Tokyo, capitale del Giappone, è formata da 23 Quartieri Speciali di fatto autonomi, con un governo locale e 23 sindaci. Ebbene alcuni di questi hanno ufficialmente chiesto al governo centrale più diritti per le coppie dello stesso sesso.
Giappone e il matrimonio egualitario, si muovono i sindaci di Tokyo
Alcuni di questi quartieri speciali hanno già consentito alle coppie dello stesso sesso di registrare le proprie relazioni, ma questo non garantisce loro le stesse libertà civili e i privilegi delle coppie eterosessuali regolarmente sposate. Il sindaco del distretto di Suginami, Satoko Kishimoto, ha dichiarato al Japan Times che è “essenziale sancire per legge il matrimonio tra persone dello stesso sesso“, chiedendo al governo di equiparare il matrimonio egualitario a quello “tradizionale“.
Kishimoto e i sindaci di altri nove distretti di Tokyo hanno presentato una richiesta al governo all’inizio di dicembre, chiedendogli di intervenire il prima possibile. I 10 sindaci hanno indicato la copertura assicurativa sanitaria per i familiari a carico come uno dei diritti che le coppie dello stesso sesso non hanno, rispetto alle coppie eterosessuali, senza dimenticare le disuguaglianze in termini di occupazione, alloggio e istruzione, figlie di una mancata legge contro la discriminazione LGBTQIA+. Insieme all’Italia, il Giappone è l’unico Paese del G7 a non aver ancora approvato il matrimonio egualitario, nonostante il 70% della popolazione giapponese sia favorevole.
La sentenza dell’Alta Corte
Il mese scorso l’Alta Corte di Tokyo ha emesso una sentenza che sconfessa il divieto al matrimonio egualitario, dichiarandolo incostituzionale e “una discriminazione infondata basata sull’orientamento sessuale”. Un attacco indiretto all’operato dell’attuale esecutivo ultraconservatore del Partito Liberal Democratico, rifiutatosi più volte di trattare la questione in un quadro contrapposto di crescente pressione giuridica, con sette verdetti dal 2021 – l’ultimo a marzo di quest’anno emesso dall’Alta Corte di Sapporo – contro un’unica sentenza a favore del divieto. “Il principio costituzionale di uguaglianza non può più tollerare questa esclusione”, ha rimarcato l’Alta Corte, perché viola la dignità degli individui e l’uguaglianza tra i sessi.
Nonostante le ultime sentenze, la magistratura giapponese non ha il potere di annullare le leggi esistenti sul matrimonio, poiché a dover legiferare è la Dieta Nazionale del Giappone, ovvero l’organo legislativo. Attualmente, il più grande ostacolo al matrimonio egualitario è il partito conservatore al potere Liberal Democratic Party, se non fosse per il nuovo Primo Ministro Shigeru Ishiba, dichiaratamente favorevole alla sua approvazione rispetto al predecessore Fumio Kishida. Ex banchiere cristiano, Ishiba è uno degli esponenti più “di sinistra” sulle tematiche dei diritti civili all’interno della destra giapponese. Che il 2025 possa essere l’anno della svolta per i diritti LGBTQIA+ nipponici?
