Rizvan Dadayev, dopo mesi di torture un ragazzo gay ceceno è finalmente riuscito a lasciare la Russia

Incubo finito per Rizvan, arrestato nel 2022 solo e soltanto a causa del proprio orientamento sessuale.

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Rizvan Dadayev
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Dopo mesi e mesi di torture subite nel seminterrato di una stazione di polizia di Grozny, un uomo gay ceceno è finalmente riuscito a fuggire dalla Russia, come riferito dal gruppo di difesa per i diritti LGBTQ+ del Caucaso settentrionale SK SOS.

Rizvan Dadayev era stato arrestato dalla polizia nell’estate del 2022, dopo essere stato scoperto da un gruppo di locali nella capitale cecena. Venne diffuso anche un video dell’arresto, con Rizvan terrorizzato dinanzi alla polizia. Da allora non c’erano più state sue notizie. Secondo quanto riferito dall’organizzazione SK SOS, Dadayev avrebbe subito continui abusi da parte di agenti delle forze dell’ordine, voluti direttamente dal leader ceceno Ramzan Kadyrov, il quale sostiene da tempo che in Cecenia i gay semplicemente “non esistono”.

Dadayev, che è stato arrestato solo e soltanto a causa del proprio orientamento sessuale, sarebbe stato picchiato e torturato, come riferito da SK SOS. L’uomo sarebbe stato trattenuto nel seminterrato della stazione di polizia da fine luglio a metà novembre 2022.

Dadayev ha successivamente identificato il capo della polizia locale, che ha avuto un ruolo diretto nei suoi abusi, come il nipote della moglie di Kadyrov, Deni Aydamirov, nominata vice ministro degli Interni della Cecenia lo scorso novembre. Non è chiaro il motivo per cui Dadayev sia stato finalmente rilasciato dalla polizia dopo otto mesi di detenzione. Mentre la sua famiglia attribuisce a Kadyrov il merito di essere intervenuto personalmente affinché venisse liberato, Dadayev sostiene che la polizia volesse evitare di inimicarsi gli attivisti LGBTQ+. Scenari in entrambi i casi a dir poco improbabili, all’interno di un paese a tolleranza zero per le persone queer.

Dadayev vive ora “in Europa”, ha precisato SK SOS.

Russia e Cecenia, va ricordato, sono strettamente legate nella loro sistematica persecuzione dei cittadini LGBTQIA+, con tanto di condanna della Corte europea dei diritti umani. Nel febbraio dello scorso anno un rifugiato ceceno gay di 28 anni è stato arrestato a Mosca mentre cercava di tornare nei Paesi Bassi. Stava tornando a casa dopo aver partecipato al funerale di suo padre. Nel 2021, due giovani gay fuggiti dalla Cecenia dopo essere stati torturati sono stati catturati dalla polizia russa e restituiti alla custodia cecena.

Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022, Vladimir Putin ha inasprito ulteriormente le pene nei confronti della comunità LGBTQ+ russa. Agendo su richiesta del Ministero della Giustizi, la Corte Suprema russa ha dichiarato il movimento internazionale per i diritti dei gay una “organizzazione estremista”, aprendo la strada a una maggiore persecuzione degli attivisti LGBTQ+ in tutta la Russia e all’estero. L’ordinanza dello scorso novembre – che identifica un non precisato “movimento sociale LGBT internazionale” come minaccia estremista per il paese – è stata emessa in segreto. Nel febbraio del 2022 Mosca ha chiuso Novaya Gazeta, l’ultimo grande quotidiano russo indipendente, accusato di violare la nuova legge russa sulla censura in tempo di guerra. La testata aveva fatto conoscere al mondo i famigerati campi di concentramento gay ceceni nel 2017.

Fonte: LGBTQNation

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