“Music makes the people come together” cantava Madonna nel 2000. Niente di più vero, forse ancor di più per la comunità LGBTQ, che nella musica ha sempre trovato una forza unificatrice e rivoluzionaria. Lo mette bene in luce David Bowie Made Me Gay di Darryl W. Bullock – firma di testate come The Guardian e Pitchfork – in questo libro che esce per la prima volta in Italia per Il Castello Editore.

La musica queer celebrata in un libro

Pochi sono stati i lavori che si sono concentrati sugli artisti queer e sull’influenza che hanno avuto nella musica contemporanea. David Bowie Made Me Gay vuole quindi celebrare il contributo che questi musicisti hanno dato non solo alla musica, ma anche alla causa dei diritti civili affrontando persecuzioni, discriminazioni e piaghe come l’AIDS.

A loro si deve quella che a tutti gli effetti può essere considerata la colonna sonora (spesso molto sofferta) della lotta per l’uguaglianza che ancora oggi ha bisogno di essere portata avanti con coraggio e, purtroppo, una certa dose di necessità.

Il libro mette l’accento anche sul fatto che molti (per non dire quasi tutti) artisti LGBTQ siano stati costretti a nascondere il proprio orientamento per diverso tempo. Una vera e propria ingiustizia, se si pensa che quelle stesse persone “erano lì, quando veniva concepito il jazz. Eravamo nel reparto maternità mentre nasceva il blues”.

David Bowie Made Me Gay, copertina
Copertina del libro “David Bowie Made Me Gay” (Il Castello Editore).

L’impatto di David Bowie sulla musica queer

Ma che cosa c’entra David Bowie, tirato in ballo sin dal titolo? “Per me era come una luce in fondo a un tunnel molto buio. Mi faceva sentire rappresentato, sapevo che non ero solo” ha dichiarato Boy George. “Riusciva a incarnare alla perfezione le emozioni e le esperienze di un adolescente gay. Ci sentivamo alieni nel nostro stesso corpo” sono state invece le parole di Kid Congo Powers. La sintesi migliore, però, forse l’ha fornita il regista Guillermo Del Toro: “Bowie esisteva per far sapere a noi emarginati che la stranezza è un dono prezioso. Ha cambiato il mondo”.

Effettivamente, benché il “Duca Bianco” non sia stato il primo a esporsi, fu la prima icona rock a parlare in maniera molto aperta della propria sessualità, anche se molti nutrono ancora oggi dubbi sulla genuinità dei suoi presunti coming out come uomo gay talvolta e come bisessuale talaltra.

Come la musica queer ha cambiato il mondo delle 7 note

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Il libro è un excursus sulla storia della musica leggera, e attraversando i decenni dello scorso millennio non può non incrociare i cambiamenti sociali e culturali che hanno investito il vecchio e il nuovo continente.

Si va dal jazz dei primi del Novecento con una figura come Tony Jackson, che visse apertamente la propria omosessualità in un’epoca in cui era una scelta rara, alle pioniere del blues Bessie Smith e Gertrude “Ma” Rainey che non facevano mistero della propria bisessualità cantando le gioie del fare sesso tra donne.

La rivoluzione dei moti di Stonewall

Se dopo la seconda guerra mondiale i performer LGBT sono tornati “nell’armadio” a causa di una cultura che esaltava la figura di un uomo forte e virile, è in seguito ai moti di Stonewall che le cose hanno ripreso a cambiare: nella comunità serpeggiava una maggiore consapevolezza politica e, al tempo stesso, la musica queer si infiltrava nel mainstream.

Gli anni del glam rock, con i look adrogini ed eccentrici, contribuirono a sfumare i confini tra etero e gay. Una sessualità fluida che in diversi casi serviva anche a vendere dischi e ottenere visibilità sulla stampa.

La prima volta queer del country

Da evidenziare anche la rivoluzione che si verificò nella musica country, da sempre genere per “veri uomini”, con l’album Lavender Country di Patrick Haggerty uscito nel 1973. È questo infatti, il primo album country dichiaratamente gay.

La musica queer oggi

Gli anni ’90 hanno visto un prepotente ritorno dell’omofobia in diversi generi musicali, a partire dall’hip hop, prima di una nuova ondata di libertà che ai giorni nostri ha portato diverse stare a fare coming out. Gli artisti, almeno nel mondo occidentale, si sentono sempre più liberi di esprimersi. Il pregiudizio, seppur a fatica, sembra scemare e l’industria discografica è ben contenta di dare voce ad artisti chiaramente LGBT. Billie Eilish, Sam Smith, Chappell Roan, Troye Sivan sono solo alcuni nomi di popstar che oggi dominano le classifiche senza fare mistero del proprio orientamento.

“Per quanto mi riguarda, mi piacerebbe vivere in un mondo che non ha bisogno di etichette” spiega il musicista britannico Tom Robinson in chiusura di libro. “Le etichette contribuiscono a definire le diversità delle persone. Diventa tutto un noi e loro, e abbiamo sofferto abbastanza nelle vesti di quel loro. Siate voi stessi, siate fieri di quello che siete e non lasciate che qualcuno vi dica come vivere la vita”.

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