Decine di quaderni rossi, tutti con la stessa scritta – “Non vedo l’ora” – sono comparsi appesi agli alberi e alle panchine di piazza Santa Maria Liberatrice, nel quartiere Testaccio a Roma. All’interno, solo pagine bianche. Un gesto volutamente semplice, privo di immagini e contenuti, per ricordare ciò che nelle scuole italiane continua a mancare: spazi strutturati e formali dedicati all’educazione all’affettività e alla sessualità.
L’iniziativa è stata realizzata da Save the Children in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’obiettivo è riportare l’attenzione sulla necessità di introdurre nei curricula scolastici percorsi educativi graduali, adeguati all’età e centrati su emozioni, corpo, relazioni e consenso. Un tema che, ad oggi, continua ad essere osteggiato dal nostro governo e che resta ancora troppo assente nella quotidianità degli studenti e delle studentesse.

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Educazione sessuo-affettiva: tra bufera e restrizioni nelle scuole
Nei giorni scorsi il dibattito pubblico sull’educazione sessuale e affettiva si è acceso ulteriormente dopo alcune dichiarazioni dei ministri Carlo Nordio ed Eugenia Roccella, intervenuti alla Conferenza internazionale contro il femminicidio. Nordio ha parlato di una “resistenza alla parità” radicata “nel codice genetico dell’uomo”, mentre Roccella ha sostenuto che “non c’è correlazione fra l’educazione sessuale nelle scuole e una diminuzione delle violenze contro le donne”. Parole che hanno provocato reazioni dure da parte delle opposizioni, che le hanno definite “fuorvianti” e “fuori dal tempo”, riaprendo il confronto sul ruolo dei percorsi educativi nella prevenzione della violenza di genere.
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Parallelamente, l’attenzione resta alta attorno al disegno di legge sul “consenso informato in ambito scolastico”, promosso dal ministro Giuseppe Valditara e ora all’esame della Camera. Il provvedimento introduce l’obbligo di consenso scritto dei genitori per tutte le attività scolastiche che trattano affettività e sessualità, vieta interventi specifici nella scuola dell’infanzia e primaria e lo sottopone al consenso dei genitori per le medie e le superiori. Una cornice normativa che ha ulteriormente alimentato il confronto sul ruolo dell’educazione sessuale nella prevenzione della violenza di genere.
Quaderni rossi appesi: l’iniziativa di Save the Children
Un clima di tensione che fa da sfondo anche all’azione simbolica lanciata da Save the Children con i quaderni rossi “Non vedo l’ora”. La scelta del quaderno vuoto come simbolo nasce dal desiderio di mostrare “ciò che le studentesse e gli studenti non vedono”: una scuola che affronti con continuità temi legati alla crescita emotiva, alla consapevolezza corporea e al rispetto nelle relazioni. Per Save the Children, si tratta di un tassello fondamentale nella prevenzione della violenza di genere.
“L’educazione all’affettività e alla sessualità è uno strumento essenziale per contrastare stereotipi e discriminazioni e promuovere relazioni basate sul rispetto e sul consenso, informazioni corrette e comportamenti sessuali sani e consapevoli, contribuendo così alla crescita personale, alla diffusione di una cultura della parità e alla prevenzione della violenza di genere”, ha dichiarato all’ANSA Giorgia D’Errico, direttrice delle Relazioni Istituzionali dell’organizzazione.
Il riferimento è anche ai dati della ricerca “Le ragazze stanno bene”, pubblicata da Save the Children nel 2024. Secondo l’indagine, più di un’adolescente su due ha dichiarato di aver subito comportamenti lesivi o violenti dal partner, mentre il 30% degli intervistati ritiene la gelosia un atto d’amore. Elementi che, secondo l’organizzazione, indicano una normalizzazione di dinamiche problematiche già in giovane età.
“È di fondamentale importanza lavorare con i ragazzi e le ragazze per prevenire il rischio di normalizzazione di comportamenti aggressivi e di ogni forma di violenza”, ha aggiunto D’Errico.
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La campagna “Non vedo l’ora” e le città coinvolte
L’azione simbolica rientra nella campagna “Facciamolo in classe”, avviata lo scorso febbraio insieme al Movimento Giovani per Save the Children. Dopo Testaccio, l’iniziativa verrà rilanciata in altre 15 città italiane: Venezia, Torino, Roma, Catania, Palermo, Genova, Scalea, Crotone, Ancona, L’Aquila, Reggio Calabria, Milano, Napoli e Bari.
In ciascun territorio, i quaderni rossi saranno utilizzati come punto di partenza per attività e discussioni guidate da gruppi giovanili, volontari e realtà locali. L’obiettivo non è solo sensibilizzare, ma produrre uno spazio di confronto diretto con le nuove generazioni su temi spesso considerati “delicati”, ma oggi riconosciuti da molte organizzazioni internazionali come parte essenziale dell’educazione alla salute e al benessere.
Accanto all’azione nelle città, il Movimento Giovani diffonderà un nuovo strumento pensato per scuole, gruppi e associazioni: il toolkit “Non Vedo L’Ora. Strumenti per occupare spazi di educazione all’affettività e sessualità”. Il materiale sarà scaricabile gratuitamente dal 25 novembre sul sito movimentogiovani.savethechildren.it e attraverso il QR code stampato sui quaderni distribuiti in tutta Italia.
Verso un dibattito nazionale sull’educazione all’affettività
La campagna arriva in un momento in cui il dibattito sull’introduzione dell’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole italiane è particolarmente acceso. Mentre in molti Paesi europei esistono programmi strutturati e progressive linee guida nazionali, in Italia il quadro resta frammentato: progetti locali, iniziative volontarie e attività portate avanti da associazioni, spesso non integrate all’interno dei curricoli.
Save the Children, attraverso “Non vedo l’ora”, prova a riportare il focus sulla necessità di una cornice stabile e continuativa, ancorata a competenze educative specifiche e calibrata sulle diverse fasce d’età. Non solo prevenzione della violenza di genere, ma anche promozione del benessere, del rispetto e della consapevolezza, in un’ottica inclusiva che consideri le diverse identità, orientamenti e vissuti.
L’azione dei quaderni rossi, pur nella sua semplicità, punta quindi a colmare un vuoto: quello di una scuola che ancora non offre in modo sistematico strumenti per orientarsi nelle relazioni affettive e sessuali, nelle dinamiche di potere, nella gestione delle emozioni e nel rispetto del consenso.
Un messaggio che coinvolge anche la comunità LGBTQIA+
L’iniziativa si inserisce in un contesto in cui molte associazioni LGBTQIA+ chiedono da anni percorsi educativi capaci di superare stereotipi, discriminazioni e narrazioni stigmatizzanti. Temi come identità di genere, orientamento sessuale, visioni non stereotipate di famiglia e relazioni inclusive sono parte integrante della riflessione proposta da Save the Children.
Le pagine bianche dei quaderni simboleggiano dunque anche la mancanza di informazioni corrette e aggiornate che possano contrastare bullismo omolesbobitransfobico, pregiudizi e narrazioni parziali o distorte. La campagna, pur non essendo specificamente dedicata alla comunità LGBTQIA+, si colloca in una prospettiva che guarda a un’educazione più ampia e capace di includere senza invisibilizzare.
