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L’orgoglio non basta più? La stagione dei Pride, tra ombre, resistenze e verità scomode: i fatti della settimana

Gli ultimi giorni offrono gli spunti per guardare dentro e fuori il perimetro (fragile) dei Pride.

Cosa resta della stagione dei Pride?
Cosa resta della stagione dei Pride?
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La stagione dei Pride 2025 volge al termine ed è tempo di qualche considerazione, che emerge dall’osservazione del quotidiano lavoro redazionale di Gay.it.

C’è un prima e un dopo in ogni Pride: prima l’illusione di essere al sicuro, insieme, colorati, applauditi; dopo, il ritorno al reale. Se Budapest insegna che la disobbedienza può vincere, in Italia restiamo fermi davanti a leggi invecchiate, insulti normalizzati, corpi ancora pericolosi. Intanto si discute se gli immigrati “accettano” i nostri valori — ma quali, davvero? E mentre le piazze si tingono di arcobaleno, l’odio trova nuove forme, nuove scuse.

Ecco alcuni fatti e riflessioni emersi su Gay.it negli ultimi sette giorni.

Nessuna multa ai 200mila del Budapest Pride: Orbán è stato sconfitto dalla disobbedienza civile e anche la Commissione von der Leyen, ambigua verso l’Ungheria, ne esce indebolita.

Fa discutere la proposta svedese di sottoporre gli immigrati a un testo sull’accettazione dei valori liberali, tra cui i diritti LGBTI+: nel sondaggio condotto sul nostro canale Instagram la community di Gay.it si è detta d’accordo per il 74%.

Perché il movimento LGBTIQ+ italiano non si attiva per una nuova legge su Hiv, Hpv e IST? Nonostante maggioranza ed opposizione convergano sul testo D’Attis, la proposta di legge resta ferma: vi raccontiamo tutto in questo approfondimento.

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La tragedia di Gaza allunga l’ombra dell’antisemitismo sui Pride italiani: ne abbiamo parlato con Raffaele Sabbadini di Keshet Italia. “Noi chiamati assassini perché ebrei”, ci ha raccontato nell’intervista.

Il Pride è soltanto una bolla di protezione oltre la quale le persone LGBTIAQ+ non trovano accoglienza né sicurezza? Il nostro editoriale a margine del Milano Pride.

Portare il Pride nei territori e nelle province “al margine della narrazione e del pensiero dominante“. Cosa è successo al Lazio Pride di Ostia durante la Pride Week e perché è importante? Ne abbiamo parlato con Pietro Turano (Arcigay Roma) e Anna Claudia Petrillo (Lazio Pride).

Dopo aver pubblicato l’annuncio di lavoro che rifiuta, tra le altre, le persone LGBTIQ+, lo chef Cappuccio ora rischia una denuncia di Arcigay.

Nuovi episodi di violenza omobitransfobica nel paese invaso dai manifesti anti-LGBTI di Pro Vita.

A Torino l’attivista LGBTQ+ Luca Losardo denuncia via social una violenta aggressione omofoba in piazza Vittorio Veneto.

A Roma, calci e pugni a ragazzo gay sotto una pioggia di insulti: “Fr*cio de merda devi morì stanotte”.

È attesa a breve la sentenza su un caso analogo di violenza e insulti del 2023 a Cuneo, dove secondo il pm l’epiteto “Fr*cio di m*rda” non sarebbe un insulto omofobico: qui la storia.

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