Russia, il racconto anonimo di un addestratore gay nelle scuole militari di Putin

Non tutto è perduto e la Russia potrà un giorno liberarsi di Putin: "Ci sono cadetti gay che provano a scambiarsi tenerezze di nascosto"

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Cadetti della Scuola militare Suvorov di Mosca ricevono i loro certificati e diplomi durante una cerimonia tenutasi in Piazza Sobornaya al Cremlino - Foto dal profilo Facebook dell'Ambasciata Russa a Malta
Cadetti della Scuola militare Suvorov di Mosca ricevono i loro certificati e diplomi durante una cerimonia tenutasi in Piazza Sobornaya al Cremlino - Foto dal profilo Facebook dell'Ambasciata Russa a Malta (https://www.facebook.com/RusEmbMalta/posts/moscow-suvorov-military-schools-graduates-and-cadets-received-their-certificates/1674860162582365/)
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La storia di Maksim, educatore per oltre dieci anni in un collegio militare Suvorov, mostra quanto vivere ed essere LGBTIAQ+ in Russia significhi camminare su una linea sottile tra autocensura e sopravvivenza. L’uomo offre la propria testimonianza di vita in una lunga e intensa intervista al magazine LGBTIAQ+ russo Parniplus, uno dei pochi media queer che riesce ad operare nella Russia di oggi.

Maksim parla di omofobia interiorizzata, del suo matrimonio “riparatore”, del coming out fermato dall’accusa‐spauracchio di “propaganda” e “pedofilia”: in mezzo ci sono i ragazzi, la scuola e la creatività del KVN.

Il KVN (“Club dei spiritosi e ingegnosi”) è il popolarissimo gioco-spettacolo comico nato in URSS nel 1961: squadre di studenti o città si sfidano in sketch, improvvisazioni e parodie musicali. Nel tempo si è tramutato in una palestra di autori e comici, ha le sue leghe locali e una serie nazionale a Mosca. Chi legge romanzi russi contemporanei si sarà spesso imbattuto nei KVN. Che non di rado diventano, per le persone queer, spazi nei quali provare ad esprimere sé stess*, nella speranza di poter essere accolti con più accettazione di quanto avvenga nella “vita là fuori”.

Nel racconto di Maksim oggi emerge, più che la vergogna ormai superata, il timore per la propria libertà personale. E la Russia di oggi, che chiede lealtà assoluta, rende ogni dissenso, anche una verità privata, un rischio concreto per la propria incolumità.

Nell’intervista a Parniplus, l’istruttore militare gay spiega che in Russia la paura dei genitori verso gli insegnanti LGBT nasce da una strategia statale: la propaganda ufficiale alimenta l’omofobia, equiparando l’omosessualità alla pedofilia e diffondendo informazioni distorte. Si pensa che l’orientamento sia una perversione, contagioso, persino “propagandabile”, e che un bambino, vedendo un insegnante gay, possa volerlo imitare. Un insegnante serio non “propaga” nulla, spiega Maksim: il suo compito è sviluppare le capacità dei ragazzi: creatività, comunicazione, talento. E non non condividere la propria vita privata. Le cattive intenzioni possono appartener a chiunque, indipendentemente dall’orientamento.

Cos’è una scuola Suvorov (e le scuole militari russe)

Giovani cadetti militari russi - foto Al Jazeera
Giovani cadetti militari russi – foto Al Jazeera

Le scuole Suvorov sono collegi militari statali per adolescenti (solo maschi), nati in URSS nel 1943 e tuttora parte della rete del Ministero della Difesa. Offrono istruzione secondaria completa, vita in convitto, disciplina militare, educazione “patriottica” e un accesso preferenziale verso le accademie delle Forze Armate. Accanto alle Suvorov (terra) esistono le Nakhimov (marina) e numerosi “Cadet Corps” regionali: un ecosistema che fonde scuola, addestramento fisico, cerimoniale, simbologia bellica e un curriculum rimodulato negli anni più recenti su storia riscritta, doveri civico-militari e preparazione tecnica di base (fino ai droni) per alimentare il reclutamento futuro. Un ambito nel quale la Russia di Putin sta investendo energie e denari, per preparare quella che, a tutti gli effetti, sembra una prossima guerra totale all’Europa e all’Occidente.

L’accelerazione della militarizzazione sotto Putin

Dal 2022, dopo l’inizio della guerra all’Ucraina, il Cremlino ha intensificato la militarizzazione sociale: libri di testo riscritti, lezioni patriottiche obbligatorie e programmi paramilitari nelle scuole; reportage hanno documentato corsi su droni, granate, equipaggiamento e campi “di guerra” per minori. In parallelo, Mosca ha alzato il livello di confronto con la NATO: incursioni di droni nello spazio aereo polacco/romeno e maxi-esercitazioni hanno spinto l’Occidente a lanciare la missione Eastern Sentry e a rafforzare le difese orientali. Nel discorso pubblico russo, l’Europa e la NATO sono dipinte come parte belligerante di fatto: la retorica su una “guerra con l’Occidente” non è più tabù. E nelle scuole Suvorov il mantra motivazionale ripetuto ai giovani allievi è di annientare l’Occidente e le sue mollezze. Mollezze ascrivibili, nella propaganda putiniana, ai diritti LGBTIAQ+. In Russia, come noto, è in atto una lenta e definitiva cancellazione delle persone LGBTIAQ+ dallo spazio pubblico e da qualsiasi piattaforma socio-politica.

Vita di un istruttore gay in una scuola militare russa

Giovani ucraini catturati e addestrati nelle scuole militari russe - foto fornite da Kharkiv Human Rights Protection Group (KHPG)
Giovani ucraini catturati e addestrati nelle scuole militari russe – foto fornite da Kharkiv Human Rights Protection Group (KHPG)

Nella lunga intervista di Parniplus, Maksim scopre a undici anni di essere attratto dai ragazzi. Per anni si vergogna, prova a “normalizzarsi” con una relazione etero e poi con un matrimonio: scrive poesie d’amore senza genere, si rifugia nel KVN, dove il suo stile viene percepito come “licenza artistica”. Diventa autore, poi educatore: dirige squadre scolastiche, co-fonda e guida una lega infantile KVN; nel 2011 viene chiamato da un collegio Suvorov come pedagogo-organizzatore per far nascere una squadra, produrre corti, organizzare concerti. Intanto studia psicologia dell’educazione.

I colleghi della lega KVN sanno che è gay, ma oscillano tra paternalismo e “tolleranza”. La pressione sociale e l’omofobia interiorizzata lo spingono al matrimonio; dura cinque anni, poi la moglie lo lascia con una frase netta “ognuno ha diritto alla felicità. Maksim dice che le sarà per sempre grato.

Quando decide di aprirsi con i suoi – genitori, amici, colleghi – il direttore della lega lo ferma: “Sarà propaganda per i bambini”. Ecco il ricatto sistemico: se serve, “affosseranno la lega” passando da lui, “un gay che lavora con i minori”, rinsaldando così il teorema tossico gay=pédofilo. Ma Maksim non accetta l’ultimatum: e la lega chiude davvero.

Al Suvorov, invece, il “segreto di Pulcinella” della propria omosessualità lo protegge persino da avances indesiderate; un solo episodio insultante – racconta – finisce con Maksim che mette a tacere il suo superiore ubriaco. Ma dopo il febbraio 2022 (invasione dell’Ucraina) la guerra entra in ogni spazio: eventi del Ministero della Difesa saturati di propaganda, eroicizzazione delle uccisioni, ordini dall’alto. Direttamente dal Cremlino.

Maksim si accorda informalmente per non parlare con gli allievi della “SVO”, acronimo che indica “Special’naja Voennaja Operacija”, e cioè operazione militare speciale: così viene definita la guerra d’invasione all’Ucraina. Maksim, forse già bollato come possibile scettico rispetto alla propaganda nazionalista di Putin, deve tacere sulla SVO, non deve parlarne agli adolescenti, che vanno indottrinati su principi ben diversi da quelli che potrebbe insegnare loro un istruttore gay. All’inizio Maksim accetta il ridimensionamento del proprio orizzonte didattico. Ma pian piano la partecipazione alla guerra voluta da Putin – anche solo come testimone – lo corrode e scava un vuoto nella sua coscienza di russo. Queste le sue testuali parole:

Volevo licenziarmi da tempo, ma a lungo non ci sono riuscito. Nel 2022, con lo scoppio della guerra, il desiderio è aumentato. Non condivido in alcun modo la posizione ufficiale dello Stato su questa guerra e lavoravo in un’istituzione da cui usciva propaganda bellica da ogni ferro da stiro, con eroicizzazione degli omicidi. Per fortuna, in via informale, mi sono messo d’accordo con altri pedagoghi-organizzatori che io personalmente non mi sarei occupato dell’argomento della “SVO”, altrimenti mi sarei licenziato.

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L’inasprimento delle leggi anti-“propaganda LGBT” e l’etichetta di “estremismo lo terrorizzano: depressione, pensieri suicidi, poi terapia, e finalmente le dimissioni. Ecco le sue parole rilasciate a Parniplus:

Mi dispiace, ma capisco che, come insegnante, non posso farci nulla. Soprattutto nell’ambito dell’istruzione militare. Eppure non potevo licenziarmi. E ho ricominciato a odiarmi. Quando, sempre nel 2022, hanno ampliato la legge sul divieto di “propaganda LGBT” e poi ci hanno dichiarati terroristi ed estremisti, ho avuto una paura che non avevo mai provato.

Capivo che, essendo un insegnante in un collegio Suvorov e al contempo gay, ero in una posizione molto vulnerabile. La depressione, già presente da anni, si è aggravata e ho iniziato a pensare di buttarmi dalla finestra. Alla fine ho capito che mi serviva uno psicoterapeuta. È andata meglio, al punto che sono riuscito a licenziarmi.

Un altro passaggio importante dell’intervista. Il giornalista di Parniplus chiede se abbia mai notato, da istruttore, relazioni romantiche tra i cadetti (pochi giorni fa l’arresto di un giovane ragazzo che aveva dato un “bacio gay” all’amico).

Sono… come dire… “attenzioni”, corteggiamenti? Qualcuno porta a qualcuno una brioche, la conserva per lui, gliela dà; nasconde un succo e poi glielo passa. Cose quotidiane. Non è tenersi per mano o baciarsi. Vedi che non è il solito modo di interagire nel collegio. Di solito si divide tra amici, tra la compagnia: si compra insieme, si fa colletta, si spartisce. Quello è “alla Suvorov”. Ma quando in quel gruppo ci sono due che sono un po’ più vicini tra loro, questo fa pensare. È un’amicizia molto tenera oppure… magari è davvero solo un’amicizia tenera, dettata dall’assenza di ragazze?

Oggi Maksim scrive copioni e romanzi, alleva suo figlio (a cui ha detto di essere gay: “Ok, lo sapevo” è stata la risposta). A chi insegna e ha paura dice: “Siamo in tanti. Finirà”. Nell’ultimo passaggio dell’intervista, le sue parole risuonano cariche dell’ottimismo dei giusti. Che messaggio vorrebbe lasciare ai lettori, chiede Parniplus.

Vorrei rivolgermi ai gay — in particolare agli insegnanti — che vivono nel nostro Paese, in Russia. Siamo tanti e abbiamo paura, ed è normale aver paura. Vorrei augurare loro di non avere paura. È difficile, difficilissimo qui, ma almeno rendiamoci conto che siamo in molti nella stessa situazione. Conosco insegnanti LGBT che hanno paura. Ma presto finirà. Ci credo. Voglio crederci. Non ci resterà da aver paura ancora per molto. Se a leggere saranno i genitori dei “ragazzi comuni” — anche loro hanno paura; l’omofobia è paura degli omosessuali — auguro loro di leggere di più, informarsi, guardare cose di vario genere e orientamento sul tema LGBT. Anche se oggi questo nel nostro Paese è già contro la legge. Sto ancora digerendo questi nuovi divieti. E se a leggere saranno i genitori di figli LGBT, vorrei davvero che sostenessero i loro bambini. È importantissimo. Penso che, se da adolescente non avessi avuto paura, se avessi saputo tutto, la mia vita sarebbe stata diversa. Almeno ci sarebbe stato meno rifiuto di me stesso, meno tormento. Di sicuro. Credo che sarei diventato felice molto prima.

 

Il quadro della persecuzione LGBT in Russia

Il percorso legale è precipitato: dal 2013 il divieto di “propaganda tra minori” è stato via via esteso fino a colpire qualsiasi rappresentazione positiva dell’omosessualità per tutti, poi l’inclusione del movimento LGBT nella lista degli “estremisti/terroristi”, con rischi penali e censura capillare. Media e social subiscono blocchi e multe; ONG e attivisti vengono sciolti o costretti all’esilio; psicologi e docenti LGBT sono esposti a denunce strumentali; l’assistenza sanitaria (HIV, salute mentale) è più difficile e persino le multinazionali straniere subiscono censure. In questo clima, la scuola — specie quella militare — non è luogo neutro: l’educazione si piega alla “lealtà” e chi non rientra nell’ordine morale imposto diventa vulnerabile. Ma la testimonianza di Maksim getta una luce sulle tante persone russe che sono pronte a non arrendersi e a far tornare la Russia davvero grande. Ma non come intende Putin.

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