Italia, comunità LGBTIAQ+ sotto assedio: firma la petizione “IO NON STO COL BRANCO”

Per proibire tutte le forme di "terapie riparative”, riconoscendo e tutelando la libertà, l'uguaglianza e la salute di ogni individuo, indipendentemente dal suo orientamento sessuale o identità di genere. Firma anche tu!

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A Ivano e Alfredo (sulla destra) è successo a Milano, il 22 dicembre. Si tenevano per mano e sono stati picchiati. A Stephano e Matteo (sulla sinistra) è successo a Roma, la notte di Capodanno. Si tenevano per mano e sono stati picchiati.
A Ivano e Alfredo (sulla destra) è successo a Milano, il 22 dicembre. Si tenevano per mano e sono stati picchiati. A Stephano e Matteo (sulla sinistra) è successo a Roma, la notte di Capodanno. Si tenevano per mano e sono stati picchiati.
3 min. di lettura

Il 2025 italiano è iniziato sotto il segno dell’omotransfobia, con aggressioni tra Torino, Bologna e a Roma a cui è seguito l’assordante silenzio del Governo Meloni.  E non che il 2024 fosse stato tanto diverso.

Ecco perché dopo la piazza romana di sabato scorso, con mille persone che hanno invaso il Pigneto per dire basta all’odio, decine di associazioni LGBTQIA+ si sono ritrovate per lanciare l’idea di un pacchetto “emergenza arcobaleno” da presentare alla politica nazionale, per fermare la cultura della devianza.

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Un pacchetto che chiede di estendere la Legge Mancino a orientamento sessuale e identità di genere, finanziare programmi di educazione sessuale, ritirare ricorsi e circolari del Governo contro le famiglie arcobaleno, garantire l’accesso ai farmaci salvavita per le persone trans* e vietare tutte le pratiche di conversione. Perché il tempo della “solidarietà” a parole è finito. Bisogna agire, subito, smettendola di soffiare sul fuoco della discriminazione.

La campagna “Io non sto col branco”

Italia, comunità LGBTIAQ+ sotto assedio: firma la petizione "IO NON STO COL BRANCO" - La campagna 22Io non sto col branco22 - Gay.it

In tal senso ha preso forma una campagna firmata Meglio a Colori, “Io non sto col branco”, nata con l’obiettivo di porre un argine alla cultura della devianza sulle persone LGBTQIA+ in Italia. L’obiettivo delle 20.000 firme è ormai pronto a cadere, con 16.729 nominativi già registrati sulla piattaforma AllOut.

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D’altronde l’identità di genere e l’orientamento sessuale sono a pieno titolo diritti fondamentali della persona che si realizzano nella vita di relazione, come dice la Corte Costituzionale. Tuttavia, si legge nella petizione, c’è chi si ostina a ignorarlo e tenta di “modificarli” o “correggerli” prendendo di mira le persone lesbiche, gay, bisessuali, asessuali, transgender, non binarie e chiunque manifesti espressioni di genere considerate non conformi a una presunta normalità. Si tratta di sedicenti professionalità in ambito sanitario, di soggetti vicini all’estremismo religioso, consulenti che a vario titolo mettono in atto trattamenti subdoli e invasivi, supportati da una sempre più diffusa retorica della devianza nei confronti di qualsiasi diversità che mette in discussione le libertà individuali di ogni persona, si legge nella petizione.

La scienza, da almeno un trentennio, considera l’omosessualità e la bisessualità varianti naturali del comportamento umano e l’identità di genere, anche quando non congruente rispetto al sesso assegnato alla nascita, viene annoverata come una mera condizione della sessualità umana, senza alcuna diagnosi di malattia (Organizzazione Mondiale della Sanità 1990 e 2019).

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Secondo gli ultimi dati della FRA (European Union Agency for Fundamental Rights – EU LGBTIQ Survey III), il 24% delle persone LGBTIQ in tutta Europa ha sperimentato le pratiche di conversione, mentre il 3% ne è stato sopraffatto. In Italia la percentuale è del 18%, 1 persona su 5, che corregge in peggio la stima del 10% della Società Italiana di Andrologia (2020). Queste pratiche provocano danni alla salute psicofisica delle persone e sono associate a un aumento del rischio di suicidio (Rapporto dell’Esperto indipendente delle Nazioni Unite del 2020). Tra i tentativi di conversione sono stati documentati: somministrazione di ormoni, ricorso alla masturbazione forzata, terapie del dolore, ipnosi, internamento in cliniche, campi e centri, pseudo consulenze psicologiche e religiose, esorcismi e persino elettroshock. Le Nazioni Unite le hanno definite trattamenti disumani e degradanti, paragonabili alla tortura.

Alcuni paesi – come Canada, Ecuador, Nuova Zelanda, Malta, Germania, Francia, Grecia, Spagna e Cipro – hanno già approvato leggi che vietano queste pratiche, mentre in Italia non esiste neppure una norma che protegga la salute, il benessere e i diritti delle persone LGBTQIA+, lasciandole esposte a ogni sorta di rischio proveniente dai tentativi di modificarle. Il Parlamento Europeo, l’Unione Europea e il Consiglio d’Europa si sono più volte espressi sulla necessità di vietare queste pratiche. Meglio a Colori è nata proprio con l’obiettivo di rendere illegali le teorie riparative anche nel Bel Paese.

La petizione “Io non sto col Branco“, che nella giornata di oggi è stata ricondivisa centinaia di volte su Instagram, sostiene il progetto di legge che proibisce tutte le forme di “terapie riparative”, riconoscendo e tutelando la libertà, l’uguaglianza e la salute di ogni individuo, indipendentemente dal suo orientamento sessuale o identità di genere.

Realtà promotrici: Gaynet – Formazione e Comunicazione sui temi LGBTQIA+, Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI+, ARCIGAY – Associazione LGBTI+ Italiana, MIT – Movimento Identità Trans, AGEDO – Associazione genitori, parenti, amiche e amici di persone LGBT+, Libellula Italia APS, Gender X, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno – Associazione genitori omosessuali, Rete Genitori Rainbow, Genderlens, ALFI – Associazione Lesbica Femminista Italiana, ARCO – Associazione Ricreativa Circoli Omosessuali, AGAPANTO aps. Anzian* LGBTQ+, I Sentinelli di Milano, AMIGAY aps, CEST Centro Salute Trans e Gender Variant, NUDI – Nessuno Uguale Diversi Insieme, TGenus, EDGE LGBTI+ leaders for change, Cammini di Speranza, Tenda di Gionata, Dì Gay project, Omphalos LGBTI, Possibile LGBTI+, Antinoo Arcigay Napoli, Pride Vesuvio Rainbow, Pochos, Napoli Pride, Vesuvio Pride e Coordinamento Campania Rainbow.

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Thomas Arpino 10.1.25 - 17:33

Sono gay, e nel 2025 sono stanco di essere giudicato per il mio orientamento sessuale. Per favore, anche chi non è LGBTQIA+ diventi nostro alleato che così riusciamo a sconfiggere l'omotransfobia viva la libertà sempre ✊️‍️‍⚧️