Klaus Davi confessa: “Sono gay, ma solo attivo. I boss della ’ndrangheta? Per lo più bisessuali e passivi”

Klaus Davi rivela dettagli sulla sua sessualità e dichiara: “Molti boss della ’ndrangheta sono bisessuali e passivi”. Le sue parole a La Zanzara.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Klaus Davi a La Zanzara
Klaus Davi a La Zanzara
3 min. di lettura

Klaus Davi torna a far parlare di sé con una serie di dichiarazioni forti rilasciate durante la sua recente partecipazione al programma radiofonico La Zanzara. Giornalista, massmediologo e attivista LGBTQ+, Davi ha un passato segnato da inchieste scomode e dichiarazioni senza filtri. E ancora una volta, ha scelto di non tacere. Durante l’intervista ha unito la dimensione privata a quella pubblica, aprendo uno squarcio tanto sulla sua sessualità quanto su un mondo, quello della criminalità organizzata – nello specifico, la ‘ndrangheta -, che solitamente viene rappresentato con stereotipi machisti e omofobi. Ma Davi ribalta la narrazione: a suo dire, la metà degli ‘ndranghetisti sarebbe bisessuale.

Klaus Davi su infanzia e bullismo: "Non mi rivedo come gay vittima"
CC: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0

Klaus Davi confessa: “Io gay, ma solo attivo”

Klaus Davi non è nuovo a confessioni dirette. Nella trasmissione condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, La Zanzara, nella puntata dello scorso 25 giugno, ha parlato della propria identità sessuale senza alcuna censura: 

“Io sono attivo. Se sono mai stato passivo? È capitato, ma sono principalmente attivo”.

Un’affermazione che si inserisce in un discorso più ampio sul desiderio di superare la vergogna, gli stereotipi e le semplificazioni legate al mondo gay, in particolare in Italia.

’Ndrangheta e bisessualità

Klaus Davi parla di bisessualità nella 'ndrangheta
Klaus Davi parla di bisessualità nella ‘ndrangheta

La parte più esplosiva dell’intervista, però, arriva quando si parla di ’ndrangheta. Con un passato segnato da anni di inchieste nel mondo della criminalità calabrese – tra cui il libro I killer della ’ndrangheta – Davi non ha usato mezzi termini: “Quelli della ‘ndrangheta? Sono tutti passivi. Tra i boss della ‘ndrangheta, la metà è bisessuale”.

Una dichiarazione che, se da un lato può sembrare provocatoria, dall’altro si basa – secondo lui – su un’osservazione sociologica. “Considera che molti di loro passano decenni in carcere. Poi, una volta fuori, continuano. E la maggior parte sono passivi. La ‘ndrangheta è fallocratica, quindi quando poi si traduce questa cosa anche sessualmente, ti posso assicurare… sono passivi”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

A sostegno della sua tesi, Davi ha anche evidenziato che non si tratterebbe affatto di un segreto: “Anche nelle intercettazioni emerge questo… non è niente di nuovo!”, ha svelato sempre nella puntata de La Zanzara (QUI il video).

Quando Klaus Davi fece coming out in Tv

Nel marzo 2022, ospite della trasmissione di Eleonora Daniele, Storie Italiane, il massmediologo Klaus Davi fece coming out, rivelando di aver subito anche lui aggressioni: “Devo fare un coming out a Storie Italiane. Anche io da piccolo ho subito minacce, aggressioni, ma dirò una cosa non politically correct, quando mi menavano io rispondevo. Mi spiace dover dire queste cose, ma io reagivo. Io non porgevo l’altra guancia, più che seguire il Vangelo seguivo l’Antico Testamento e rispondevo per le rime. Io questa storia del gay-vittima non l’ho mai tollerata. Non mi ci riconosco. Vissi la mia infanzia in Svizzera e poi in Belgio, non sempre erano rose e fiori”.

Davi raccontò di non aver avuto un’infanzia semplice, spesso segnata da insulti omofobi, di fronte ai quali ha però sempre reagito: “Per capirci, se mi picchiavano, mi difendevo e menavo anche io. Parliamo delle elementari e del ginnasio alla scuola europea. Non ero uno che porgeva l’altra guancia. Ovviamente era tutto sbagliato, sia l’aggressione che la contro-aggressione. Ma allora ragionavo così. Sono sempre stato di scorza dura”.

Klaus Davi, inoltre, qualche anno fa fece scalpore a Buccinasco, in provincia di Milano, per aver affisso manifesti raffiguranti il boss della ’ndrangheta Rocco Papalia vestito da drag queen. Un gesto provocatorio che gli attirò molte critiche e una querela per diffamazione da parte dello stesso boss, ma che ribadì la sua volontà di scardinare l’estetica del potere mafioso e il machismo criminale. “Secondo i magistrati, i boss per sfuggire alle forze dell’ordine si travestono da donna. Ecco la versione femminile di Papalia”, scriveva sotto il manifesto in cui il boss, nel dicembre 2017.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.