“Per un anno ho ascoltato i bambini trans che rischiano il suicidio e vi racconto tutto”

Un giornalista racconta un anno passato a rispondere alle chiamate disperate di giovani persone trans. Una testimonianza che smentisce la retorica dell’odio e denuncia l’abbandono istituzionale. Negli USA come in Italia.

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Bambino Trans Rischio Suicidio
Bimbi trans: Nel suo editoriale sul New York Times, il giornalista Jason Cherkis racconta un anno passato a rispondere alle chiamate disperate dei giovani trans. Una testimonianza che smentisce la retorica dell’odio e denuncia l’abbandono istituzionale.
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Mentre la Corte Suprema degli Stati Uniti conferma la legge del Tennessee che vieta le cure gender-affirming ai minori, e l’amministrazione Trump chiude i fondi destinati alla hotline per i giovani LGBTQIA+, c’è chi ascolta davvero. Jason Cherkis, giornalista a Washington, ha trascorso un anno intero come volontario nella rete 988 per la prevenzione dei suicidi. Ha raccontato la sua esperienza in un editoriale intenso per il New York Times, dal titolo What I Heard on a Suicide Hotline for Trans Kids. Negli Stati Uniti, secondo una ricerca pubblicata meno di un anno fa, il 41% delle giovani persone LGBTIQ+ ha meditato il suicidio e il 20% ha tentato il gesto estremo.

Le telefonate più angoscianti, secondo il racconto del giornalista, arrivavano dalla linea anti-suicidio del Trevor Project, che ha ricevuto un picco del +700% di chiamate dopo l’insediamento di Trump.

“Era garantito che mi rispondesse una voce giovanissima. Il rischio di suicidio era talmente alto che eravamo obbligati a chiedere esplicitamente se stessero pensando di farla finita”

Alcuni bambini avevano già tentato il suicidio. “Una mi disse che la disforia di genere era come essere torturata nel proprio corpo”.

Secondo Cherkis, la vera differenza tra la vita e la morte si chiama un adulto di fiducia. “Uno solo può cambiare tutto. Può aiutare a superare una notte difficile, a confidarsi, a sentirsi meno soli. Se i miei chiamanti l’avessero avuto, probabilmente non ci avrebbero telefonato.

La realtà che ha ascoltato – dalle zone rurali dell’Arizona, dell’Iowa, dello Utah – è distante anni luce dalla narrazione imposta dalla destra. “I miei chiamanti non volevano essere ‘indottrinati’, come sostiene falsamente l’Ufficio bilancio di Trump. Volevano solo che i loro genitori non fossero in negazione. Volevano sopravvivere.

Cherkis racconta di aver scritto su un foglio accanto al computer una sola cosa: “Be humble”, sii umile. “Non potevo promettere che le leggi sarebbero cambiate. Potevo solo ascoltare e validare il loro dolore.

E conclude con parole che pesano: “I bambini ci chiedevano una sola cosa: chi mi ascolta? Non servono gesti eclatanti. A volte basta un’insegnante che indossa una collana arcobaleno, una bandiera trans in giardino, un bibliotecario che fa un complimento. Sono segnali di sicurezza, salvagenti invisibili per chi sta affogando”.

E in Italia?

In Italia, sotto il Governo Meloni, la situazione dei percorsi affermativi è altrettanto precaria: lo scorso anno, a Careggi – centro di eccellenza per adolescenti trans – ispettori ministeriali hanno evidenziato “criticità” nella gestione della triptorelina e del supporto psichiatrico, sulla scorta di un’interrogazione del senatore Gasparri. I genitori di bimbi trans hanno denunciato una strumentalizzazione politica e mediatico‑ideologica. Le due parti restano inconciliabili e sebbene l’esecutivo Meloni non abbia accelerato in modalità trumpiana, l’approccio del governo italiano risulta comunque patologizzante. A differenza dell’aggressione diretta degli USA , in Italia si gioca sul filo delle ambiguità istituzionali, mentre le famiglie vivono nell’incertezza. La crociata contro il farmaco triptorelina e suoi simili (bloccanti ormonali temporanei) è puramente ideologica: si parla di molecole utilizzate da anni su bambine under 12 con pubertà precoce e nessuno si è mai lamentato. Le famiglie “tradizionali” con figli cis erano felici di fermare la crescita esagerata dei seni delle proprie figlie e risparmiarsi un certo imbarazzo sociale. Il muro ideologico è stato innalzato nel momento in cui gli stessi farmaci sono entrati nel panel di aiuto clinico per giovani persone trans. Come spiega il dottor Manlio Converti, medico psichiatra e presidente di Amigay APS, gli studi fatti finora – pur non perfetti – mostrano che è generalmente sicuro. Il nostro governo sostiene che manchino ricerche sull’uso della triptorelina nei minori trans, ma in realtà diversi studi esistono. Va detto che il trattamento non è uguale per tutti: nei ragazzi trans può prevenire la crescita del seno e favorire un’altezza maggiore, aiutando a evitare interventi chirurgici futuri. Nelle ragazze trans, invece, il blocco della pubertà va valutato con più attenzione: può comportare vantaggi estetici (volto, voce, corpo), ma anche problemi se non si sviluppano adeguatamente gli organi genitali necessari per eventuali interventi futuri. La chiave, in ogni caso, è l’informazione chiara e completa: ogni famiglia e ogni giovane devono poter scegliere consapevolmente, con il supporto di medici esperti e di una psicoterapia peculiare ad hoc che affermi l’identità della singola persona. Ma l’atteggiamento censorio del governo italiano sembra chiudere possibilità e risorse e nel deserto di informazioni e servizi, le famiglie sono abbandonate e le giovani e giovanissime persone trans lasciate a sé stesse.

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Alla luce delle parole di Cherkis – “chi mi ascolta?” – l’Italia dovrebbe porre domande chiare: può uno Stato che ispeziona i percorsi trans senza stabilità normativa garantire davvero sicurezza ai suoi ragazzi? L’Italia sta assolvendo al suo compito di occuparsi della salute di tutti i suoi cittadini? Sempre Cherkis sul NYT pone un interrogativo che dovrebbe far gelare il sangue a chiunque abbia a cuore la protezione di tutti i bambini:

“Il filo conduttore di queste chiamate è la disperata ricerca di un solo adulto di fiducia”

 

Se stai meditando gesti estremi o hai pensieri strani, puoi consultare anonimamente questi numeri di telefono:

  • Help Line > Numero verde nazionale dedicato a persone LGBTQ+ in difficoltà, anche trans ovviamente: 800 713 713
  • Servizio Nazionale Prevenzione Suicidio (SPS) – dal lunedì al venerdì, 9:30–16:30 al 06 3377 5675
  • Samaritans Onlus – ONLUS nazionale per ascolto emotivo – tutti i giorni, dalle 13:00 alle 22:00 chiamare l’800 86 00 22
  • Telefono Amico Italia, ascolto disponibile tutti i giorni, 10:00–24:00 all0 02 2327 2327 (telefono) o WhatsApp al +39 324 011 7252

 

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