans e sull’empowerment.
Il TDOV serve a mettere in luce le storie di successo, le realizzazioni personali e professionali delle persone transgender, così da offrire un contrappeso alle narrazioni spesso negative e stereotipate presenti nei media. Eventi tipici includono manifestazioni pubbliche, conferenze, workshop educativi, mostre d’arte e campagne sui social media che mirano a educare il pubblico e a promuovere l’inclusività.
Transgender Day of Remembrance (TDOR)
Il Transgender Day of Remembrance, istituito nel 1999 da Gwendolyn Ann Smith, una giornalista transgender, si celebra ogni anno il 20 novembre. Questa giornata è dedicata alla memoria delle persone transgender che hanno perso la vita a causa di violenze, discriminazioni e odio. Il TDOR nasce come risposta all’assassinio di Rita Hester, una donna transgender uccisa nel 1998, e si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli atti di violenza che colpiscono la comunità transgender.
Durante il TDOR, si tengono cerimonie commemorative in tutto il mondo (in Italia nelle principali città come Roma, Milano e Bologna, organizzate dalle associazioni trans locali): cerimonie spesso caratterizzate da letture di nomi di persone transgender scomparse, candele accese in loro memoria e momenti di riflessione.
Questa giornata serve a ricordare le vite spezzate e a sottolineare l’urgenza di combattere l’odio e la violenza contro le persone transgender, promuovendo al contempo l’importanza della sicurezza e dei diritti umani per questa comunità.
Risorse utili e ulteriori approfondimenti
- Movimento Identità Trans
- Infotrans – Diritti e tutela identità di genere – Infotrans
- ACET – Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere a Milano
- Associazione Libellula – Roma
- “Questo libro è trans” – Dawson Juno (2021)
- 10 libri a tematica transgender che vi consigliamo di leggere – Gay.it
- Che cos’è la disforia di genere. Un po’ di chiarezza con l’aiuto di Monica J. Romano – Gay.it
- Cosa sono le carriera alias – Gay.it
- Cosa significa non binary – Gay.it
- Cos’è la triptorelina e come viene utilizzata nelle terapie di affermazione di genere per l* adolescenti – Gay.it
- Giovani trans* e gender diverse: la scienza difende l’impiego di triptorelina – Gay.it


