Alla vigilia della Giornata Mondiale contro l’Aids UNAIDS, ovvero il programma ONU che coordina le politiche globali di risposta all’hiv/aids, ha ufficializzato il drammatico momento che stiamo vivendo, facendo riferimento al drastico taglio degli aiuti internazionali operato dall’amministrazione Trump e alla svolta oscurantista di regimi e governi sempre più illiberali.
Il drammatico report di UNAIDS
Secondo il rapporto “Overcoming Disruption, Transforming the AIDS Response“, si prevede che l’assistenza globale per l’hiv diminuirà del 30-40% nel 2025 rispetto al 2023. Se la situazione non dovesse cambiare, i tagli potrebbero comportare ulteriori 3,3 milioni di nuove infezioni da hiv tra il 2025 e il 2030.
I servizi di prevenzione, già sotto pressione prima della crisi, sono stati i più colpiti. Le forti riduzioni nell’accesso ai farmaci per prevenire l’hiv (profilassi pre-esposizione, nota come PrEP) e il forte calo della circoncisione maschile volontaria per la prevenzione dell’hiv hanno lasciato un divario di protezione crescente per milioni di persone. Lo smantellamento dei programmi di prevenzione dell’hiv progettati con e per le giovani donne ha privato le adolescenti e le giovani donne di servizi di prevenzione all’hiv, di salute mentale e di contrasto alla violenza di genere in molti paesi. Nel 2024 si sono registrate 570 nuove infezioni da hiv al giorno a livello globale tra giovani donne e ragazze di età compresa tra 15 e 24 anni. Nel 2025, in tutto il mondo il 60% delle organizzazioni guidate da donne ha sospeso i propri programmi. Anche i servizi per lavoratori e lavoratrici del sesso, i tossicodipendenti e le persone LGBTQ+, in particolare uomini gay e transgender, hanno subito gravi ripercussioni.
A febbraio l’amministrazione Trump ha chiuso il dipartimento umanitario statunitense USAID, con conseguente immediata perdita di farmaci per il trattamento e la prevenzione dell’hiv o di altre malattie per le comunità di tutto il mondo. I repubblicani del Senato non hanno esentato dai tagli alla spesa 400 milioni di dollari per il PEPFAR, programma che combatte l’hiv e l’aids a livello globale, congelando la principale fonte di farmaci per la prevenzione e il trattamento dell’hiv in 54 paesi. Con conseguenze drammatiche.
“La crisi dei finanziamenti ha messo in luce la fragilità dei progressi per i quali abbiamo lottato così duramente“, ha dichiarato Winnie Byanyima, Direttrice Esecutiva dell’UNAIDS. “Dietro ogni dato di questo rapporto ci sono persone: neonati e bambini che non hanno potuto sottoporsi allo screening o alla diagnosi precoce dell’hiv, giovani donne escluse dal supporto alla prevenzione e comunità improvvisamente rimaste senza servizi e cure. Non possiamo abbandonarle”.
La soluzione più ovvia è quella di reinvestire nella prevenzione. “Sappiamo cosa funziona: abbiamo la scienza, gli strumenti e strategie comprovate. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è coraggio politico. Investire nelle comunità, nella prevenzione, nell’innovazione e nella tutela dei diritti umani come strada per porre fine all’aids”, ha ribadito Byanyima. “Questo è il nostro momento di scegliere”. “Possiamo permettere a questi shock di annullare decenni di conquiste duramente raggiunte, oppure possiamo unirci dietro la visione condivisa di porre fine all’aids. Milioni di vite dipendono dalle scelte che facciamo oggi”.
L’appello ai governi del mondo
Ad oggi 40,8 milioni di persone convivono con l’hiv in tutto il mondo, nel 2024 si sono verificate 1,3 milioni di nuove infezioni e 9,2 milioni di persone non hanno ancora accesso alle cure. Alla vigilia della Giornata Mondiale contro l’AIDS del 2025, l’UNAIDS ha invitato i leader mondiali a:
- Riaffermare la solidarietà globale, il multilateralismo e l’impegno collettivo per combattere e porre fine all’AIDS insieme.
- Mantenere i finanziamenti, in modo tale da sostenere un’assistenza internazionale per i Paesi che ne hanno più bisogno, al fine di garantire una transizione graduale, sicura e sostenibile al finanziamento interno.
- Investire nell’innovazione, comprese opzioni di prevenzione e trattamento a lunga durata e a prezzi accessibili.
- Sostenere i diritti umani. Dare potere alle comunità.
Dopo decenni di lotta, era davvero a portata di mano l’obiettivo di porre fine all’aids come minaccia per la salute pubblica entro il 2030. “Il mondo ha fatto troppi miglioramenti – e ha ottenuto troppo – per permettere che i progressi si sgretolino in questo momento di opportunità storica“, conclude il report UNAIDS, che unisce gli sforzi di 11 organizzazioni delle Nazioni Unite (UNHCR, UNICEF, WFP, UNDP, UNFPA, UNODC, UN Women, ILO, UNESCO, OMS e Banca Mondiale) collaborando a stretto contatto con partner globali e nazionali per porre fine all’epidemia di aids entro il 2030.


