Nel weekend Genova è tornata al voto, con il centrosinistra che dopo 10 anni ha strappato la città alla destra. Silvia Salis, ex olimpionica nonché vicepresidente vicaria del CONI, è stata eletta sindaca al primo turno sfondando il muro del 50% dei voti, con il Pd al 28% e Fratelli d’Italia al 12,44%. Una vittoria netta per un campo largo unito, ma è dal seggio che è esplosa un’incredibile polemica, alimentata dai quotidiani vicini al governo e da Pro Vita.
Il cartello inclusivo al seggio di Genova
Ugo Truffelli ha pubblicato sui social un cartello d’avviso al seggio 27, presso l’Istituto scolastico di Via Branega 10. “Noi vi accogliamo così, accoglienti e inclusivi”, ha scritto su X Ugo, con un foglio attaccato ad una porta in cui si vedeva una bandiera del Progress Pride, ad illuminare una comunicazione semplice, chiara, nell’annunciare un “seggio accessibile, inclusivo e rispettoso delle identità trans e non binarie. La fina di attesa è unica e non distinta per genere“. Apriti cielo.
L’attacco di Pro Vita
Tanto è bastato per scatenare Pro Vita, che ha parlato di atto “gravissimo” in un seggio elettorale di Genova dove è stato esposto “un cartello con la bandiera del movimento Lgbtq, un simbolo dal valore chiaramente politico, con una scritta inneggiante le identità “trans” e “non binarie”. Si tratta di un’azione ideologica potenzialmente capace di influenzare e orientare il voto dei cittadini in aperta violazione della legge 212/1956 che vieta l’esposizione di simboli politici all’interno del seggio elettorale e anche con la norma approvata da poco ma non ancora in vigore, e quindi inapplicabile, che elimina la distinzione per sesso nei registri elettorali. Inoltre, quanto scritto sul cartello (“Questo è un seggio accessibile, inclusivo e rispettoso delle identità trans e non binarie”) è in contrasto non solo con la biologia ma con la stessa normativa italiana, che – anche con la legge 164/1982 riguardante la rettificazione dell’attribuzione di sesso – non prevede nessun tipo di “terzo sesso” né una categoria “non binaria”, ma solo e comunque le identità maschili e femminili. Chiediamo l’intervento della Procura della Repubblica per accertare i fatti e verificare le responsabilità di chi ha assunto questa decisione totalmente ideologica e arbitraria“.
La replica alle polemiche
Parole di fuoco che hanno tramutato una bandiera rainbow in un “simbolo politico”, rilanciate da quotidiani come Libero e Il Secolo d’Italia che hanno parlato di “pagliacciata“. Tra le altre cose solo due settimane fa la Camera ha dato il via libera al tanto atteso “voto inclusivo“, con il tanto atteso addio alle file separate per genere e al cognome del marito. Ugo Truffelli, ovvero colui che aveva pubblicato sui social il cartello “dello scandalo” si è detto “onorato di essere finito al centro di un loro comunicato stampa gravissimo e di essere definito pagliaccio da Libero. Grazie é una medaglia all’onore“.
Silvia Salis sindaca e l’ufficio diritti LGBTQIA+

Nel programma elettorale di Silvia Salis hanno trovato spazio anche i diritti LGBTQIA+, con la promessa di tornare ad assegnare il patrocinio al Genova Pride e di istituire un Ufficio dedicato al contrasto delle discriminazioni “che abbia il mandato di tenere i rapporti con la comunità LGBTQIA+ e le associazioni operanti sul territorio comunale e metropolitano, prevedendo uno sportello in ciascun municipio. L’Ufficio agirà monitorando il territorio come collettore di domande, ma anche come presidio di prossimità, strumento di partecipazione, osservatorio contro le discriminazioni. Sarà il luogo istituzionale attraverso cui la comunità LGBTQIA+ trova spazio per contribuire alla costruzione di azioni strategiche e partecipate“.
Salis ha poi annunciato l’intenzione di voler rendere “più inclusivi i presidi di tutela della comunità, come le case rifugio o i centri antiviolenza, in modo che possano essere un servizio a disposizione di chi è vittima di violenza di genere a 360 gradi“, oltre ad impegnarsi per “riattivare la partecipazione di Genova alla Rete Re.A.Dy., ovvero la Rete nazionale delle Regione e degli Enti Locali per prevenire e superare l’omobilesboatranfobia, tramite l’ufficio delegato ai temi LGBTQIA“.
Tanto è bastato per rendere ancor più amaro l’inizio settimana di Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia, che si è detto pronto a fare le “barricate contro il programma ideologico ed estremista Lgbt del nuovo sindaco di Genova. Lo faremo soprattutto contro l’ideologia gender nelle scuole genovesi, vigilando sul nuovo Ufficio dedicato ai temi LGBTQIA+, annunciato dal programma della stessa Salis“.
In tal senso Pro Vita ha ricordato l’ufficio diritti LGBTQIA+ voluto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e da tre anni guidato da Marilena Grassadonia, già presidente di Famiglie Arcobaleno, “che ha dimostrato tutta la sua fuaria politica e ideologica sulla pelle di bambini e adolescenti, spingendo quotidianamente la teoria gender e i progetti arcobaleno nelle scuole di ogni ordine e grado della Capitale”. “Non permetteremo che accada lo stesso anche a Genova né nel resto d’Italia“, ha concluso Coghe, a cui la Procura della Repubblica, a 4 giorni dal voto genovese, parrebbe non aver ancora risposto, per “accertare i fatti e verificare le responsabilità di chi ha assunto questa decisione totalmente ideologica e arbitraria“.
In riferimento ad un semplice avviso con una bandiera progress Pride.



Le destre italiane hanno come modello Victor Orban primo ministro omofobo di destra Ungherese.Per evitare cio' bisogna che alle prossime consultazioni politiche , vincano le sinistre che hanno avuto una buona affermazione nelle consultazioni locali appena svolte .