Mesi di rinvii, tensioni istituzionali e battaglie legali hanno portato alla definitiva decadenza in Ghana del controverso Promotion of Proper Human Sexual Rights and Ghanaian Family Values Bill, più noto come Anti-LGBT Bill. Ma – in questo delicatissimo periodo storico – sarebbe ingenuo considerare la minaccia ormai dissolta.
E, parallelamente, prende forma una strategia ancora più insidiosa: l’introduzione forzata dei cosiddetti “valori tradizionali” nei curricula scolastici. Un’espressione che, in questo contesto, appare come un velato tentativo di indottrinamento anti-LGBTQIA+, mirato a soffocare sul nascere ogni forma di libera espressione e autodeterminazione.
Ghana, la legge anti-LGBTQIA+ è “morta”, ma il progetto resta più vivo che mai
Facciamo un passo indietro. Lo scorso 28 febbraio, il Parlamento ghanese ha approvato con una maggioranza schiacciante il Promotion of Proper Human Sexual Rights and Ghanaian Family Values Bill, meglio noto come anti-LGBT Bill, tra gli applausi delle forze conservatrici e delle chiese evangeliche che da anni spingono per la criminalizzazione della comunità queer.
Eppure, nonostante l’entusiasmo con cui è stato accolto, il disegno di legge non ha mai raggiunto la scrivania del presidente Nana Akufo-Addo per la firma definitiva. Due ricorsi presso la Corte Suprema ne hanno temporaneamente congelato l’iter, e quando i giudici li hanno respinti lo scorso dicembre, era ormai troppo tardi: con la fine del mandato parlamentare, la legge è decaduta automaticamente, come previsto dalla prassi legislativa ghanese.
Fine della storia? Tutt’altro. In una recente intervista rilasciata a un’emittente evangelica, il neoeletto presidente John Dramani Mahama ha lasciato intendere che il provvedimento potrebbe tornare in auge, ma sotto una nuova veste: non più un’iniziativa parlamentare, bensì una proposta governativa. In altre parole, l’esecutivo sembra voler assumere il controllo diretto dell’iter legislativo, mettendo al riparo la legge da intoppi procedurali e lungaggini istituzionali.
Ma la strategia repressiva non si esaurisce qui: il nuovo assetto governativo sta paventando infatti l’introduzione di un’educazione scolastica modellata sui cosiddetti “valori tradizionali”, con l’obiettivo di rafforzare la narrazione secondo cui l’omosessualità e le identità di genere non conformi sarebbero elementi estranei e incompatibili con la cultura ghanese. Un’operazione che punta a scolpire pregiudizi fin dall’infanzia, creando un humus fertile per future politiche repressive e per una stigmatizzazione sistemica delle persone LGBTQIA+ – come se non bastasse il già l’attuale pervasivo clima di ostilità.
“Il nuovo presidente ha chiesto che il disegno di legge venga ripresentato come iniziativa governativa e si è parlato anche di integrare il Family Values Bill nei programmi scolastici – spiega Prince Frimpong, attivista LGBTQIA+ – Queste mosse hanno acceso un intenso dibattito pubblico, ma purtroppo stanno anche alimentando un clima di intolleranza sempre più diffuso. Di conseguenza, le persone queer stanno affrontando livelli crescenti di discriminazione in ogni aspetto della loro vita“.
Ghana, lo zampino di Putin nella persecuzione della comunità LGBTQIA+
La situazione in Ghana va però osservata nel più ampio scenario geopolitico in cui BRICS e Occidente si contendono l’influenza sul continente africano. Da anni, la Russia di Vladimir Putin ha affinato una strategia di soft power che sfrutta la retorica anti-LGBTQIA+ come strumento di egemonia culturale, proponendosi come baluardo contro la presunta “decadenza morale” dell’Occidente.
C’è una guerra anti-LGBTI globale guidata da Putin e mira a destabilizzare le democrazie occidentali
Attraverso media filorussi e campagne mirate, Mosca si accredita dunque come la custode dei “valori tradizionali”, contrapponendosi a un’Europa e a un’America dipinte come corrotte dalla promozione dei diritti LGBTQIA+. Una narrativa che si salda perfettamente con gli interessi delle élite politiche e religiose locali, che la utilizzano per legittimare restrizioni e derive autoritarie, mentre i governi africani trovano in essa un pretesto per rafforzare il controllo sociale e distogliere l’attenzione da problematiche ben più urgenti. A scapito della sicurezza e della dignità di migliaia di persone.
“Personalmente, sto avendo grosse difficoltà ad accedere alle cure mediche a causa delle discriminazioni subite nelle strutture sanitarie – racconta Frimpong – Inoltre, da quando il mio indirizzo è stato diffuso online, mi trovo costrettə a spostarmi continuamente da un’amicə all’altro, una situazione estremamente complicata da gestire“.
Ghana, cosa prevede la legge anti-LGBT
Se verrà riproposto, l’anti-LGBT Bill rischia di diventare uno dei più severi al mondo in materia di repressione delle persone queer. Il testo approvato a febbraio prevedeva pene fino a 3 anni di carcere per chiunque fosse coinvolto in relazioni tra persone dello stesso sesso, e fino a 10 anni per chiunque promuovesse o finanziasse attività legate alla comunità LGBTQIA+. Ma non è tutto: la legge vietava qualsiasi forma di assistenza sanitaria per le persone transgender, criminalizzava l’attivismo e imponeva l’obbligo per i cittadini di denunciare amici, parenti e vicini sospettati di essere queer.
Nonostante le critiche della comunità internazionale e le minacce del ritiro degli aiuti, il Parlamento ghanese aveva difeso strenuamente la misura come un “necessario baluardo morale” contro l’Occidente. Organizzazioni per i diritti umani, dall’ONU a Human Rights Watch, hanno denunciato la deriva autoritaria e il pericolo di persecuzioni sistematiche, ma l’opinione pubblica locale è stata ampiamente influenzata da campagne mediatiche di disinformazione. Il che è anche riscontrabile nei commenti sotto al video YouTube in cui Dramani Mahama ipotizza di rilanciare il disegno di legge: qualcuno scrive “per favore, signor Presidente, firmi la legge e incida il suo nome nella sala della rettitudine“. Altri lo incoraggiano, quasi minacciosamente, a mantenere la promessa elettorale.
Legge anti-LGBTQIA+ in Ghana: proteste ad Accra per accellerare l’approvazione
Ed ora, con la sospensione dei fondi USAID decisa da Donald Trump, il governo ghanese ha un deterrente in meno per moderare la propria posizione, e rischia di spostarsi ancora più rapidamente nell’orbita russa. Il vuoto lasciato dall’assenza di finanziamenti americani potrebbe infatti essere colmato da Mosca, che da anni rafforza la sua presenza in Africa offrendo sostegno economico e militare ai governi disposti ad adottare una retorica sovranista e ultraconservatrice.
La narrativa anti-LGBTQIA+, già strumentalizzata da Putin come simbolo della “decadenza occidentale”, potrebbe dunque diventare collante ideale per un’alleanza strategica, con il Ghana sempre più attratto dalle sirene del blocco BRICS e dalle promesse di investimenti slegati dalle condizioni sui diritti umani imposte dall’Occidente.
