Giappone, passo storico verso il matrimonio egualitario: estese nuove leggi, cosa cambia per le coppie dello stesso sesso

Il Giappone apre sempre di più al matrimonio egualitario: nuove tutele per le coppie dello stesso sesso, riconosciute come "matrimonio di fatto".

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Il Giappone ha fatto un passo avanti fondamentale nel lungo cammino verso il riconoscimento del matrimonio egualitario. Per la prima volta, il governo di Tokyo ha annunciato l’estensione di nove leggi legate ai diritti e ai doveri coniugali anche alle coppie dello stesso sesso, riconoscendo di fatto una forma di tutela legale che fino a oggi era completamente assente. Pur restando un provvedimento limitato, la mossa del governo rappresenta un segnale chiaro: il Giappone sta iniziando ad ascoltare la sua società civile, che da anni chiede parità di diritti.

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Giappone verso il matrimonio egualitario: cosa cambia

Il governo, guidato dal primo ministro Shigeru Ishiba, all’inizio di ottobre ha esteso nove nuove normative che in precedenza si applicavano solo alle coppie eterosessuali. Tra queste, anche la legge che regola i sussidi in caso di morte per disastri naturali, un aspetto particolarmente importante in un Paese soggetto a terremoti e calamità.

Con questa decisione, le coppie dello stesso sesso vengono riconosciute come “matrimoni di fatto” in vari ambiti del diritto civile, pur senza ottenere ancora lo status legale di matrimonio.

L’annuncio segue una precedente riforma, approvata a gennaio 2025, che aveva già esteso 24 leggi alle coppie LGBTQIA+, tra cui: la legge sulla prevenzione della violenza domestica, la legge sugli affitti di terreni e abitazioni, la legge per la prevenzione degli abusi sui minori e quella sull’edilizia pubblica.

Si tratta di un riconoscimento simbolico ma anche concreto, che inizia a garantire una protezione minima ai diritti familiari e sociali delle coppie queer in Giappone, contribuendo al tempo stesso ad aprire la strada a ulteriori riforme che potrebbero, in futuro, portare al riconoscimento ufficiale del matrimonio tra persone LGBTQIA+.

 

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Una Costituzione ancora ferma al passato

Nonostante questi progressi, la Costituzione giapponese resta uno degli ostacoli principali all’uguaglianza matrimoniale. Il testo, redatto nel dopoguerra, definisce il matrimonio come “consenso reciproco tra entrambi i sessi”, escludendo di fatto le unioni omosessuali.

Per questo motivo, le coppie LGBTQIA+ non possono sposarsi legalmente né godere dei diritti che derivano dal matrimonio, come la successione, le detrazioni fiscali o l’adozione.

Negli ultimi anni, tuttavia, diverse corti regionali hanno iniziato a contestare questa interpretazione, sostenendo che la mancanza di riconoscimento violi i principi costituzionali di uguaglianza e dignità individuale.

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Negli ultimi tre anni, tre delle otto corti d’appello regionali hanno dichiarato incostituzionale il mancato riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso.

Particolarmente significativa è stata la decisione del giudice Takeshi Okada, che nel dicembre 2024 ha stabilito che non esiste più “alcuna ragione per non riconoscere legalmente il matrimonio tra coppie dello stesso sesso”.

Anche la corte distrettuale di Osaka, nel 2022, aveva espresso una posizione simile, affermando che negare il riconoscimento alle coppie LGBTQIA+ “viola la dignità individuale” e che è necessario introdurre un sistema di riconoscimento pubblico adeguato.

Tuttavia, in Giappone la Corte Suprema non ha il potere di introdurre il matrimonio egualitario, come avvenuto negli Stati Uniti nel 2015 con la storica sentenza Obergefell v. Hodges. Nel sistema giapponese, la decisione finale spetta al Parlamento nazionale (Diet), che finora ha evitato di pronunciarsi ufficialmente sulla questione.

L’attuale situazione in Giappone

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Il primo ministro Shigeru Ishiba, salito al potere alla guida di un governo di coalizione, sembra voler aprire una nuova fase politica più sensibile ai temi dei diritti civili.

Un elemento determinante in questa evoluzione è l’opinione pubblica. Secondo i sondaggi, circa il 70% dei cittadini giapponesi sostiene il matrimonio egualitario, una percentuale in costante crescita, soprattutto tra i giovani. Le nuove generazioni, più esposte alla cultura globale e ai modelli inclusivi di altri Paesi, vedono la parità matrimoniale come un diritto umano fondamentale, non come un privilegio.

Nonostante questi progressi, il Giappone resta l’unico Paese del G7 a non offrire alcuna forma di riconoscimento legale alle unioni tra persone dello stesso sesso. Tutti gli altri membri – Canada, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti – hanno già introdotto leggi che garantiscono piena uguaglianza matrimoniale o almeno unioni civili.

Questo isolamento giuridico pesa sull’immagine internazionale del Giappone, che si presenta come una democrazia moderna e avanzata ma che, di fatto, continua a discriminare le persone LGBTQIA+ in ambito familiare.

L’estensione delle leggi sui diritti coniugali alle coppie dello stesso sesso rappresenta un segnale politico chiaro: la società giapponese sta cambiando e il governo non può più ignorarla. Sebbene il percorso verso la piena uguaglianza sia ancora lungo, la direzione sembra tracciata.

Il Giappone, una delle nazioni più influenti del mondo, potrebbe presto entrare in una nuova era dei diritti civili, seguendo l’esempio dei suoi partner internazionali e ascoltando le richieste di milioni di cittadini.

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