“Vogliono impedire alle persone LGBT di svilupparsi, di conoscersi e capirsi.” Così Alessio Ponzio, docente di Storia dell’Omosessualità all’Università di Torino, collaboratore di Gay.it (qui i suoi articoli) commenta la proposta del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di introdurre l’educazione all’affettività nelle scuole solo previa autorizzazione delle famiglie. Una misura che, secondo lo studioso che ha rilasciato un’intervista all’edizione di Torino del Corriere, rischia di bloccare la crescita delle giovani generazioni, alimentando ansie e paure.
Una cattedra unica in Italia
A Torino, la Storia dell’Omosessualità è materia di insegnamento universitario dal 2017. Il corso è stato fondato da Maya De Leo, che l’ha tenuto fino al 2022. Da tre anni è affidato ad Alessio Ponzio, che ha orientato il programma verso una prospettiva più italiana, coprendo l’arco temporale che va dalla fine dell’Ottocento agli anni Ottanta del Novecento.
“Spesso conosciamo meglio le storie che vengono dall’estero che la nostra“, spiega Ponzio. “Ma ragazze e ragazzi hanno bisogno di sapere da dove vengono, di conoscere il loro Paese“. Il corso conta ogni anno circa un centinaio di iscritti, con una netta prevalenza femminile.
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Il vuoto dell’educazione all’affettività
Secondo il docente, l’assenza di percorsi educativi su genere e sessualità nelle scuole lascia le nuove generazioni disorientate. “Hanno tantissima curiosità, dubbi sul genere e la sessualità. Molto spesso vogliono capirsi, conoscersi. È un percorso che andrebbe fatto prima“, osserva.
Per Ponzio, affrontare questi temi nelle scuole è fondamentale per contrastare la violenza di genere e l’omolbitransfobia: “Serve a combattere la mascolinità tossica, a imparare a trattarsi con rispetto, a fermare la piaga della violenza sulle donne. Negare tutto questo può solo creare problemi nella società.”
“Una mossa sbagliata, che crea ostacoli”
Alla proposta del ministro Valditara, il professore risponde con durezza. “È una mossa cieca, sbagliata. Credo sia un tentativo di voler controllare i corpi e le identità. Mettere questi limiti crea paure e ansie. Bisogna permettere ai giovani di capirsi“.
Dal suo punto di osservazione internazionale — vive in Canada da sei anni e si è formato negli Stati Uniti — Ponzio riconosce una strategia ricorrente nella destra conservatrice globale. “Sto vedendo le stesse politiche in Canada, negli USA, in Ungheria. È come se, non parlando di questi temi, si potesse impedire a qualcuno di svilupparsi in un certo modo.”
Un’ideologia di controllo
L’obiettivo, secondo Ponzio, è chiaro: “La destra italiana, ungherese e americana hanno un piano politico preciso: l’eterosessualità obbligatoria, il ritorno al patriarcato, la sottomissione delle donne, il dominio della razza bianca.“
E respinge con fermezza la retorica sulla cosiddetta “ideologia gender“: “È una teoria antiscientifica che non esiste, l’hanno creata loro. Se leggessero qualche testo scritto da grandi pensatori si renderebbero conto delle grandi sciocchezze che dicono. Genere e sessualità sono costruzioni storiche e socioculturali, non si insegnano in un corso. Qui c’è di mezzo un’altra ideologia…“
Infine, Ponzio rivendica l’universalità del proprio insegnamento: “Io non nego all’eterosessuale di essere tale. Il mio corso non è riservato alle persone omosessuali, è aperto a tutti“.
Alessio Ponzio è sposato con Robert.
Di seguito alcuni articoli di Alessio Ponzio su Gay.it:
Dennis Altman, una vita tra attivismo e accademia: intervista
