32enne attrice messicana, Nava Mau è esplosa quest’anno grazie al ruolo di Teri in Baby Reindeer, che l’ha portata a strappare una candidatura al Premio Emmy come migliore attrice non protagonista in una miniserie. Nel 2019 protagonista, regista, produttrice e sceneggiatrice del cortometraggio Waking Hour, Nava ha girato anche 16 episodi di Generation, nel 2021, e diretto la serie Hidden Canyons, mentre nel 2025 sarà nella 5a stagione di You. Donna trans, Mau ha iniziato a lavorare come assistente legale con immigrati sopravvissuti a violenza, per poi diventare peer counselor, oltre a svolgere attività di patrocinio per le persone LGBTQ+ vittime di violenza.
Non solo persona dichiaratamente trans ma anche attivista, con coscienza assoluta dell’omotransfobia che pervade la società tutta, spesso alimentata da quel Vaticano che ha recenetemente accolto Nava Mau. A darne notizia la stessa attrice, che ha raccontato il suo incontro privato con Papa Francesco.
Nava Mau in Vaticano con il Papa
“Quest’anno è stato pieno di momenti che non mi sono sembrati reali, e che ancora oggi non mi sembrano reali, e questo è uno di quelli che sicuramente non era sulla mia cartellina del bingo”, ha scritto Nava su Instagram. “Mai nella mia vita avrei immaginato di sedere accanto al papa nella sua residenza, per poi parlare con lui per un’ora insieme a sei sostenitori LGBTQ da tutto il mondo”.
“Gli ho raccontato della mia educazione, del mio lavoro con i sopravvissuti alla violenza e di come la comunità sia stata la mia fede. Gli ho parlato di Baby Reindeer e di cosa significasse per così tanti milioni di persone in tutto il mondo conoscere una donna trans che è forte, padrona di sé e amata. Gli ho parlato di mia nonna, che era la mia migliore amica e che sarebbe stata molto orgogliosa di me. Era lì con noi quel giorno. Purtroppo ho perso tutte le altre foto del viaggio, ma questi due giorni mi hanno indubbiamente riportato allo spirito delle comunità che lottano per la sopravvivenza, la dignità e la giustizia. Sì, questi due giorni sono stati sacri. Le parole di commiato del papa sono state che ci augura tutto l’amore e la felicità che desideriamo e che dovremmo continuare a lottare. Non dimenticherò mai la sua benedizione. Ho incontrato attivisti dall’Uganda e dal Ghana che rappresentano comunità LGBTQ che resistono, contro leggi che arrivano a punire la nostra esistenza con la pena di morte. Mentre assistiamo a un aumento degli attacchi politici contro le persone queer e trans negli Stati Uniti, sono colpita dal loro coraggio incrollabile. La loro determinazione e fede dovrebbero guidarci tutti, perché non saremo liberi finché tutti non saranno liberi. Dobbiamo combattere insieme questa lotta”.
Papa Francesco e il suo rapporto con la comunità LGBTQIA+
Parole che stridono, se pronunciate dalla Santa Sede, per quanto Papa Francesco da tempo accolga attivisti e comunità LGBTQIA+ in Vaticano. Un anno fa il pontefice aveva invitato a pranzo un gruppo di donne trans del litorale romani. Due mesi fa il Santo Padre ha incontrato persone trans e intersex, con i loro genitori, mentre in estate aveva incontrato gli attivisti LGBTI dell’Uganda, condannando la feroce legge anti-gay africana. Ma Bergoglio è lo stesso Papa che in privato rivela di non volere più seminaristi gay, utilizzando parole offensive nei confronti della comunità (“nella Chiesa c’è troppa aria di fr*ciaggine”), etichettando la fantomatica ideologia gender come “il pericolo più brutto del nostro tempo”. Un anno prima, sfidando Trump, sottolineò invece come “anche le persone transessuali sono figlie di Dio. La Chiesa è aperta a tutti“.
Tutto il suo pontificato è stato un trionfo di dichiarazioni apparentemente contrastanti, tra presunte aperture (“Chi sono io per giudicare?”) e altrettanto nette e violente chiusure, consigliando addirittura la “psichiatria per i bambini gay“.


