Russia e Cecenia LGBTI+: “Per sopravvivere, non basta più nascondersi”, intervista agli attivisti di NC SOS Group

"La repressione parte dalle autorità stesse, che incentivano le famiglie a commettere il famigerato 'delitto d'onore' per lavare via l'onta di avere un parente gay".

Ascolta:
0:00
-
0:00
cecenia-persecuzione-lgbt-intervista
6 min. di lettura

L’inferno ceceno per chi è LGBTQIA+ inizia con uno sguardo, un sospetto. Un vicolo cieco nella periferia di Grozny o un piccolo appartamento a cui la polizia fa irruzione con il pretesto di un furto, uno scippo, un reato inventato.

La vita di Rizvan Dadaev è una cronaca di persecuzioni: arrestato, torturato per il solo fatto di esistere. Nel 2017, quando il mondo inizia a volgere lo sguardo sull’omocausto silente delle persone LGBTQIA+ in Cecenia, Rizvan è già in fuga.

Ma nel 2022 quattro uomini lo fermano, lo forzano a confessare la sua identità in un video, diffuso per umiliarlo pubblicamente. Dopo mesi di silenzio, la verità: è tenuto prigioniero e torturato in una stazione di polizia a Grozny, comandata da un parente del leader ceceno Kadyrov, una figura che, ironia atroce, riceve una promozione a Vice Ministro degli Interni.

Seda Suleymanova, 26 anni, subisce un altro tipo di incubo. Fuggita dalla Cecenia per evitare un matrimonio forzato, viene rintracciata dalla polizia nell’agosto 2023. L’accusa di furto è una formalità. Estradata, interrogata, e poi riconsegnata alla famiglia. Sparisce. Si mormora di un delitto d’onore. 

Da anni, con il tacito assenso e incoraggiamento di Vladimir Putin, la Cecenia ha avviato una spietata repressione sistematica nei confronti delle persone LGBTQIA+: arresti arbitrari, torture in prigioni segrete, estorsioni. E se la confessione non basta, si passa all’ultima, irrimediabile punizione.

In Russia, la chiamano zaciska”: purga, pulizia. Ciò che è diverso diventa sbagliato, il bersaglio ideale di spedizioni punitive e sequestri clandestini. Ma è il 1° aprile 2017 che il mondo spalanca gli occhi sull’orrore: l’inizio della repressione aperta, una campagna di eliminazione voluta e diretta da Ramzan Kadyrov, braccio destro di Putin e leader della Cecenia, fedele quanto integerrimo nell’attuare il disegno del Cremlino.

Eppure, nel silenzio, qualcuno resiste. Nel 2022, allo scoppio della guerra in Ucraina, la North Caucasus SOS Crisis Group ha raddoppiato i propri sforzi per permettere alle persone LGBTQIA+ a rischio di fuggire in sicurezza dal paese. L’associazione lo fa dal 2017, ma negli ultimi anni si è trovata a gestire da sola quella che ha assunto i contorni di una vera e propria catastrofe umanitaria.

Il rafforzamento dei legami tra il Cremlino e i suoi stati satellite, la categorizzazione del movimento LGBTQIA+ come “agente straniero estremista”, la chiusura dello spazio aereo europeo: tutto contribuisce a un isolamento letale per chi è già emarginato. Per i rifugiati ceceni, lo scenario è ora disperato. Chi fugge è facile preda di polizie colluse, estradato e destinato a un processo-farsa, condannato alla tortura o alla morte, come racconta a Gay.it Aleksandra Miroshnikova, portavoce del NC SOS Crisis Group.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by NC SOS Crisis Group (@ncsosorg)

Com’è la situazione attuale per le persone LGBTQ+ nel Caucaso settentrionale?

Vivere apertamente è impensabile. Anche chi cerca di nascondere la propria identità rischia di essere scoperto e perseguitato. Le autorità non solo ignorano queste violenze, ma spesso incitano apertamente all’omofobia con dichiarazioni che demonizzano la comunità LGBTQIA+. E la recente decisione della Corte Suprema russa, che ha classificato le persone LGBTQIA+ come “organizzazione estremista”, ha solo esasperato una situazione già drammatica.

Le autorità locali giocano quindi un ruolo attivo in questa persecuzione?

Purtroppo sì. La persecuzione parte dalle autorità locali, che non solo arrestano e torturano, ma spesso costringono le famiglie delle vittime a commettere i cosiddetti “delitti d’onore” per “lavare la vergogna” di avere un parente gay. La complicità delle forze di polizia si estende ben oltre il Caucaso settentrionale: anche fuori dalla regione, le forze dell’ordine collaborano con le autorità locali, pur essendo pienamente consapevoli delle loro azioni illegali.

Come ha preso vita il NC SOS Crisis Group?

Il nostro team ha mosso i primi passi all’interno del Russian LGBT Network, che copriva l’intero territorio russo. Poi, nel 2017, siamo stati travolti da un’ondata inaspettata di richieste d’aiuto, tutte provenienti dalla Cecenia. Ogni singola chiamata era segnata da un’urgenza inedita: persone che sapevano di essere in pericolo mortale si rivolgevano a noi come ultima speranza.

Nel 2021, però, la nostra separazione dal Russian LGBTQIA+ Network è diventata inevitabile, principalmente per garantire la sicurezza dei colleghi. Lavorare nel Caucaso settentrionale comportava rischi estremi, e la minaccia si estendeva all’intera organizzazione. Così, con questo obiettivo, è nato il North Caucasus SOS Crisis Group.

Era la prima volta che vi trovavate di fronte a un’emergenza di questo genere?

Esattamente. In Russia, il contesto dei diritti umani, e dell’attivismo in particolare, è sempre stato difficile. Già allora esisteva la legge sulla cosiddetta “propaganda anti-LGBTQIA+”, che limitava la possibilità di esprimere pubblicamente la propria identità. Tuttavia, stavolta non si trattava semplicemente di lottare per il diritto all’espressione o all’identità, ma di difendere il diritto alla vita. .

In Cecenia si stava consumando una persecuzione senza precedenti: torture e omicidi si svolgevano sotto gli occhi di tutti, e perfino le carceri venivano trasformate in delle sottospecie di campi di concentramento per persone LGBTQIA+. Una situazione estrema tutt’oggi, ambientata in una delle regioni più chiuse e oppresse della Federazione Russa.

E avete deciso di iniziare a intervenire con le evacuazioni.

Sì, ci siamo trovati a rispondere a un’esigenza urgente: mettere in salvo chiunque fosse in pericolo. Abbiamo cominciato a evacuare le persone, offrendo supporto medico e psicologico. È stato un lavoro completamente nuovo per noi, che ci ha costretti a riorganizzare le nostre modalità operative. Sul nostro sito pubblichiamo regolarmente delle statistiche dal 2017, ma si tratta di numeri parziali: molti casi sono sfuggiti alla documentazione, anche a causa della fretta con cui dovevamo operare.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Quanto è cambiato il contesto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina?

È diventato molto più difficile. Con la guerra, la situazione si è ulteriormente deteriorata, specialmente quando si tratta di far uscire le persone dalla Russia. Le autorità russe hanno intensificato la pressione sulla società civile, allargando la repressione e conferendo alle forze dell’ordine poteri assoluti, tali da permettere loro di ignorare qualunque legge o diritto umano.

Le sanzioni, poi, hanno ulteriormente complicato il quadro: con il fly-ban non esistono voli diretti verso gli Stati considerati “sicuri”, rendendo le evacuazioni urgenti quasi impossibili. Oltre a questo, le difficoltà legate ai documenti sono insormontabili.

Già ottenere i documenti necessari in Russia è un’impresa, soprattutto per i giovani ceceni. Le autorità impongono limitazioni pesantissime, e all’estero chi cerca un visto o asilo si scontra con una burocrazia altrettanto opprimente.

Questa classificazione come “organizzazione estremista” ha complicato ulteriormente la situazione?

In modo drammatico. Essere definiti come “organizzazione estremista” comporta che chiunque sia coinvolto con noi, sia volontario che beneficiario, può essere accusato di “estremismo”. Attualmente, contiamo già cinque casi penali collegati a questa accusa. Un esempio emblematico è quello di due dipendenti di un club gay, che rischiano la prigione semplicemente per aver svolto il loro lavoro. La situazione è fluida e non sappiamo ancora fino a dove potranno spingersi queste accuse, ma la minaccia è reale e costante.

Come riuscite a offrire supporto legale, medico e psicologico a chi fugge dalla violenza? Potresti condividere una storia emblematica che renda l’idea del vostro impatto?

Offriamo ai nostri beneficiari un supporto completo, che comprende assistenza legale, medica e psicologica. Per fortuna, il supporto psicologico è più sicuro da fornire, dato che molti psicologi lavorano dall’estero e possono condurre le loro sessioni online in russo, lontani da pericoli immediati.

La parte più rischiosa è invece il supporto legale: lavorare come avvocato per casi che riguardano persone LGBTQIA+ è estremamente pericoloso. Il caso di Aleksander Nemov, che difendeva Zarema Musaeva, prigioniera politica cecena, è particolarmente significativo. Nemov è stato aggredito brutalmente fuori dal tribunale, finendo in pericolo di vita.

Molti dei nostri beneficiari hanno subito violenze gravissime, e spesso hanno bisogno di cure mediche immediate. In Russia, ricevere queste cure senza rischiare di essere scoperti dalle autorità è quasi impossibile. Per questo ci rivolgiamo, quando necessario, a strutture private che non richiedano documenti d’identità.

In casi estremi, ci organizziamo per far curare le persone all’estero. Tuttavia, tutto ciò è incredibilmente costoso: oltre al supporto legale e psicologico, l’evacuazione e i rifugi sicuri, anche il cibo e le risorse di base richiedono fondi enormi.

C’è un caso recente che vi ha toccato particolarmente?

Sì, quella di una ragazza cresciuta in una famiglia profondamente conservatrice. Subiva violenze domestiche ed era stata costretta a sposarsi. Il primo ostacolo è stato stabilire un contatto: non le era permesso avere un telefono.

Con l’aiuto di un volontario, siamo riusciti a farle avere un cellulare, fingendo di lasciarlo “cadere” sotto un trattore nel cortile di casa. Una volta stabilita la comunicazione, abbiamo pianificato la sua evacuazione. Ora vive felicemente all’estero.

Pur avendo completato solo la sesta elementare, ha imparato l’inglese durante il periodo trascorso nel nostro rifugio, ha appreso la lingua locale nel Paese ospitante e si è iscritta all’università. Ha iniziato una relazione felice con una donna e guarda al futuro con fiducia.

Come raccogliete prove delle persecuzioni, e quali sono le vostre strategie per coinvolgere la comunità internazionale?

Abbiamo un team di avvocati che conduce interviste legali approfondite con ogni persona che assistiamo. Raccogliamo prove sotto forma di foto, video e, in alcuni casi, le vittime riescono a documentare le loro ferite presso strutture mediche, creando una traccia ufficiale. Raccogliamo anche i nomi di chi è direttamente coinvolto nelle detenzioni, nelle torture e nelle uccisioni.

Spesso alcuni di questi nomi emergono più volte in casi diversi. Documentiamo tutto con la speranza che, in futuro, la comunità internazionale possa utilizzare queste informazioni per ritenere queste persone responsabili.

Avete ottenuto risultati concreti grazie a questi sforzi?

Assolutamente. Molti dati sulle violenze contro le persone LGBTQIA+ in Russia sono finiti nei rapporti internazionali, e uno dei nostri successi più significativi è stato il riconoscimento da parte dell’ONU, per la prima volta, delle torture inflitte alla comunità LGBTQIA+ in Russia.

Quali sono i vostri obiettivi principali per il futuro?

A lungo termine, il nostro sogno è una Russia e un Caucaso settentrionale sicuri, dove nessuno debba temere per la propria vita a causa della propria identità o orientamento. È un obiettivo ambizioso, che richiederà anni, ma siamo convinti che sia possibile. Nel frattempo, ogni vita che riusciamo a salvare, ogni crimine documentato, sono piccoli ma importanti passi avanti.

Il problema principale rimangono sempre i soldi, perché noi viviamo di donazioni. Per questo chiediamo aiuto ai nostri alleati internazionali nel diffondere queste informazioni, sia per sensibilizzare l’opinione pubblica, sia per aiutarci a tenere in piedi il progetto. Ogni donazione finanzia evacuazioni, assistenza legale e medica, e la fornitura di risorse di base, tutte essenziali per il nostro lavoro.

Per donare a NC SOS Crisis Group >

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.