Mara Carfagna, oggi deputata e segretaria di Noi Moderati, ha presentato un emendamento al ddl Valditara sul consenso informato. Il testo – secondo quanto riportato da Simone Alliva su Domani – prevede che i genitori possano esercitare un potere di veto su tematiche sensibili trattate a scuola, tra cui sesso biologico, identità di genere, orientamento sessuale, salute riproduttiva, contraccezione e prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse.
Una formulazione che, di fatto, rischierebbe di escludere dai programmi scolastici non solo le questioni LGBTQIA+, ma anche argomenti di salute femminile e sessuale, come il ciclo mestruale, la prevenzione dell’Hiv e l’uso dei contraccettivi. Un “giro di boa”, come lo definisce Alliva, che segna simbolicamente il ritorno di Mara Carfagna a destra, dopo anni di posizioni più liberali in materia di diritti civili.
In questo articolo
- 1 Mara Carfagna: “Emendamento al ddl Valditara? Nessun passo indietro”
- 2 Le critiche delle associazioni e la preoccupazione della società civile
- 3 “Aridatece Carfagna”: la delusione della comunità LGBTQIA+ e il percorso politico dell’ex ministra
- 4 Educazione affettiva e scuola: “Ero e resto favorevole”
- 5 Diritti civili, aborto, famiglie arcobaleno: la posizione di Carfagna
Mara Carfagna: “Emendamento al ddl Valditara? Nessun passo indietro”
A distanza di qualche settimana, Mara Carfagna ha rilasciato un’intervista esclusiva a Resistenze, la newsletter di Domani, nella quale respinge l’idea che il suo emendamento rappresenti un passo indietro, rischiando così di oscurare anche l’educazione su Hiv, ciclo mestruale e salute femminile. La deputata ha fatto chiarezza su quelli che sarebbero i reali intenti. “L’obiettivo dell’emendamento è esattamente il contrario”, spiega. “Posto che il ministero dell’Istruzione intende subordinare al consenso familiare la partecipazione degli studenti a spazi di educazione sessuale, la priorità è evitare che si faccia di tutt’erba un fascio”.
L’ex ministra sottolinea che alcuni temi devono restare fuori da qualsiasi veto familiare: “Quel consenso obbligatorio non può essere esteso al tema della violenza sulle donne, al rispetto della parità, al rifiuto del bullismo omofobo e misogino, tutti argomenti che la scuola ha il dovere di trattare, a prescindere da come la pensino i genitori”.
Carfagna precisa inoltre di essere “assolutamente disponibile alla riformulazione” del testo, “in modo da evitare ogni possibile tipo di fraintendimento”.
Le critiche delle associazioni e la preoccupazione della società civile
Alla vigilia delle sue spiegazioni, le reazioni delle associazioni LGBTQIA+ e femministe non si sono fatte attendere. Molte organizzazioni che si occupano di diritti e parità di genere – come D.I.Re – hanno espresso il timore che il ddl Valditara, nella versione attuale, possa compromettere anni di progetti educativi contro la violenza di genere, la discriminazione e l’omofobia.
Durante le audizioni in Commissione, le associazioni avevano sottolineato il rischio che un eccesso di controllo genitoriale potesse bloccare corsi e attività formative fondamentali. Carfagna, rispondendo a queste critiche, si è detta “preoccupata della violenza contro le donne che cresce, anche tra i giovanissimi” e ha ribadito che “la scuola deve essere il primo presidio educativo che dobbiamo usare per fermarla”.
“Anche per questo ho agito per specificare che i corsi antiviolenza non possono rientrare nella sfera del consenso obbligatorio dei genitori”, ha aggiunto.
“Aridatece Carfagna”: la delusione della comunità LGBTQIA+ e il percorso politico dell’ex ministra
Nel 2022, alla nomina di Eugenia Roccella come ministra per le Pari Opportunità, alcune associazioni LGBTQIA+ commentarono ironicamente: “Aridatece Carfagna”. Un riconoscimento implicito al percorso di apertura mostrato dall’ex ministra, che nel governo Berlusconi aveva per la prima volta accolto le associazioni LGBTQIA+ al dicastero per le Pari Opportunità, in un’epoca in cui nel centrodestra – come ricorda Simone Alliva – l’omosessualità “era una barzelletta”.
Oggi, però, l’emendamento al ddl Valditara ha lasciato molti perplessi. Alliva lo definisce “un ritorno a destra nei fatti”, sottolineando come la stessa Carfagna, che negli anni aveva chiesto scusa alla comunità LGBTQIA+ e votato a favore delle unioni civili, sembri ora riallinearsi con le posizioni più conservatrici della maggioranza.
Maria Rosaria Carfagna, detta Mara, nasce a Salerno e si iscrive a Forza Italia sin dagli esordi. Prima di entrare in politica è ballerina, diplomata in pianoforte e showgirl televisiva. Eletta nel 2006, a 31 anni, diventa ministra per le Pari Opportunità nel 2008 e poi vicepresidente della Camera. Durante il berlusconismo più identitario si definiva “antifemminista”, riteneva “umilianti e offensive” le quote rosa e sosteneva che “i gay non sono discriminati, quindi i Pride non servono”.
La svolta arriva tra il 2011 e il 2012, grazie al dialogo con Anna Paola Concia e Vladimir Luxuria. Carfagna si scusa pubblicamente con la comunità LGBTQIA+ – “Ho superato una mia diffidenza”, dichiarò – e da ministra apre le porte del suo dicastero alle associazioni. Negli anni successivi sostiene la legge sulle unioni civili, votando in dissenso con Forza Italia, pur bocciando il ddl Zan. Nel 2021 lascia il partito di Berlusconi, aderisce brevemente ad Azione e poi a Noi Moderati: un percorso altalenante che la riporta oggi nella maggioranza di governo, in una posizione di nuovo osservata con attenzione da chi, fino a poco tempo fa, la considerava una figura di dialogo.
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Educazione affettiva e scuola: “Ero e resto favorevole”
Nonostante le polemiche, Carfagna rivendica posizioni progressiste su altri fronti. “Sono sempre stata favorevole all’educazione affettiva nelle scuole”, ricorda. “Con Mariastella Gelmini, nel 2009, da ministre per le Pari Opportunità e dell’Istruzione, sottoscrivemmo un protocollo d’intesa per trasformare le scuole in palestre di tolleranza”.
“Ero e resto favorevole all’educazione affettiva – ribadisce – ma è un tema che va riempito di contenuti, non basta enunciare il titolo. Serve educazione al rispetto dell’altro, alla libertà, alla gestione dei sentimenti. Dobbiamo introdurre corsi obbligatori con un corpo docente formato e iniziative rivolte anche alle famiglie”.
Un passaggio che, nella sua intenzione, sembra voler ribadire la centralità della scuola come luogo di educazione ai diritti e al rispetto, nonostante le tensioni suscitate dal suo recente intervento legislativo.
Diritti civili, aborto, famiglie arcobaleno: la posizione di Carfagna

Nel corso della stessa intervista, Carfagna affronta anche altri temi sensibili: suicidio assistito, aborto, famiglie arcobaleno. Sulla gestazione per altri si dice contraria, ma riconosce che la stepchild adoption è “già possibile in Italia attraverso le adozioni in casi particolari”. Tuttavia ammette che “si può agire per rendere la procedura più semplice e rapida, sempre guardando all’interesse prioritario dei bambini”.
Sul tema del fine vita, invita alla prudenza: “Io mi faccio da sempre una domanda: quanto è libera la decisione di chi dice ‘voglio morire’? Quanto è condizionata dalla difficoltà delle cure, dal disagio economico, magari dalla preoccupazione di essere un peso per figli e parenti? È una domanda che il rispetto dell’umanità ci impone. Chi ne sottovaluta il senso ha perso il contatto con la realtà”.
Infine, sull’aborto, ricorda che “la quota di ginecologi obiettori è scesa al 60,5 per cento” e ribadisce che “la vita si aiuta rendendo le donne autosufficienti, libere, capaci di costruirsi un futuro”.
E alla domanda se in Italia possa esistere una destra liberale su temi come matrimonio egualitario, adozioni e rispetto dell’identità di genere, Carfagna risponde con ottimismo: “Penso che più forte sarà la componente liberale del centrodestra, migliore sarà la risposta sui diritti e sulle libertà”.
Una dichiarazione che chiude l’intervista, ma lascia aperta la domanda politica: fino a che punto questa destra liberale potrà convivere con l’impostazione conservatrice del governo Meloni? La sensazione è che, con l’emendamento al ddl Valditara, Mara Carfagna abbia scelto di tornare in un campo che conosce bene – quello della destra moderata – cercando però di non rinunciare alla propria immagine di politica pragmatica e “liberale per istinto”.

