Ghana, la legge anti-LGBTQIA+ enterà ufficialmente nell’agenda governativa: strada spianata all’approvazione

Il neopresidente John Dramani lo ha annunciato nella prima, grande conferenza pubblica post-elezione. Organizzata da integralisti religiosi.

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Il neoeletto presidente ghanese, John Dramani Mahama, ha annunciato ufficialmente la reintroduzione del Promotion of Proper Human Sexual Rights and Ghanaian Family Values Bill – il discusso disegno di legge anti-LGBTQIA+ – come proposta governativa.

“Io, in quanto cristiano, sostengo il principio e i valori secondo cui esistono solo due generi, uomo e donna, e che il matrimonio è tra un uomo e una donna. Ho parlato con il presidente del Parlamento affinché il rinnovo dell’ormai scaduto ‘Proper Family Values Bill’ venga presentato come un disegno di legge governativo anziché come una proposta di un singolo parlamentare, e spero che questa consultazione porti alla reintroduzione del ‘Proper Family Values Bill'”.

La conferma di quanto ipotizzato dagli osservatori nelle scorse settimane è arrivata il 28 febbraio, durante la sua prima grande conferenza pubblica dopo l’insediamento, all’evento religioso Fellowship with the Clergy, organizzato dalle frange integraliste all’Accra International Conference Centre.  Una netta inversione di rotta rispetto ai tentennamenti del suo predecessore, Nana Akufo-Addo: se prima il provvedimento aveva subito una serie di ostacoli legali e politici che ne avevano rallentato l’iter fino alla scadenza naturale, ora gode di una strada spianata verso l’approvazione definitiva.

Per la comunità LGBTQIA+ ghanese, già pesantemente stigmatizzata e privata dei diritti fondamentali, l’approvazione rappresenterebbe una catastrofe annunciata. Con pene detentive per chiunque sia anche solo sospettato di essere omosessuale e restrizioni draconiane sulla libertà di espressione e di associazione, il Ghana rischia di trasformarsi in uno dei paesi più repressivi dell’Africa in materia di diritti umani.

Cosa prevede il disegno di legge anti-LGBTQIA+?

La versione originale del disegno di legge, presentata per la prima volta nel 2021, prevedeva un inasprimento drastico della legislazione già fortemente discriminatoria nei confronti delle persone LGBTQIA+. Il provvedimento criminalizza non solo le relazioni omosessuali – già tecnicamente illegali in Ghana – ma anche qualsiasi forma di “promozione” dell’identità queer. Ecco alcuni dei punti chiave del testo:

  • Pene detentive fino a 3 anni per chiunque sia coinvolto in relazioni omosessuali.
  • Condanne da 6 a 10 anni per chiunque promuova, finanzi o faciliti attività LGBTQIA+, inclusa la semplice produzione di contenuti o il sostegno alle organizzazioni per i diritti umani.
  • Divieto assoluto di qualsiasi associazione LGBTQIA+, con conseguente scioglimento forzato di tutte le realtà attiviste.
  • Criminalizzazione dell’“alleanza” con la comunità LGBTQIA+, con punizioni anche per chi sostiene pubblicamente la causa.
  • Interdizione dell’adozione e dell’affidamento per le persone LGBTQIA+ e ulteriore inasprimento delle normative sui matrimoni tra persone dello stesso sesso.
  • Possibilità per le autorità di imporre “terapie correttive”, una misura che, sebbene omessa nella versione finale del testo, potrebbe rientrare nelle nuove proposte.

Si tratta di una delle legislazioni più repressive mai proposte nel continente africano, dopo quella ugandese. La criminalizzazione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, unita alla sistematica repressione delle libertà di associazione ed espressione, rischia di scatenare un’ondata di persecuzioni legali e sociali senza precedenti.

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Un iter travagliato, tra rinvii e ostacoli legali

Il percorso del disegno di legge è infatti stato tortuoso sin dal principio. Presentato per la prima volta in Parlamento nel 2021, è riuscito a superare con relativa facilità la prima lettura, grazie a un consenso trasversale tra le forze politiche, ma anche da parte della società civile. La vera battaglia, però, è iniziata quando il testo è stato sottoposto all’esame della Commissione per gli Affari Costituzionali, Legali e Parlamentari, che ha avviato un iter di consultazioni pubbliche.

Le opposizioni al disegno di legge non sono mancate, sia a livello locale che internazionale. Organizzazioni per i diritti umani, istituzioni internazionali e persino alcuni esponenti della società civile ghanese hanno denunciato la deriva autoritaria della proposta, evidenziandone la violazione di principi costituzionali e trattati internazionali.

Nel frattempo, il governo ghanese si è trovato sotto la pressione della comunità internazionale: Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite hanno espresso forti preoccupazioni, minacciando tagli ai finanziamenti e alle partnership economiche con Accra.

Il vero colpo di scena è però arrivato nel 2024. Dopo aver superato la terza lettura in Parlamento con un voto unanime il 28 febbraio, il disegno di legge è rimasto in una sorta di limbo legale. L’ex presidente Akufo-Addo, consapevole delle implicazioni economiche e diplomatiche di una sua firma, ha tergiversato per mesi, lasciando il provvedimento in attesa della promulgazione ufficiale.

La decisione di posticiparne la firma fino alla fine del suo mandato ha di fatto congelato il processo: con le elezioni presidenziali del 2024 e l’avvicendamento al potere, la legge è tecnicamente decaduta.

Ora, con Mahama alla guida del Paese, la situazione è radicalmente cambiata. L’ex presidente, già al potere dal 2012 al 2017, ha sempre mantenuto una posizione ambigua sui diritti LGBTQIA+. Il che non gli ha però impedito di fare leva sulla retorica conservatrice durante la campagna elettorale per consolidare il sostegno delle fasce più tradizionaliste della popolazione.

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Se il provvedimento verrà approvato, il Ghana si unirà a una lunga lista di paesi africani che stanno stringendo la morsa sulle libertà civili delle persone LGBTQIA+. Dall’Uganda alla Nigeria, passando per il Kenya, la Tanzania, e decine di altri, l’ondata conservatrice che sta attraversando il continente trova terreno fertile in un’alleanza tra istituzioni politiche e movimenti religiosi estremisti, alimentata da campagne disinformative calate dall’alto e da una crescente ostilità nei confronti delle influenze occidentali.

Il rischio, ora, è che questa nuova versione della legge sia ancora più rigida rispetto alla precedente. L’assenza di veri contrappesi istituzionali e la convergenza di interessi tra il governo e i gruppi religiosi ultraconservatori potrebbero portare a una repressione su larga scala della comunità LGBTQIA+, con conseguenze devastanti in termini di diritti umani.

L’unica incognita rimane il peso della pressione internazionale. Se nel 2024 la comunità internazionale ha avuto un ruolo nel rallentare l’iter della legge, oggi lo scenario appare più incerto. Con l’Africa sempre più orientata verso nuovi partner economici come la Cina e la Russia, il Ghana potrebbe sentirsi meno vincolato ai richiami di un Occidente sempre meno allettante, e procedere senza indugi verso una legislazione che rischia di segnare un nuovo capitolo buio nella storia del Paese. Nel frattempo, per le persone LGBTQIA+ ghanesi, la speranza si fa sempre più flebile.

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