Famiglia sì, ma solo se etero: Leone XIV blinda il matrimonio tra uomo e donna, ma c’è uno spiraglio?

Il Pontefice ricorda che il matrimonio per la Chiesa è uno e uno solo: ma c'è chi dice che nelle sue parole ci sia uno spiraglio.

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Leone XIV oggi è tornato sul matrimonio in occasione del Giubileo della Famiglia
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Oggi domenica 1° giugno, in una piazza San Pietro gremita di famiglie — quelle giuste, quelle approvate, quelle “normali”, quelle biologiche che procreano, insomma quelle col timbro del monarca assoluto —Papa Leone XIV ha finalmente svelato la sua visione sull’amore. Non era una sorpresa, ma una conferma: il matrimonio è uno solo, quello tra uomo e donna. Punto. Non un’idea, non un sentimento, ma un “canone”. Come la metrica nella poesia, come la giusta distanza tra l’ordine del potere altissimo e la realtà di noi povere creature mortali con in mano un telefonino che pulsa di notifiche.

Amore totale, fedele, fecondo”, ha detto con fermezza Prevost, che ora si fa chiamare notoriamente Leone XIV, mentre il resto del mondo, queer e disordinato, si agita tra i saliscendi impervi del contemporaneo. No, non era una condanna. Era peggio: una cancellazione ben educata, pronunciata in abiti bianchi e con l’organizzazione di un evento giubilare.

Nel suo monologo paternale, Leone XIV ha poi invocato l’unità, quella vera, quella cristiana, dove si è “uno” solo se si è in due —ma rigorosamente un lui e una lei, mi raccomando. Filosofia bellissima, sì, ma eteronormata e agganciata alla biologia di pene e vagina, mi raccomando. Perché l’amore universale sì, ma non esageriamo. E i figli? Devono obbedire. E i genitori? Devono essere coerenti. E i nonni? Che vigilino. Tutto al proprio posto, come in una bella scatola di cioccolatini assortiti dove nessun gusto è mai una sorpresa, così che tu non debba mai dire “non sai mai quello che ti capita” (cit.).

Appena due settimane fa Leone XIV si era fatto sentire e aveva accennato en passant, in una riunione collegiale tra i suoi fedelissimi, che una “vera” famiglia è solo tra uomo e donna, con gli applausi dei catto-reazionari del Family Day. E oggi, alla santissima messa del Giubileo delle famiglie (a proposito: e il Giubileo LGBT? indagheremo…) il Pontefice il cui fratello (a proposito di famiglia) è una specie di adoratore di Donald Trump ha chiuso il cerchio.

Nel frattempo, fuori dalla scatola, le famiglie arcobaleno continuano a esistere, amare, crescere figli, invecchiare insieme —ma per la Chiesa rimangono fantasmi civili, corpi senza nome. Per loro, niente “canone”, solo qualche preghiera quando va bene, un sospiro compassionevole quando va male. Chissà cosa ne pensano i due gayz stupendi che pomiciavano in mondovisione durante l’acclamazione del Vescovo di Roma.

Leone XIV lascia uno spiraglio per altri amori e unioni diverse?

Tuttavia il vaticanista queer Marco Grieco, cristiano, collaboratore di Gay.it, oltreché de L’Espresso, Vanity Fair ecc., ha provato a ricordare che le parole del Papa contengono anche spiragli, riferimenti vaghi a “relazioni liberanti”, legami che salvano. Ma sono spiragli appunto, non aperture. E in un’istituzione millenaria, gli spiragli fanno corrente ma non rivoluzione. Qui sotto il testo del suo post social:

Prima che s’infuochino gli animi per le parole di papa Leone XIV alla messa del Giubileo delle famiglie, chiariamo una cosa. Per la chiesa cattolica, famiglia è l’unione sancita dal matrimonio, il sacramento che intercorre fra una donna e un uomo. Lo dice il magistero, come tante altre regole ai limiti dell’illogico contenute nel Catechismo della chiesa cattolica.

Aspettarsi che un papa pensi al matrimonio fuori da questo binomio è come stupirsi che lo stesso si ostini a chiudere il sacerdozio alle donne: ci sono cose che cambiano e altre che vanno coltivate. Papa Francesco ha mostrato che l’ascolto può cambiare la prospettiva sulle cose, come è stato sul riconoscimento delle identità fuori dal binarismo di genere.

Ma anche Francesco lo ha fatto dentro un recinto chiuso. Quando chiedeva il riconoscimento di figli nati da un’unione civile, la sua intenzione era blindare il matrimonio tra un uomo e una donna e sventare il rischio di un matrimonio allargato. Sotto i ponti del cattolicesimo acqua ne deve passare, quindi. Ed è per questo che la chiesa non è mai ciò che dice un papa, ma una comunità fatta di testimonə che mostrano come l’altrə non è sempre chi ci aspettavamo. Vale anche per il papa.

Tornando alle parole dell’omelia, penso che Leone XIV abbia detto anche altro. Per esempio, che «Il Signore non vuole che noi, per unirci, ci sommiamo in una massa indistinta, come un blocco anonimo, ma desidera che siamo uno […]. Appena nati abbiamo avuto bisogno degli altri per vivere, da soli non ce l’avremmo fatta: è qualcun altro che ci ha salvato, prendendosi cura di noi, del nostro corpo come del nostro spirito. […] Tutti noi viviamo, dunque, grazie a una relazione, cioè a un legame libero e liberante di umanità e di cura vicendevole». Ha, cioè, descritto quelle unioni che fanno l’amore, senza richiamarsi in questo caso all’unione uomo-donna.

Una persona credente queer sa che camminare nella chiesa è intraprendere un esodo. Ma delegare ai post di tanti giornali che – ahimè – intendono campare sui social soffiando sul rage bait, significa trovare la scorciatoia per evitare la scomodità di stare in una comunità che ha bisogno di testimonə
@marco.grie

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primo panciera 1.6.25 - 23:20

Il Papa fa il Papa ...non puo' fare altro , certamente non appoggia il pensiero di Arcigay , nessuno e' obbligato a seguire le logiche del Papa .Che regni pure in pace , il metro quadro del suo territorio che gli e' stato concesso a sua volta dallo Stato Italiano.