Un anno di vessazioni, minacce di morte e aggressioni verbali a sfondo omofobo. A Bologna un uomo di 34 anni è stato rinviato a giudizio con l’accusa di stalking, dopo la denuncia del suo coinquilino, un ragazzo di 28 anni costretto a lasciare l’abitazione per paura. Nonostante le frasi e i comportamenti chiaramente discriminatori, il procedimento non riconosce la matrice omofoba dei fatti, rilanciando il tema dell’assenza in Italia di una legge contro l’omobitransfobia.
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Bologna: un anno di vessazioni e insulti omofobi
Secondo quanto ricostruito dalla Procura e riportato dall’Ansa, i comportamenti vessatori a scapito del coinquilino 28enne sarebbero iniziati nell’ottobre del 2023 e proseguiti fino alla fine del 2024, costringendo infine la vittima ad abbandonare l’abitazione.
Le parole rivolte quotidianamente al ragazzo sarebbero state violente e intimidatorie: “Vi rovino la vita, non avete idea di cosa vi possa succedere”, avrebbe ripetuto il 34enne non solo alla vittima, ma anche agli altri due inquilini della casa.
L’uomo avrebbe inoltre tenuto comportamenti mirati a rendere la convivenza insostenibile: musica ad alto volume durante la notte, spazi comuni imbrattati di proposito, ripetuti insulti omofobi e continue minacce, culminate in frasi di morte pronunciate nel novembre 2024.
Secondo quanto riportato nel fascicolo, il 34enne avrebbe detto mentre parlava al telefono con un amico – assicurandosi che la vittima lo sentisse -: “Prima che se ne vada lo dobbiamo pijà sotto il collo… mandaci le persone incappucciate, mandaci gli albanesi, dicci che c’hanno il monopattino in regalo dopo che c’hanno rotto le ossa”.
La denuncia e l’avvio del processo
Fortemente spaventato, il 28enne – assistito dall’avvocata Alessia Romano del foro di Venezia – ha deciso dopo qualche settimana di lasciare l’appartamento, denunciando poi quanto accaduto alle forze dell’ordine.
A seguito delle indagini e della richiesta di rinvio a giudizio da parte della pm Francesca Rago, il Gup del Tribunale di Bologna ha disposto l’apertura del processo nei confronti dell’uomo. L’udienza è fissata per maggio 2026.
Nonostante la natura chiaramente omofoba delle minacce, l’accusa formulata nei confronti del 34enne è quella di stalking. In Italia, infatti, non esiste ancora una legge che riconosca in modo specifico e punisca i reati d’odio motivati da orientamento sessuale o identità di genere.
Omofobia e vuoto legislativo
Quanto accaduto a Bologna è solo uno dei molteplici casi che richiama l’attenzione sulla mancanza di una normativa nazionale contro l’omobitransfobia, che permetta di riconoscere e sanzionare le discriminazioni e le violenze motivate dall’odio verso le persone LGBTQIA+.
Attualmente, episodi simili vengono inquadrati in fattispecie generiche come lo stalking o le minacce, senza il riconoscimento dell’aggravante legata alla matrice omofoba. Il cosiddetto ddl Zan, che avrebbe introdotto tali tutele, è stato infatti affossato in Senato nel 2021 e non è più stato ripresentato in una forma condivisa.
Il risultato è che, anche di fronte a insulti e minacce esplicitamente omofobe, il sistema giudiziario italiano non dispone di strumenti normativi adeguati per riconoscere la specificità dei crimini d’odio contro la comunità LGBTQIA+.
In attesa di una legge che riconosca i reati d’odio
Il processo che si aprirà a Bologna sarà dunque un nuovo banco di prova per la giustizia italiana. Anche se formalmente si procederà per stalking, la presenza di insulti e minacce omofobe resta centrale nella vicenda e mette in luce il vuoto normativo che lascia senza tutela specifica chi subisce violenza a causa del proprio orientamento sessuale.
In attesa di una legge che riconosca i reati d’odio omobitransfobici, episodi come questo continuano a essere trattati come semplici conflitti di convivenza o atti persecutori comuni, invisibilizzando la componente discriminatoria che li caratterizza.
La prima udienza è prevista per maggio 2026: un appuntamento che, oltre al destino giudiziario dell’imputato, riporta all’attenzione pubblica una domanda ancora irrisolta: quando l’Italia sarà pronta a riconoscere e punire i crimini d’odio contro le persone LGBTQIA+?


