Meloni al TIME “Non sono omofoba”: ma il giornalista non fa domande sui diritti LGBTIAQ+ in Italia

Un articolo costruito per restituire un’immagine legittimante, pragmatica, solida e rispettabile della premier italiana. Dunque meglio non fare domande LGBTIAQ+: fino a quando è la premier a dire che...

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Nell'intervista del TIME a Giorgia Meloni nessuna menzione sulla compressione dei diritti LGBTIAQ+ in Italia: fino a quando è la stessa premier a introdurre il tema. Ma il giornalista non fa domande scomode.
Nell'intervista del TIME a Giorgia Meloni nessuna menzione sulla compressione dei diritti LGBTIAQ+ in Italia: fino a quando è la stessa premier a introdurre il tema. Ma il giornalista non fa domande scomode.
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Nel lunghissimo profilo che il TIME dedica a Giorgia Meloni, firmato dal giornalista italoamericano Massimo Calabresi, la compressione dei diritti LGBTQIA+ non sono argomento di dialogo. Non una domanda alla crociata contro la gestazione per altri. Nessuna questione posta sull’omogenitorialità cancellata dalle anagrafi. Nulla sui procedimenti contro le famiglie arcobaleno. Non una menzione sulla paranoia della destra italiana per l’inesistente teoria gender. Neanche sul tentativo di censurare la queer culture nelle scuole e nelle università. Silenzio tombale anche sul tavolo di pressione del governo per i farmaci bloccanti salva-vita per giovani persone gender non conforming.

Nel suo impalcato generale, l’articolo del TIME è positivamente orientato nei confronti di Giorgia Meloni. Non è un panegirico, ma è senz’altro costruito per restituire un’immagine legittimante, pragmatica, solida e rispettabile della premier italiana.

Per questo, forse, sarebbe stato imbarazzante chiedere a Giorgia Meloni perché abbia “inventato” il reato universale per la gestazione per altri. Sarebbe stato umiliante dover impacchettare un siffatto omaggio a una premier che ha legittimato la cancellazione esecutiva dei genitori dai certificati di bambini di pochi giorni di vita. Fino a quando è la stessa premier a introdurre il tema, con una battuta sulla difensiva. Alla quale tuttavia il giornalista non dà alcun seguito. La compressione dei diritti LGBTIAQ+ in Italia non sono – per il TIME – argomento degno di nota nell’articolo di incoronazione moderata con la quale Meloni riesce a portare a casa un gran carico di pubbliche relazioni utili al suo piano di muovere Fratelli d’Italia nel PPE a Bruxelles e saldare così l’alleanza europea con gli USA di Trump.

L’omissione LGBTIAQ+ è uno scivolone? O è una regia di sottrazione? Ripulire, rassicurare, riscrivere. Come se il curriculum politico di Giorgia Meloni fosse un cantiere di modernità autoritaria, ma ancora salvabile. Così uguale a Trump, che parlare anche del suo accanimento anti-LGBTIQ così simile a quello di Donald avrebbe fatto sembrare Giorgia una specie di assistente alla scelta dei cioccolatini appena assunta nel personale di servizio di Mar-a-Lago.

Il TIME se la cava con un breve passaggio, senza porre domande a Meloni, ma semplicemente dando voce alla leader dell’opposizione Elly Schlein. Così (testuale):

“Nell’ottobre scorso, l’Italia ha ufficializzato il suo storico divieto sulla maternità surrogata, vietando la pratica anche all’estero: una misura criticata dai movimenti per i diritti LGBTQ+. Ha attaccato i media indipendenti, querelando più volte giornalisti e testate per diffamazione. «Stanno facendo le stesse cose che si vedono in tutti i Paesi governati dall’estrema destra», afferma Elly Schlein, leader del Partito Democratico”

È bastato mettere in fila parole come “pragmatismo”, “leadership femminile”, “alleanza atlantica”, “gestione dell’immigrazione” per trasformare una leader camaleontica in una specie di Thatcher al pomodoro. Il giornalista ha deciso di parlare con Meloni per oltre un’ora a Palazzo Chigi e ha deciso che i diritti LGBTQIA+ non facevano parte della storia. Non erano oggetto di domande alla nuova statista che vorrebbe riunire le due sponde dell’Atlantico.

Eppure non è questione di spazio. Il pezzo è lungo. Oltre 8000 parole. Racconta tutto: l’incendio infantile nel salotto, la separazione dei genitori, il padre fuggito alle Canarie, il materasso a terra alla Garbatella, la scoperta politica nel Fronte della Gioventù, i manifesti con i Gabbiani, i sassi tirati di notte, la campagna elettorale incinta, il discorso “Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana. Non me lo toglierete“. Il Time racconta una Meloni umana, combattente, autodidatta, “diretta come mia moglie” – parole di J.D. Vance -, ragazza di borgata con il mito del fuoco, cresciuta nel culto della fiamma tricolore.

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C’è pure Meloni istituzionale: quella che vola a Washington, fa la brava con Trump, fa la brava con Biden, esce dalla Via della Seta e riceve complimenti da Starmer. Quella che si fa annunciare da Elon Musk all’Atlantic Council. Meloni che non scivola mai, che si prepara le risposte su cartoncini, che vince anche quando perde. È un racconto di potere, sì. Ed è un racconto che rimuove.

Poi, nel finale, Meloni si sfoga. Camminando per i corridoi del potere, dice al giornalista:

“Non sono razzista. Non sono omofoba. Non sono tutte quelle cose che dicono”.

Insomma, avete letto bene (qui l’intervista integrale): è proprio Meloni a parlare di omofobia, forse con la coda (di paglia) tra le gambe. Ma nessuno le aveva chiesto se fosse omofoba. Nessuno aveva nemmeno nominato “lesbica”, “gay”, “trans”, “adozioni”, “DDL Zan”, “famiglie arcobaleno”, “pride”, “discriminazione”. È come se, dentro quella frase, ci fosse un fantasma: la paura di essere ancora associata al fascismo, sì. Ma anche la voglia di sentirsi assolta. Da cosa? Da chi? Dal TIME, naturalmente.

Meloni parla liberamente, ma non viene interrogata sul terreno più scivoloso: quello dei diritti civili. Perché sarebbe stato impossibile incastrare il suo lessico in una retorica da “Global Citizen Award” (il famoso premio conferitole da Musk). Perché sarebbe venuto fuori il doppio binario: la leader che a Bruxelles si comporta bene, ma a casa sua smonta, ritocca, vieta, cancella. Perché sarebbe crollata la narrazione. E allora meglio tacere.

Il problema, però, non è solo Meloni. Il problema è anche TIME. Che non è una rivista qualunque. È una vetrina globale. È uno specchio che dovrebbe riflettere il potere, non pettinarlo. E invece, nel 2025, mentre l’Italia vive il periodo più cupo per i diritti LGBTQIA+ da trent’anni a questa parte, TIME decide che questo tema non merita nemmeno una domanda. Nemmeno un inciso.

Lo stesso giorno in cui l’intervista esce, una madre non riconosciuta accompagna il figlio a scuola senza avere diritti legali su di lui. Una donna trans viene fermata in aeroporto con il passaporto non aggiornato. Un uomo gay dice a suo marito che non è il caso di fare progetti genitoriali e che resteranno per sempre soltanto loro due, magari con un cane, un gatto e un pappagallino. Un* adolescente queer cancella il proprio profilo per paura di outing. Una giovane persona trans dovrà abbandonare i farmaci che le stavano salvando la vita. Ma nell’Italia raccontata da TIME tutto questo non esiste. Esiste solo Meloni “la combattente”, la madre che ce l’ha fatta, la statista che dialoga con l’America di Trump. È così che si normalizza una cancellazione. Con la selezione. Con la costruzione del silenzio. Con l’arte antica, perfetta, della rimozione.

© Riproduzione riservata.

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Stella cometa 27.7.25 - 3:11

Che schifo di donna! Da quando c' è questa SADICA OMOFOBA è INCAPACE donna al governo l' Italia è diventata economicamente molto più povera, umanamente e culturalmente più arretrata e brutta e oggi costa tutto molto di più rispetto a pochissimi anni fa. Se gli italiani avessero avuto un briciolo di dignità e buonsenso verso sé stessi non ce la saremmo ritrovata capo del governo a fare danni e a rendere ancora più dura e difficile la vita alle persone. Mi auguro che alle prossime elezioni politiche nazionali vinca il centrosinistra. Se questa SADICA dovesse rivincere le elezioni nazionali (nonostante gli ingenti danni che sta creando alla gente e all' intero Stato italiano ) l' Italia diventerà talmente povera da essere scambiata come il nuovo terzo mondo visti i sempre più numerosi poveri e le ingiustizie sociali /economiche che la stanno caratterizzando rispetto al resto dei paesi civili occidentali. A mio avviso, per quanto riguarda il tema lgbttqi questa donna è molto omofoba e molto pericolosa , da quando c' è lei sono aumentati a dismisura i reati contro le persone LGBTTQ e la cosa altrettanto umiliante è il fatto che la maggior parte degli omofobi non finisce in galera e la fa franca con l' appoggio disumano di questo governo SCHIFOSO. Non molliamo e alle prossime elezioni diamo a questo governo maledetto di sadici parassiti un bel calcio nel sedere!!!!!

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stock spir 26.7.25 - 1:04