Scott Bessent, 62 anni, ex pupillo di George Soros e figura di spicco nel mondo della finanza globale, è il nuovo Segretario del Tesoro scelto da Donald Trump. Se la sua nomina sarà confermata, Bessent è il primo membro apertamente gay a ricoprire questo ruolo in un’amministrazione repubblicana ed è il primo membro apertamente LGBTI dell’amministrazione Trump. Bessent sarà la persona LGBTI con la più alta carica istituzionale mai avuta negli USA da una persona LGBTI. Possiamo affermarlo con sicurezza. Se confermato come Segretario del Tesoro, Scott Bessent sarà il primo uomo apertamente gay a ricoprire un ruolo così elevato e influente in un’amministrazione repubblicana, e probabilmente il più alto incarico istituzionale mai affidato a un membro dichiaratamente gay nella storia degli Stati Uniti. Questo traguardo lo pone sopra figure come Pete Buttigieg, Segretario dei Trasporti nell’amministrazione Biden, poiché il Dipartimento del Tesoro è storicamente considerato un pilastro centrale del governo americano, con un peso strategico e simbolico enorme.
Una carriera segnata da successi straordinari, grande esperienza nei mercati globali, pragmatismo politico, Trump (che ha appena fatto sapere che rimuoverà tutte le persone trans dall’esercito USA) ha scelto Scott Bessent per bilanciare le sue politiche protezionistiche e rassicurare Wall Street, affidandogli il compito di gestire il debito pubblico, implementare i dazi come strumento negoziale e ridefinire la politica monetaria americana in vista di un “nuovo Rinascimento economico” per gli Stati Uniti. Trump ha promesso una nuova Età dell’Oro, e per farlo affiderà a Bessent il compito, tra le altre cose, di alzare i dazi su merci importate, anche dall’Italia (e non solo).
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L’alunno di Yale e il pupillo di Soros
La storia di Scott Bessent è quella di un uomo che si è mosso agilmente tra due mondi apparentemente inconciliabili. Studente brillante a Yale, si laureò in scienze politiche, un campo che suggerisce l’ambizione di capire e forse dominare il tessuto politico ed economico del mondo. Lì, era più di un semplice studente: editore del prestigioso Yale Daily News e presidente della Wolf’s Head Society, costruì una rete di contatti che avrebbe plasmato il resto della sua vita.
Dopo la laurea, il giovane Bessent trovò casa nei mercati finanziari. Fu sotto la guida di Jim Rogers e, soprattutto, George Soros che imparò le regole del gioco, ma anche l’arte di riscriverle. Alla Soros Fund Management, si guadagnò fama e fortuna orchestrando, insieme a Stan Druckenmiller, la leggendaria scommessa contro la sterlina britannica. Era il 1992, e il Regno Unito vacillava mentre Soros e il suo team accumulavano miliardi. Tuttavia, Bessent non era solo un operatore di mercato; era un uomo che comprendeva il potere delle relazioni. La sua posizione gli aprì le porte della corte britannica: Carlo e Camilla lo accolsero a Buckingham Palace e lo invitarono nella loro cerchia ristretta. Incredibile, ma vero.
L’ascesa e il ritorno
Dopo aver lasciato Soros nel 2000 per fondare il proprio hedge fund, Bessent si reinventò più volte, affinando le sue abilità come consulente finanziario e, infine, come leader di Key Square Group, un fondo lanciato con un investimento iniziale di 2 miliardi di dollari proveniente, ironicamente, dallo stesso Soros. Questo continuo ciclo di partenze e ritorni definisce la carriera di Bessent: un uomo che sa quando restare e quando reinventarsi, un camaleonte in grado di cambiare pelle senza mai perdere il controllo.
The media won’t say it. Nor should they have to because his qualifications are great. As a gay man I want to. @realDonaldTrump nominates an openly gay Secretary of Treasury #ScottBessent with a husband and 2 kids. Gays stop saying Trump is anti gay. Let’s celebrate this. pic.twitter.com/LvdxGnjTG3
— Blane LeBron (@livinglabron) November 23, 2024
Sposato con un uomo, padre di due figli avuti da GPA
Sul piano personale, Bessent non ha mai nascosto chi fosse. Sposato con John Freeman, un ex procuratore di New York, ha costruito una famiglia con due figli, avuti grazie alla gestazione per altri. Così, dopo la contraddittoria amicizia con Elon Musk, padre anche grazie alla GPA, Meloni dovrà vedersela anche con Scott Bessent, gay e padre di due bambini nati da gestazione per altri (GPA), appena reso reato universale in Italia grazie a una legge voluta fortemente proprio da Giorgia Meloni.
Nonostante una vita apertamente da marito e padre omosessuale, il matrimonio e la paternità non sono mai stati utilizzati come strumenti di rivendicazione politica da Bessent, che preferisce il silenzio eloquente di chi vive la propria verità senza la necessità di dichiararla ad alta voce. La sua posizione come primo membro apertamente gay di un’amministrazione repubblicana al livello ministeriale solleva interrogativi. È davvero un simbolo di progresso, o è semplicemente un uomo pragmatico che sa come adattarsi alle circostanze? Forse entrambe le cose. Forse nessuna.
You aren’t going to lose any rights because you’re #gay. Enough already. #scottbessent pic.twitter.com/kfDzDbm98H
— dmoanon (@dmoanon) November 23, 2024
Il ponte ambiguo tra due visioni dell’America
La nomina di Bessent a Segretario del Tesoro rappresenta un gioco di equilibri. Per Trump, è la mossa perfetta: un volto che rassicura Wall Street e, allo stesso tempo, un simbolo che può essere venduto alla base elettorale come un esempio di diversità. Per i suoi detrattori, invece, Bessent è l’incarnazione del “business as usual” l’antitesi delle promesse populiste che avevano portato Trump alla vittoria, come scrive The Advocate, uno dei più influenti periodici queer americani.
Eppure, il fascino di Bessent sta proprio nella sua ambiguità. È un sostenitore del libero mercato che tuttavia sostiene l’importanza dei dazi come strumenti negoziali (auguri al Made in Italy). È un critico del debito pubblico che, al contempo, sostiene l’estensione dei tagli fiscali. È, insomma, un uomo che non teme di operare nelle zone grigie, sapendo che è lì che si decide il destino delle nazioni. Trump ha scelto un uomo gay di centro liberale per uno dei ruoli più delicati e importanti della sua amministrazione.
L’arte del compromesso
Nella vita di Scott Bessent, la sfida di salire a bordo dell’amministrazione Trump sarà la prova delle prove. Dovrà navigare tra le richieste di Trump per un protezionismo aggressivo e le necessità di un’economia globale sempre più interconnessa (quindi: ok amici dell’Italia di Meloni, ma le borse Prada e la pasta De Cecco in USA costeranno di più). Bessent sarà chiamato a decidere il futuro della Federal Reserve, a negoziare con leader stranieri e a mantenere la fiducia di mercati che guardano con ansia ogni sua mossa.
L’America conservatrice lo accetterà?
Come reagirà la pancia dell’America profonda, così arrabbiata e desiderosa di non avere più scrupoli e mettere il proprio paese prima di tutto? Il popolo di Trump accetterà un uomo gay, padre di due figli nati con GPA, liberale di centro che prenderà decisioni esecutive di forte impatto sulla vita degli americani (e anche degli italiani e non solo)? La sfida di Bessent potrebbe essere quella di riconciliare le diverse anime del suo stesso paese: l’America che lo ha accolto come figlio del Sud, ma che spesso respinge ciò che rappresenta; l’America che celebra il successo individuale, ma fatica ad accettare la diversità.
Scott Bessent non è un eroe, né un villain. È un uomo complesso, fatto di sfumature, che incarna tanto il meglio quanto il peggio del sogno americano. Un uomo che con il proprio grigiore ha illuminato un’intera carriera. La sua storia non è una linea retta, ma un intreccio di ambizioni, compromessi e contraddizioni. In questo senso, è un simbolo perfetto per un’epoca in cui la politica e l’economia non sono più semplicemente strumenti di progresso, ma campi di battaglia identitari, per definire chi siamo e chi vogliamo essere. Tanti cari auguri alla Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, al ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti e (perché no) anche al ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo D’Urso.
