Manifesti shock: “La fabbrica dell’adolescente transgender”, risposta esemplare di Ianeselli sindaco di Trento

“Fa schifo”. Non usa giri di parole il sindaco di Trento, Franco Ianeselli.

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Il manifesto di Pro Vita inqualificabile, a destra il sindaco di Trento Franco Ianeselli (centro-sinistra)
Il manifesto di Pro Vita inqualificabile, a destra il sindaco di Trento Franco Ianeselli (centro-sinistra)
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Fa schifo”. Non usa giri di parole il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, nel commentare i manifesti apparsi in città per promuovere un evento previsto il prossimo 29 marzo, con relatrice l’attivista Silvia Guerini, autrice del libro Dal corpo neutro al cyborg postumano. Il titolo scelto per le affissioni – “La fabbrica dell’adolescente transgender” – e l’immagine utilizzata (icone maschili e femminili che entrano in un macchinario per poi uscirne combinate in un solo corpo) hanno scatenato una forte polarizzazione in città. È la tecnica utilizzata anche da Pro Vita, che fa sapere a Gay.it di non avere nulla a che fare con quei manifesti, ma che sussurra all’orecchio del governo Meloni e della ministra Roccella, di fatto dettando la propria agenda all’intero Paese. Un modello che getta caos e provocazioni ideologiche, certamente legittime, ma che appaiono finalizzate ad allargare lo scontro, sul modello trumpiano: c’è un intento di portarci alla guerra civile?

Ianeselli, già sindacalista, è sindaco di Trento dal 2020, sostenuto da una coalizione di centro-sinistra. L’incontro è supportato da Pro Vita, e organizzato da “Uniamoci del Trentino”, avrebbe l’intento di suscitare riflessioni sulla scuola, definita nel sottotitolo del manifesto “Che scuola è questa?”.

La reazione del primo cittadino

Sulla propria pagina Facebook, Ianeselli ha pubblicato una foto del manifesto, rispondendo a chi gli chiedeva di intervenire. Il sindaco ribadisce di non voler censurare alcuna iniziativa, ma mette in guardia contro i contenuti che veicolano posizioni fuorvianti:

“Voler suggerire che esista una normalità e che questa venga manomessa da una istituzione – la nostra scuola – che produce persone transgender come fossero Frankenstein in una catena di montaggio, non è solo di cattivo gusto, è falso. Falso in ogni passaggio che descrive, fasullo in quell’unica normalità dalla quale pretende di partire, insinuante per il ruolo importante e per il lavoro complicatissimo che insegnanti e dirigenti scolastici svolgono ogni giorno, irrispettoso del delicato quanto legittimo percorso di affermazione di genere che possono affrontare gli e le adolescenti”.

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Lo scontro con Pro Vita & Famiglia

Non è la prima volta che a Trento si discute di manifesti controversi. Pro Vita & Famiglia Onlus ha infatti annunciato azioni legali contro lo stesso Ianeselli, accusato di aver già in passato favorito la rimozione di alcune loro campagne contro la pillola abortiva RU486. Secondo la Onlus, il sindaco non avrebbe fornito motivazioni né giuridiche né tecniche per giustificare la presunta “censura” e, per questo, si è deciso di ricorrere alle vie legali.

RU486 PRO VITA manifesto
Il manifesto di Pro Vita sulla pillola abortiva RU486 affisso a Trento nel 2021: già all’epoca fu polemica con il sindaco Ianeselli

La polemica si era sviluppata durante la trasmissione Filo Diretto di Trentino Tv, dove si era discusso dell’aborto farmacologico e dei rischi legati all’assunzione della pillola abortiva. Toni Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, aveva citato il caso di una giovane attivista argentina morta dopo aver assunto la RU486. Secondo Brandi, i media avrebbero minimizzato la vicenda, ignorandone l’impatto sulla sicurezza delle donne. Una lettura propagandistica da parte degli ultra-cattolici, che vorrebbero offuscare l’efficacia della RU486 sbandierando casi clinici che la scienza ha ritenuto essere semplici eccezioni. Non risulta -per esempio – che gli ultra-cattolici abbiano mai protestato contro l’uso dell’aspirina, nonostante esistano casi di decesso legati all’uso di acido-acetilsalicilico (principio attivo dell’aspirina).
In Trentino nel 2022 Pro Vita & Famiglia aveva dato luogo anche a una raccolta firme  per chiedere al Presidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento, Walter Kaswalder, una legge finalizzata a “tutelare la libertà educativa dei genitori nelle scuole” e a contrastare la cosiddetta “ideologia gender”.

La legge contro il gender, anticamera della legge anti-LGBTI+

Mentre Trento si prepara all’evento con Silvia Guerini, il sindaco Ianeselli ribadisce la sua ferma opposizione a ogni forma di “falsa normalità” imposta, ma anche la volontà di evitare ogni censura preventiva. Nel frattempo, i manifesti restano sotto gli occhi della cittadinanza, in attesa che l’incontro del 29 marzo sollevi ulteriori dibattiti.
In Italia è stata già approvata la “Risoluzione Sasso” che favorisce la presa in carico da parte del governo di aprire tavoli di osservazione per “contenuti gender” nelle scuole e nelle università. Un provvedimento che, confermato da una vera e propria proposta di legge depositata dalla Lega, apre la strada a una possibile legge anti-LGBTIAQ+ italiana, sul modello di quella dell’Ungheria di Orban, ispirata alla propaganda omobitransfobica della Russia di Putin.

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